Vuoi vedere che l’Europa finisca di fare la guerra all’America?Lo stato di agitazione e contrasto è così evidente che rischia di far saltare i nervi ad una alleanza che pareva di ferro.Il gatto Trump si muove con passo felpato ma deciso:vuole questo,vuole quello ma,per ora,per ora non spara un priettile.L’Europa ,quella di Macron alza i toni e si dichiara pronta,pronta per un conflitto con l’America,contro l’America,il mondo non è più diviso,sopratutto non è più diviso in due.
Melodramma.
Il mondo sta adottando la struttura del Melodramma italiano. C’è tutto : tenori, baritoni, bassi, soprani, mezzosoprani, coro con orchestra completa possente persino invadente talora. Anche poi la trama non si discosta coi trucchetti tipici di figure goffe ridicole che si rivelano portatrici di verità; o altri osannati che si rivelano traditori. A voler guardare, comunque basterebbe anche pescare nelle lontane fiabe di Perrault con la differenza che queste erano raccontate gratis mentre oggi il Grande Melodramma Mondiale ci tocca profumatamente pagarlo per assistervi, poi,impotenti
Paola Mars
Nobel a Trump.
Non mi hanno dato il Nobel per la pace, è una frase che i giornali e l’informazione passa in questi giorni ,ed è riferita a Trump:presidente degli stati uniti d’America.Bhe!La cosa sconcerta detta così,così nuda e cruda ma in fondo,almeno per lo sforzo di fare la pace con il mondo a Trump,quel riconoscimento si poteva benissimo darlo, è che riceverlo,riceverlo non da sempre garanzia o garanzie di merito :basta guardare a chi in passato l’hanno dato.
“Godere”.
E’ un “nuovo” stile di architettura,ma qui è bene parlare di “contemporaneo” come portebbe chiamarsi l’ordine scomposto costretto nel dare unità nel dissipato,grazia al deforme e, simmetria allo sconcertato ma,sopratutto arte al caso e ,non meravigliarsi,non meravigliarsi-ma plaudire- come l’essere davanti a mostruosità di cui sommamente si gode,si gode di bellezza nella deformità.E qui Daniello Bartoli (1608)mette il punto,mette il punto come profeta e anticipatore di un tempo che verrà,verrà ed è qui,qui, dopo di lui:che è poi l’oggi,l’oggi con il suo-preistorico-contemporaneo,se vi piace,o ,vi potrebbe anche sopratutto piacere o farvi, in alternativa “godere”.
Tertulliano.
Gola dei tempi ,leggo in Tertulliano: della feroce gola di Vedio Pollione,che alimentava le sue murene con la carne dei suoi schiavi;per gustare anche lui,nelle viscere delle murene,qualcosa del corpo dei suoi servi.
Ordine!
E’ cominciata la caccia alle streghe dell’immondizia,aumenterenno le telecamere,controlli e divieti.ognuno sentirà il fiato sul collo ed è bel rebus ,tragico rebus,con tutti questi bidoni e bidoncini,un rebus che è passibile di multa o multe,tutti dovranno fare gli spazzini in casa propria specializzandosi con conseziosità e precisione sotto l’occhio freddo della telecamera di strada.Mi ricordo “notti e nebbia”quando i “colpevoli di una qualche protesta venivano fatti sparire:ma eravamo ancora negli anni trenta e c’era anche tanto tanto antisemitismo e chi ,protestava veniva fatto sparire in qualche cella o in qualche baracca:notte e nebbia.
Le perle nere di Kella.
Giovanna Comunale, 18 anni, originaria di Trapani, perse la vita il 28 agosto 2003 nel reparto di rianimazione dell’ospedale civico di Palermo. La ragazza fu ricoverata con ustioni al 100% del corpo la mattina del 26 agosto 2003, in seguito all’incendio del camper dove si era appartata insieme all’amante Giacomo Messina, 37 anni, marito di Rosa Di Maggio, 35 anni, colei che aveva appiccato il fuoco.
