Sarebbe difficile;o forse estremamente semplice commentare le spinose vicende incontrate da Carmelo Sciascia circa il suo intervento storico su San Corrado,elecarne l’oposizione e l’indifferente sequela delle ripicche anche perchè uno è libero,anzi liberissimo di non credere in un qualsiasi documento senza alcuna giustificazione che lo confermi:c’è libertà anche di non leggere,o leggere e non capire,o capire,ma non voler leggere.Insomma il mondo è vario e vive bene,anzi benissimo nonstante coloro che leggono e non capiscono,o che capiscono e non leggono;o leggono alla rovescia di quel che è scritto.Insomma il problema riguarda la lettura,come farla se farla:ma, sopratutto se la si sa o ,vuole fare che ,in fondo, la stampa è stata una scoperta meravigliosa,però:ha fatto più male che bene.
Carmelo Sciascia & la Storia negata.
Ti invio tutto ciò che riguarda me, il Nuovo Giornale, le altre testate e San Corrado:
1) Articolo del 18.2.2021
2) Lettera sulle mie considerazioni in risposta all’articolo del 18 febbraio
3) Lettori in dialogo a firma (d.m.) Nuovo Giornale del 25.2.2021
4) Il mio intervento letto nella diretta facebook: “Un incontro al Romitorio di
Calendasco per ricordare San Corrado che si festeggia il 19 Febbraio” pubblicato sul giornale online ILPIACENZA.IT
Nessun giornale a Piacenza ha voluto pubblicare le “Considerazioni laiche su un giornale diocesano”:
Piacenzasera.it (Paola Pinotti) mi ha dato perfino del maleducato:”credo che Il Nuovo Giornale sia un miglior destinatario del suo contributo, visto che oggetto dell’articolo è quanto pubblicato dal settimanale diocesano. Non è nostra abitudine pubblicare commenti a quanto scritto da altri: è questione di buon senso oltre che di buona educazione”.
ILPIACENZA.IT (la Redazione) che aveva pubblicato l’articolo dell’incontro su fb a Calendasco, per quanto riguarda l’articolo di risposta al Nuovo Giornale, ha risposto così: “Gentile signor Sciascia, ne abbiamo discusso in redazione oggi di questo articolo. Purtroppo non possiamo proprio pubblicarlo. Non è nello stile del nostro giornale criticare il lavoro degli altri giornali, polemizzare con loro. E’ un aspetto che nei giornali nazionale succede spesso e che non ci è mai piaciuto. Quando c’è da sollevare una critica, fare una considerazione, la facciamo senza problemi, ma senza chiamare in causa altre testate. La sua osservazione è legittima ma è troppo diretta al giornale diocesano. Ci dispiace ma è una linea che abbiamo sempre tenuto fin dagli albori de IlPiacenza.it”.
La Libertà non ha mai risposto, nè pubblicato alcunchè!
Piacenza Diario idem!
Sono profondamente deluso ed amareggiato dall’atteggiamento di tutta la stampa cartacea e online di Piacenza nel non volere riportare qualsiasi osservazione critica (documentata e rispettosa della verità) nei riguardi di un maldestro articolo di piccolo organo di stampa della Diocesi come il Nuovo Giornale!
Pubblichiamo senza alcuna sorpresa per l’attegiamento della stampa locale verso la storia,verso San Corrado,e,a questo punto; anche verso Carmelo Sciascia che si è trovato davanti il solito muro di gomma dei non so-non ho capito-non posso:non è vero.Insomma; Carmelo Sciascia ha detto e scritto dell’esistenza e delle prove storiche documentali sull’esistenza,la nascita,la permanenza a Calendasco del Santo e questo l’afferma il mondo e la storia intera che si afferma e conferma,passando da Noto a Roma e infine a Calendasco,senza precludere Piacenza.La curia piacentina si picca di non credere : si vede che hanno bisogno,oltre che leggere,di essere illuminati,per non dire ammaestrati alla verità delle carte:grazie per il tuo intervento Carmelo,il resto non conta un fico secco.
Le perle nere di Kella
Tragica la storia di Fatime Selmanaj e di sua figlia Senade, uccise da Veli rispettivamente marito e padre, il 13 ottobre 2013 nei pressi della cittadina di Pescina.
Fatime e Senade erano due donne di origini kosovare che, in ragione dei problemi politici e civili scoppiati nel loro Paese, insieme a tutta la loro famiglia, erano venute a vivere in Italia.
Veri Selmanaj, operaio, aveva sposato Fatime, quando lei aveva solo 15 anni, in Kosovo.
