“patona”.

Written By: bruno - Ott• 24•26

Ricordo,quando ero bambino,un uomo che vendeva il castagnaccio -patona-davanti alla scuola Mazzini.Uscivano ,bambini dalla scuola,bambini di sette otto anni,ed io con loro.Quando si era fortunati si aveva in tasca cinque,dieci lire e allora cinque dieci lire di patona,forse due volte l’anno scolastico,due tre volte l’anno.Pensate come dovevano essere favolosi i guadagni del venditore di patona.

“Io sono”

Written By: bruno - Ott• 24•26

“Io sono fatto così niente mi cambia”. Quante volte lo si sente e in genere l’aggiunta sarebbe: ” E’ il mondo che deve cambiare”. Illusi, intanto che elaborano tali pensieri le cellule della propria pelle zitte zitte nel giro di tre o quattro settimane sono già cambiate senza contare il resto .

Paola Mars

Le perle nere di Kella

Written By: bruno - Ott• 24•26

Lucia Bocci, 56 anni, fu uccisa dal marito Vincenzo Zarba, 63 anni, nell’abitazione in cui la coppia risiedeva a Brugherio in provincia di Monza
A scoprire il drammatico accaduto fu il figlio trentanovenne della coppia, giunto preoccupato sul posto perché non riusciva più a mettersi in contatto con i genitori, la mattina del 26 gennaio 2014. Utilizzò il suo mazzo di chiavi per entrare nell’appartamento e la scena che gli si parò davanti fu terrificante. La madre era riversa sul pavimento della camera da letto, in una pozza di sangue. Il padre era in cantina, impiccato.
Prima di suicidarsi, l’uomo aveva lasciato un biglietto per spiegare il suo gesto. “Mi ha tradito”, avrebbe scritto in modo confuso. Il sessantatreenne, originario della Sicilia, aggredì la moglie in camera da letto, forse mentre stava dormendo. La vittima fu colpita ripetutamente all’addome con un coltello da macellaio e infine tramortita con un violento fendente alla testa, utilizzando una mazza da carpentiere.
Lucia Bocci era una casalinga che negli ultimi anni di vita si era dedicata ai propri nipotini. Aveva conosciuto il marito a Sesto San Giovanni, molti anni prima. L’uomo era un ex imprenditore in pensione che negli ultimi tempi avrebbe manifestato delle insofferenze nei confronti della moglie. La coppia era descritta dai conoscenti come tranquilla e dedita alla famiglia ma, secondo le indiscrezioni, l’uomo mostrava una forte e ingiustificata gelosia.‍

Kella Tribi.

Vasco Rossi.

Written By: bruno - Ott• 23•26

Nel gazzabuglio di queste violenze giornaliere ognuno,come sempre dice la sua,o le sue ,che son sempre, come sempre troppe per cui si chiacchiera,mentre bastererebbe (forse) citare Vasco Rossi,si proprio Vasco ,Vasco con la sua frase:”bisogna essere contro la moda di essere contro:devi essere contro,dentro te stesso”.E poi dicono che son sempre canzonette.

“manifestazioni”.

Written By: bruno - Ott• 22•26

Queste “manifestazioni”( di protesta) sono il sabba del popolo dove tutto ti è finalmente concesso e,se non concesso,te lo prendi,come si prendono e si prende la festa nei giorni di magra.Finalmente si fa festa,distruggendo il tempio delle vetrine,quelle del negozio;quella piene di luci, con pezzi e prezzi esposti non per tutti,da prendere:in questi giorni di festa a sprangate.

Passioni.

Written By: bruno - Ott• 21•26

Per questi giorni di folle fuori ordinanza e violente c’è un gran parlare:commentare tutti come medici attorno all’infermo corpo della siocietà che,come in un gran carnevale,da fiato alle proprie “passioni” quando si sa che di solito si scatenano solo anche i cani e le proprie passioni da tempo immemorabile.

Case Rocco.

Written By: bruno - Ott• 20•26

Pensare contemporaneo e radere al suolo case di Rocco,convento sulla via francigena c’è voluto poco,direi pochissimo,un niente,un soffio:non c’è già più,non c’è già piu nulla,nulla di nulla e nessuno ha mai pensato ,detto scritto, nel glorioso giorno del festival del pensare contemporaneo che la memoria,la memoria ha un qualche fondamneto,necessità di esistere e se volete di pensare,riflettere anche sull’oggi.

Disordini.

Written By: bruno - Ott• 19•26

Disordoni,disordini:è il selvaggio che si manifesta nel “popolo”,se popolo può essere solo giovanile.Una sorta di liberi tutti,liberi tutti dai sentimenti e dalle restrizioni,come un tempo a carnevale se ne facevano di tutti i colori.Una carnevalata da mascalzoni e i mascalzoni ad ogni livello fioriscono e vegetano.Discutiamo pure,facciamo mille ipotesi ma è il solito carnevale violento e per molti se non per tutti,senza senso o, a senso unico.

A.N.P.I.

Written By: bruno - Ott• 17•26

A Roma nel giorno del ricordo del ghetto hanno preso a calci in culo l’ANPI,che è poi quella ex associazioni di partigiani italiani che,in ogni occasione manifesta contro Israele e gli ebrei.Assocoazione l’Anpi,del tutto inaffidabile,modaiola,oramai sradicata dalla sua tradizione,con riflessi di indubbio pro Hamas.

Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Ott• 17•26

Francesca Di Grazia e sua figlia Martina Incocciati, rispettivamente di 56 anni e 19 anni, furono trovate morte la sera del 6 aprile 2013 nella loro abitazione di Borgo Flora, una frazione del comune di Cisterna di Latina‍
La donna era separata e viveva insieme alla figlia. A lanciare l’allarme sarebbe stata una parente delle due donne, che da diverse ore non riusciva a mettersi in contatto con loro. Le vittime furono uccise dopo essere state aggredite con numerosi fendenti d’arma da taglio.(coltello da cucina)
Nelle ore successive al drammatico accaduto venne sottoposto a fermo di indiziato di delitto l’ex marito della cinquantaseienne, Kumar Raj, 37 anni, un manovale di origini indiane.‍Nell’interrogatorio di fronte agli inquirenti, l’uomo aveva confessato le proprie responsabilità e ammesso il duplice omicidio. Kumar Raj raccontò di aver compiuto l’efferato gesto al culmine di una violenta lite. Secondo la versione da lui fornita, la signora Di Grazia si trovava in difficoltà economiche e lo pressava con continue richieste di denaro.
La coppia si era sposata nel 2008, ma dopo due anni si erano separati. La figlia Martina Incocciati era nata da una precedente relazione. Secondo le ricostruzioni, il matrimonio tra Francesca Di Grazia e Kumar Raj sarebbe stato contratto dietro un accordo per permettere all’indiano di ottenere i documenti per soggiornare in Italia.
L’uomo fu rinviato a giudizio e, nel febbraio del 2014, venne condannato in primo grado all’ergastolo dal Tribunale di Latina.‍ Dodici mesi dopo, la sentenza fu confermata in Corte d’Appello a Roma.‍ Nel maggio del 2016 la Corte di Cassazione confermò il verdetto in via definitiva.‍

Kella Tribi.