Boeri,quello dei grattacieli.

Written By: bruno - Ott• 19•19

Boeri,quello che fa i grattacieli infestati dal verde,dove non c’è alcuna architettura, ma un invaso di terrapieni che salgono fino all’ultimo piano e che è così “moderno” da rifare i giardini pensili di Babilonia o quelli degli Incas.Boeri ,si è paragonato,”papale papale “( in questo ignorante secolo) a Bach,Bach le cui archittetture musicali scalgono al cielo s’intersecano con spinte e costruzioni vertiginose musicali che si rovesciano,s’assommano s’intrecciano sempe più in alto,in alto verso l’azzurro.Non c’è musicista così vertiginoso come Bach,non c’è cattedrale che,come la musica di Bach possa essere solo gotica,gotica e solo gotica con il suo misticismo di fughe e contrappunti che lavorano sui fianchi con tocchi leggeri sulle linee melodiche.Boeri,quello dei vasi come balconi ,quello di piani zeppi di verdi alberi dove occhieggiano Grete e bambine come Alice e dove, anche uno che soffra di prostata può,aprendo la porta sul balcone scaricare,scaricarsi ad un metro dell’albero che più vicino farebbe morire,inaridire appassire la pianta e questo è poco green.

Fisiologia di governo.

Written By: bruno - Ott• 19•19

Gualtieri da Washington dice che i contrasti in corso nella coalizione di governo sono solo fisiologici.Si rileva dunque che tutte le porcate di governo sono fisiologiche per cui resistere significa non mollare a dispetto di Salvini anche se non sempre si resiste a quel che si deve mollare ed è fisiologicamente provato,con o senza Salvini.

Noi eravamo.

Written By: bruno - Ott• 19•19

Noi eravamo affacciati a quel tramonto morente e in fondo al buio della notte dove i nostri cuori pulsavano come il volo spezzato di rondini la sera. Eravamo immersi nel silenzioso muover delle stelle che ci chiamavano alla loro intermittente luce, nel gracidare tremulo delle notturne rane, inermi bambini, e nell’infaticato canto dei grilli, sottile come il filo misterioso della nostra gioia.

Francesca Pierucci.

Salvato dalla legge Basaglia.

Written By: bruno - Ott• 18•19

Davvero nel clima c’è qualche cosa che non va,vuoi vedere che la Greta ha ragione?Sentire Conte affermare che troverà un lavoro per tutti i migranti,qualche cosa nel sole o nelle stelle,forse le macchie solari,forse un buco dell’ozono,forse la nebbia in val Padana forse il vino dei castelli romani,o un bacio,un bacio stregato dato da Grillo sulla bocca a questo qua,a lui,lui proprio lui, Conte. Conte è impazzito,forse è l’ennesimo salvato e travolto dalla legge Basaglia oggi a capo del governo.Capo di un governo che troverà come Mandrake un lavoro per tutti,per tutti i migranti,forse non ha visto quanti sono,forse non li ha contati tutti o forse,forse stanno già “lavorando”, lavorando per lui.

Cani della filosofia.

Written By: bruno - Ott• 18•19

Nella vita di Zenone,un cinico (cane) discepolo di Cratete che diceva fra l’altro:”Dà al cuoco dieci mine,al medico una dracma,cinque talenti all’adulatore,fumo al consigliere,un talento alla puttana,tre oboli al filosofo”.Zenone dunque,figura che giganteggia in questa branca della filosofia dove il possedere nulla era il tutto vi si trova questa curiosa osservazione detta dallo stesso Zenone:” colui che sa sentir bene ciò che gli viene detto e sa servirsene è superiore a chi pensa ogni cosa da sé;perché quest’ultimo ha soltanto intelligenza,l’altro obbedendo ai buoni consigli possiede anche la pratica”:

Volevo vivere.

Written By: bruno - Ott• 18•19

Io volevo vivere soltanto, perché vita è un volo, breve, che conduce lontano, in alto, perché vita è conoscere ogni cosa sconosciuta, ogni angolo di mistero fino al profondo midollo che in te nascondi, creatura a se stessa misteriosa e lontana, perfino a se stessa. Svelare l’arcano, ricomporre i pezzi di cielo divisi, disarmonici e folli, e immobili e muti. Cavalcare nuvole sfuggenti gonfie di pioggia al miele dolce di temporale, in una estate esausta di doni, oppure aspre e nere, di pruni intrigati strappati dal vento che esse conducono. E conoscerle, ed esserne sorella, non più formica affaticata diretta verso il nulla.

Francesca Pierucci.

Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Ott• 18•19

Gabe Watson Tina e Gabe Watson si sposano nell’anno 2003 e decidono di andare in luna di miele in Australia, per godere delle bellezze della natura e nuotare fra le meraviglie della barriera corallina. Tina era felice, ma la luna di miele programmata con amore, si trasformerà ben presto in un incubo terribile, morirà infatti durante un’immersione, nonostante fosse una espertissima sub. Gabe , deve aver premeditato il delitto prima delle nozze, e questo rende ancora più orribile il suo gesto. E’ stato quindi accusato di essere l’assassino di Tina, grazie anche alla testimonianza di alcuni sub presenti sulla scena. Avrebbe agito freddamente, spegnendo la bombola del gas della moglie, trattenendola fino a farla svenire, per poi farla scivolare sul fondo, dopo un’embolia, causandone la morte. Il motivo di un gesto così disumano, sembra essere legato ad un fattore economico, l’intento di Gabe era infatti, quello di incassare i soldi dell’assicurazione .Particolare inquietante: al processo Gabe si è presentato all’udienza con la sua nuova fidanzata, che assomigliava incredibilmente alla moglie assassinata: stessi capelli, stessi occhi, stessa corporatura, stesso stile,non si sa se esperta sub. Praticamente una copia della moglie. Si potrebbe dire una copia eseguita in 3D…. La battaglia legale che ne è seguita è stata lunga, come sempre in questi casi: per un certo periodo si è combattuta fra Australia e Usa, per via dell’estradizione negata in un paese con la pena di morte. Alla fine Gabe verrà assolto per mancanza di prove, nonostante l’ammissione processuale di non aver aiutato la moglie. Non si hanno notizie se abbia convolato a nozze con la “nuova” Tina e se abbiano mai fatto di nuovo un immersione “a due” con lei ,nè(e questa è la cosa più interessante), se sia stato possibile per il killer dei mari , godere i soldi dell’assicurazione.

Kella Tribi.

Eravamo affacciati.

Written By: bruno - Ott• 17•19

Noi eravamo affacciati a quel tramonto morente e in fondo al buio della notte dove i nostri cuori pulsavano come il volo spezzato di rondini la sera. Eravamo immersi nel silenzioso muover delle stelle che ci chiamavano alla loro intermittente luce, nel gracidare tremulo delle notturne rane, inermi bambini, e nell’infaticato canto dei grilli, sottile come il filo misterioso della nostra gioia.

Francesca Pierucci.

I corpi del relitto.

Written By: bruno - Ott• 17•19

L’affermazione:”l’Italia è un espressione geografica” di Klemens von Metternich mi ha sempre colpito,colpito fin dai tempi della scuola,di quando di storia non sapevo nulla e non mi importava nulla ma,quella frase di definire l’Italia un semplice disegno geografico mi è sempre rimasta in mente,direi stampata per la sua efficacia e per il suo disprezzo.Mattarella in America,Mattarella e Trump che, non solo non ha ascoltato il nostro Presidente ma l’ha rimproverato e messo all’angolo come uno scolaretto abile e capace di fare i giochetti romani ma,una volta fuori dalla sua “espressione geografica” non contare più nulla,nulla essendo il Presidente di un semplice disegno sul mappamondo.Questa Italia piena di corpi,Questa italia che stende la sua gamba nel mare,e che ostenta il suo relitto,il relitto e i corpi del relitto che la abitano ,vecchi donne bambini,uomini ,terremoti,mafie,burocrazie,politica corrotta,giornalisti addomesticati servi del loro pasto funzionari di pietra che nemmeno il tempo scalfisce.Questa Italia dove atei e dubbiosi trionfano in una chiesa senza trionfo,non avendo nulla da esporre per il suo trionfo.Questa Italia,come la vide Klemens von Metternich,e come la vede Trump nel suo contorno da calzolaio,stivale affondato nel mare dove i corpi del relitto giacciono sulla terra,sulla sua terra ferma,mentre c’è chi guarda,guarda una donna e il suo bambino nel fondo del mare azzurro credendo di vedere altro,di vedere altre tragedie,mentre quel corpo,quel corpo in fondo il mare è solo lo specchio di uno specchio disegnato sul mappamondo di un Italia affondata.

Nobiltà.

Written By: bruno - Ott• 16•19

Il figlio del callista un giorno mi regalò un libro,un bel libro davvero bello:”ma ne ho già tanti gli dissi,tanti tanti davvero tanti e lo dicevo per fargli capire che non sapevo dove metterlo ma lo gradivo ugualmente.Al che,il figlio del callista sbottò:”tutti così voi plebei quando vi fanno un dono non sapete apprezzarlo.Questa storia fra un plebeo e il figlio del callista mi rese ancora più curioso.”Guarda un po’ che cosa si inventano questi che hanno raggiunto a prezzo politico e,leccando qualche fortunata pantofola una certa tranquillità”.Dimenticano anche i padri come il suo che personalmente conobbi,conobbi callista,callista , pare anche diplomato ,callista che esercitava nella mia via.Il padre ,suo padre ,il callista era un uomo con gli occhi azzurri che ,morta la moglie ne prese un altra e il figlio allora andò giù di testa tanto da essere ricoverato all’ospedale.Che cosa fosse accaduto al figlio del callista nel frattempo non sapevo e non saprei proprio spiegare visto che ora parlava ad un altro (altro che ero io), dandogli del plebeo.Per me però lui,lui era sempre lo stesso e,fra l’altro in qualche mia ricerca di tempo addietro trovai per caso un suo antenato,un suo antenato che faceva il calzolaio poco lontano da dove il padre del figlio del callista aprì poi il negozio.Che strana cosa essere o sentirsi nobili,strana strana davvero,portentosa ,quasi come quella da essere trattato come un vile plebeo , plebeo dal figlio del callista,il callista, che strappava i calli nella mia via.