La guerra li aveva costretti a lasciare il Paese e l’Italia era loro sembrata il posto dove poter cominciare una vita più serena e libera. Giunsero in Abruzzo, a Pescina coi cinque figli (due maschi e tre femmine, tra cui Senade), dove avevano trovato lavoro in un’azienda
Veli agli occhi della gente appare come una persona mite e tranquilla, ma in realtà nasconde un carattere burbero e violento all’interno dell’ambiente familiare. Infatti, sottopone moglie e figli a continui maltrattamenti
Quando le figlie erano solo delle bambine, aveva cominciato a violentarle, approfittando dei momenti nelle giornate in cui la moglie era a lavoro “Sei mia, posso farlo, un giorno potrà farlo anche tuo marito”, diceva impassibile alle bambine. Senade e le sue sorelle non erano mai riuscite a far altro che ingoiare le lacrime e sopportare.
Poi, proprio Senade, a 21 anni, ormai esausta, aveva rivelato tutto a mamma Fatime. La donna, ormai 45enne, decide di lasciare il marito, vuole dare ai figli una vita migliore. Senade, 21 anni, aveva così deciso, appoggiata dalla madre, di denunciare alle autorità gli abusi e togliere a quell’uomo la possibilità di far ancora del male.
Veli viene indotto ad abbandonare il Paese, e va a vivere in Germania. Per Fatime, Senade e tutto il resto della famiglia c’è quindi la possibilità di avere finalmente una vita tranquilla, senza dover sottostare alle angherie di quell’uomo violento….e non solo…
Tuttavia, Veli cova la voglia di vendetta e ritorna a Pescina dopo due anni, il 16 ottobre 2013, e in un agguato uccide Senade e Fatima con una pistola detenuta illegalmente. “Hanno giocato con il mio onore, dovevano pagare”.
L’uomo verrà arrestato dai carabinieri e condannato poi all’ergastolo.
Senade e Fatime sono state sepolte in Kosovo.
Kella Tribi
Paolo Dal Debbio.
Ho tentato,tentato ;ieri sera tardi, di sentire cosa si dicesse alla trasmissione di Paolo De Debbio circa i vaccini, dove c’era un vice ministro che stiracchiava parole spente piene di scuse o di giustificazioni incomprensibili ma, la vera e propria gazzarra;gazzarra anch’essa incomprensibile si è scatenata,come in un quartetto d’opera:senza orchestra a commento dei vaccini da quattro primi attori “giornalisti”.Non si è capito nulla,nulla di nulla,era una specie di pezzo a quattro voci sopvrapposte dove,Dal Debbio si spegneva nei:state boni,boni,senza che nessuno l’ascoltasse,anche lui così contribuendo a quel cicaleccio di passeri in amore,o in guerra primaverile per scoparsi la passera appollaiata sul ramo.Un pezzo da Biennale di Venezia,non so,a questo punto se, quella musicale o “artistica”:vero proprio pezzo sull’assurdo che forse avrebbe avuto il plauso di Ionesco,posto che lui ,lui vivo fosse mai stato interessato a qualche pandemia ed ai suoi vaccini.
Povertà vera & presunta
Un tempo si diceva a proposito dei poveri che:occuparsene è un surrogato di tutte le virtù e tutti, tutti, si sentono un poco poveri,o almeno di divenire tali.Non c’è riccone che non ne senta il morso,o almeno ne tema.Niente è certo in questo mondo,nemmeno la ricchezza,specialmente quella tradotta in soldoni e allora ci si attacca alla cura più diligente nel conservarla e, se possibile, accrescerla(quando invece altri la spargono e la dilapidano per eccesso di carattere).In fondo,noi in Italia siamo tutti un poco poveri,o ci sentiamo tali come surrogato appunto di tutte le virtù.Gli inglesi,almeno quelli di un tempo erano diversi e forse lo sono ancora.Vi fu infatti un certo Pit che emise una legge sul reddito e nessuno in quel tempo volle mostrare(pur avendolo) di avere un basso reddito come simbolo di distinzione;strani questi inglesi,molto,molto strani, impossibili da decifrare ,specialmente alla luce delle nostre miserie:miserie vere o presunte:comunque tutte(le nostre) ,degne di essere curate e sostenute da qualcuno che se ne occupi.
Teresa da Palermo.
Ebbene per il vaccino parlano parlano, ma nulla di fatto per tutti. Si vede che non hanno personale necessario per l’intervento a tappeto e che,invece ci dovrebbe essere. Quindi massima disorganizzazione, prima over 80, poi forze armate, poi insegnanti.Così si rischia tutti i giorni un lockdown “accattato” come si dice in Sicilia; ogni giorno vi vorrei ricordare che tutti noi rischiamo la vita, vita che c’è stata data per difenderla,così è solo un andare avanti ” a spizzichi e bocconi” . Come pensate di risollevare l’Italia in questo modo; c’è ancor oggi troppa lentezza e pressapochismo cosa che non fa bene né all’economia né alla salute. Bisognerebbe, essere veloci , efficaci; invece si parla e gli italiani vivono un incubo senza fine!