Tutto iniziò quando madre e figlia, a causa di un urgente intervento di manutenzione da effettuare nella loro abitazione, furono ospitate per un breve periodo nella casa di Giacomo Messina
Fra i coniugi e la giovane, allora ancora minorenne, si instaurò un buon rapporto. Una situazione che, però, non fu vista di buon occhio da mamma Michela.
Quel clima di tensione culminò quando, un giorno, la ragazza scappò da casa dopo un violento litigio con mamma Michela, rifugiandosi proprio dai coniugi Messina-Di Maggio. La giovane raccontò di aver subito maltrattamenti da parte della madre. Nonostante la signora Michela avesse negato le accuse, il caso fu sottoposto al vaglio dei Servizi Sociali che in seguito decisero per il trasferimento della minorenne in una struttura protetta a Locogrand, ma la ragazza, sempre più frequentemente, lasciava la struttura protetta per ritornare nella casa dei coniugi Messina-Di Maggio. Nella primavera del 2003 Giovanna compì diciotto anni e, con il consenso della coppia che diede parere favorevole all’affidamento, decise di trasferirsi permanentemente nell’appartamento di Villa Rosina, insieme a Giacomo e Rosa che trattavano la giovane come se fosse loro figlia.
Nel corso dei successivi mesi, però, iniziò a scricchiolare anche il rapporto tra la nuova coinquilina e Rosa Di Maggio. La diciottenne si era legata sentimentalmente con Giacomo. La moglie dell’uomo aveva notato degli strani comportamenti e cominciò a sospettare di loro.
La trentacinquenne ottenne la prova del tradimento quando, dopo un pedinamento, colse il marito e la giovane appartati in auto. Messo dinanzi all’evidenza, l’uomo non poté più negare e comunicò alla moglie la decisione di separarsi, tanto da trasferirsi insieme alla ragazza, nel suo camper.
La mattina del 26 agosto 2003, la moglie si recò nel podere di Locogrande per compiere la sua vendetta. Entrò nella roulotte mentre i due amanti stavano dormendo e cosparse della benzina nell’abitacolo, poi appiccò il fuoco. Rimasero tutti e tre feriti, ma solo Giovanna in modo così grave da non riuscire a salvarsi. Interrogata dai Carabinieri, la trentacinquenne non ebbe rimorsi e disse di non essere pentita per il gesto commesso.
Rosa Di Maggio fu condannata in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Giovanna Comunale e il tentato omicidio del marito Giacomo.
Kella Tribi
Giuramento del boia.
Di solito quando Trump dice che vorrebbe fare qualche cosa, poi la fa ,lo fa,e la storia dell’Iran non mi pare così sicura, o possa essere così sicura di un mancato intervento americano per il macello che opera nel suo paese.Sopratutto colpisce,colpisce quella di credere ad un boia iracheno che giura,giura di avere sospeso la pena di morte per i rivoltosi di questi sanguinosi giorni,quando quelle “pene” si possono esplicare nel silenzio più assoluto,giurando che non si ammazza più.
Buschetto il Greco.
Come non ricordare il duomo di Pìsa,costruito come scrive lo storico:”con una montagna di marmi già posti in uso in altri edifici,portate d’oltre mare spoglie come bottino di guerra e messo in ordine architettornico da Buschetto il Greco o Busketo ,a Pisa appunto,essendo Busketo o Buschetto procuratore della Canonica e membro dell’Opera del Duomo.
Daniello.
Sembra e forse è discussione di lana caprina ma,sopratutto poco intreressante quello che scrive il gesuita Bartoli (1600) contro Democrito 3-4 secolo prima di Cristo eppure,eppure tutta la fatica che fa il nostro gesuita esalta maggiormente la figura di Democrito dove,e quando la fede ,o la “fede” diventa una semplice questione di sotttofondo verso i problemi di alcuni o alcune,ma, solo di alcuni o alcune,badate bene, che, la maggioranza,la maggioranza per non dire tutti campano secondo i propri bisogni e,se Dio-non la susuperstizione- o le leggi naturali,della natura possano prevalere in un qualsiasi ragionamento divino è roba che esula dal servizio diuturno cerebrale.