Teresa Campagna.
Cessate dunque d’essere principe.
Avete finito voi,voi populisti di cantar vittoria,il populismo è giunto al temine.Con calma e pacatezza Bobo Craxi,così sentenziava urbe et orbi,con sguardo calmo e sicuro e, pareva perfino pensasse:dall’Alpe alle piramidi,avete finito (coglioni)di correre,poi ,una pausa ,senza respiro;una pausa,una di quelle eterne pause ,usate anche da Craxi padre:Trump ha perso le elezioni.Devo confessare che,anche Mussolini,nei suoi discorsi usava la stessa tecnica,tecnica del silenzio e poi del botto,di solito uno slogan,uno slogan composto di due o tre parole,parole che diventavano d’ordine e, la cosa mi ha fatto pensare che costoro,impediti da un filo logico che fluisce e si svolge libero verso l’uditorio sono costretti a condensare, per poter così,con poche parole creare una specie di bombetta oratoria(quasi sempre demagogica) a sorpresa che,secondo loro merita consenso,se non addirittura l’applauso.Niente da dire ,è solo un modo di parlare ,parlare o far discorsi,come Berlusconi che ,quando parla, tiene sempre qualche cosa in mano;di solito un foglio, forse come espediente d’aiuto.Bobo Craxi nella sua calma “regale” però,mi ha ricordato di quella donna;la donna a cui l’imperatore Adriano aveva negato udienza sedendo in tribunale e che la donna apostrofò con sarcasmo:”cessate dunque d’essere principe”.
Friedrich Nietzsche
“Ci furono secoli in cui i greci si trovarono in un pericolo simile a quello in cui ci troviamo noi,di perire cioè a causa dell’inondazione delle cose straniere e passate,a causa della “storia”.Mai essi vissero in superba intangibilità:al contrario,la loro “cultura” fu a lungo un caos di forme e di idee straniere,semitiche,babilonesi,lidiche ed egizie,e la loro religione una vera lotta tra gli Dei dell’intero oriente.Pressapoco come oggi e,tuttavia ,la cultura ellenica non divenne un aggregato,grazie a quel responso di Apollo (conosci te stesso).I greci impararono a poco a poco a organizzare il caos,concentrandosi,secondo l’insegnamento su sè stessi,vale a dire sui loro bisogno veri,e lasciando estinguere i bisogni apparenti”.
Friedrich Nietzsche
Per la Meloni non ho firmato.
Insulti alla Meloni sono all’ordine del giorno,ma questo significa che vale,vale e spiazza molti dei suoi ,per cui l’insulto è d’obbligo,visto che suscita l’impotenza degli avversari e ,come quel “signore”,per giunta cattedratico ha detto e fatto,non è novità,anzi, oserei dire la norma.Che poi , il cattedratico parli come esperto da bar:vero e proprio professor gazzosa a cui fumano le macerie intelletuali interiori è lappalissiano.Non la farei troppo lunga,l’insulto alla Meloni è realtà;per cui, anche il presidente Mattarella per scusarsi del suo popolaccio salito in cattedra e ,dare la sua solidarietà dovrebbe stare attaccato al telefono ogni giorno,con incursioni telefoniche anche di notte.La storia sarebbe finita qui: la Meloni verrà pesata il giorno delle elezioni(se mai ci saranno) e quelle,solo quelle saranno le solidarietà che contano,le uniche che contano.Oggi;giorno del dopo insulti alla Meloni,anche insospettabili denigratori si affrettano con il motto di Scalfaro del :io non ci stò,e non ci staranno pure ma,c’è qualcuno che ha fatto bottega (come sempre) di questa occasione e ti scrive dicendoti;firma anche tu la petizione pro Meloni,ed uno,istitivamente,anche senza aver proprio bisogno di firmare una petizione del genere,non avendo mai appartenuto alla categoria dei calunniatori,si mette di buon grado a firmare se,se non spuntasse una dicitura:per dare piena solidarietà alla Meloni versa anche tu 6 euro:e questa vi giurio non l’ho capita;non l’ho proprio capita ;per cui non ho firmato.
Vaccini e borsa nera.
Io mi vaccino:così si presentano mezzi busti più o meno famosi in tv,pare lo facciano per invogliare tutti a farlo,se non fosse che ,di vaccini, nemmeno l’ombra.Hanno un bel vaccinarsi in pubblico, quando per il pubblico c’è carestia di vaccini,ed è vero,verissimo;questa è guerra,tanto che si comprano vaccini anche a borsa nera,basta pagare,pagare:come si faceva un tempo, con burro e pane bianco,in tempo di guerra ,appunto.