Piacenza,mica tanto.

Written By: bruno - Mag• 18•13

Venendo da Sant’ Antonio per imboccare la rotonda di Porta Torino,a Piacenza,si vedono  freschi zampilli e tutta una via che corre fino in Piazza Borgo,con le sue persiane,le sue case di mattoni,i dislivelli dei tetti con  piccoli edifici,allineati, sul marciapiede.Fino a poco tempo fa, dei pali di acciaio,come spilli giganti, coronavano la rotonda di porta Torino,e ancora piu’ in la’, nel tempo,una lamiera rugginosa copriva tutta la strada,come un funereo sipario di ferro.Piacenza è una delle poche citta’ a cui basta togliere per abbellire.Via la lastra rugginosa,via gli enormi spilloni,tutto è tornato sereno.Cominciate allora a togliere, o  piacentini,togliete,togliete, vedrete che, senza aggiungere nulla di vostro (che troppo han fatto questi anni ignoranti),la bellezza si mostrera’ nuda e semplice,impiastricciata come è, ed era, di spilli e lastroni e orrori ancora, di cui ,questa citta’ si sfregia.Togliere,sopratutto,mandare a casa o al diavolo, tutti coloro che hanno permesso,permettono, in nome di camarille asinine di imperare,imporre,proporre,diseducando,in qualita’ di lebbrose autoreferenziali  stupidita’ di potere,purtroppo non solo piacentine.

Sicurezza ,caput.

Written By: bruno - Mag• 15•13

Quanti uomini con il piccone possono aggirarsi nella nostra societa’.Quanti disperati,abbandonati,impazziti,desiderosi di rivalsa,con un gesto violento possono avventarsi sopra inermi cittadini in questa Italia,Italia che non ha saputo,non ha potuto, accogliere le ondate migratorie.Quante realta’ religiose,diverse, a volte, avverse, crescono dentro una nazione in profonda recessione economica ed ideale,dove la disperazione si tocca con mano,in un futuro sempre piu’ fosco.La miseria lavora su nervi scoperti,fragilita’ che si vanno sempre piu’ accentuando,  per emergere ,in una pericolosa ed imprevedibile spirale di rabbia che puo’ colpire ognuno di noi,in qualsiasi ora del giorno o della notte.Rabbia che era nelle premesse,nata tanti anni fa, con i primi moti migratori,approdata  anche con l’Europa,che ha respinto,incapaci di integrarsi, gli stessi europei.

L’uomo con spranga e piccone.

Written By: bruno - Mag• 12•13

L’assassino del piccone non ha importanza che sia nero,giallo o bianco,l’assassino ha dichiarato:ho fame,non ho casa.Era clandestino in attesa di espulsione. Disperato,forse pazzo,oppure impazzito,aveva fame,senza  casa,solo, perso,gonfio d’odio,  ha seminato disperazione e morte per strada, camminando tranquillamente,per strada,per strada con un piccone sulle spalle, come la morte.Ha ucciso e ferito qui e la’,camminando per strada,squarciando gente,gente normale,gente che prendeva un caffè, o usciva presto, camminava, la mattina,per strada.Cosi’ ad Auscwitz , Sobibor ,o in Bosnia Erzegovina  fino al Ruanda.

La Galleria Mazzoni di Piacenza.

Written By: bruno - Mag• 12•13

Non è cosa nuova che il vino dell’oste è il vino migliore.La Galleria Mazzoni,vera bottega di cose orribili , vergogna per chi le ha imbrattate,  stampate e riprodotte e  non da ultimo di chi se le mette in casa,.Citate  sui libri,come giura il venditore e le mostra, con orgoglio, sulla inutile pagina che, quasi sempre, si stampa in proprio. Mazzoni,forse, un poco somaro a scuola per essere cosi’ attaccato al libro_verita’, ineccepibile biblioteca “dal muron”,roba che si vende qui’ in provincia come merce rara e pregiata, a qualche dottor Balanzone.Dichiarata pero’, dal Mazzoni,autentica,  unica,documentata, ecc.ecc.come canterebbe  Dulcamara nell’Elisir d’Amore,e, il nostro Mazzoni è veramente,in piccolo,molto molto, piccolo, il Dulcamara piacentino del giusto prezzo per ogni cosa,”benefattor degli uomini”.Se, il Mazzoni ,si limitasse a dichiarar giusto il prezzo del suo, nessuno avrebbe da ridire,ma, il fatto è che sprezza tutto quello che non è suo (come fa ogni vero bottegaio), ed è,purtroppo, piacentino come lui.Sorge ora il dubbio che lui non  sia piacentino,o un piacentino di un’altra razza, e, provi ,dunque, del rancore verso gli autori piacentini,come Hitler odiava gli ebrei  i negri le puttane e i finocchi.Cosi’ sprezza e disprezza,di piacentino, anche quello che non ha, o, che dice d’avere,o prende per mettere alla berlina,trovandolo presso qualche sciagurato.Tutto questo alla Galleria Dulacamara…pardon Mazzoni,noto benefattor degli uomini.

Guardando il vecchio.

Written By: bruno - Mag• 12•13

Qualcosa di nuovo sta avanzando, una realta’ “terza” s’impone,non è piu’ possibile trattare la politica con, centrosinistra centrodestra,Grillo ecc..Qualcosa di nuovo sta prendendo forma ,è gia’ in atto e, sono i ritardo giornali ,tv,commentatori , sopratutto,politici,compreso il presidente della Repubblica, non rappresentano piu’ nulla,non rappresentano piu’ nessuno o rappresentano altro,forse nemmeno sè stessi.Sono pure ipotesi,formule,ancorate a vecchi strumenti e linguaggi oramai incomprensibili,inefficienti,da rottamare ,assieme a Renzi e tutti gli ipoteteci “innovatori”.Le regole le fa l’Europa, i governi sgovernano le deleghe date loro dai cittadini,in questa prospettiva di incapacita’ espressiva e di impotenza delle masse,queste ultime stanno organizzandosi,elaborandosi, in strutture del tutto imprevedibili, in modo autonomo,spontaneo.Lo si avverte chiaramente nella societa’,nelle comunita’,nel lavoro quotidiano,ma, sopratutto nelle idee  che provengono dal basso.La struttura dello stato verticistica cosi’ come la si vede e si afferma ,è solo un insieme di regole e regolamenti,morti.

Centoventisei.

Written By: bruno - Mag• 11•13

Tento’ il primo ferir Cesare Augusto|Schernitor l’altro è degli Dei;ma il tutto|E’ aroma grato dè ghiottoni al gusto.

Alza bandiera alpina.

Written By: bruno - Mag• 10•13

Ero alto come le barriere scure, istoriate,che girano intorno ai Cavalli di Piazza,e,una sera, con fari che, implacabili disegnavano la loro luce gialla sul Palazzo Gotico,Paietta, sopra un palco di legno nero, gridava:ed ora prendiamo i pesci piu’ piccoli.Quella frase mi è da sempre rimasta stampata fin dall’infazia nel cervello,mi torna, ancora e ancora, alla memoria, quando guardo la Piazza dalla parte del palazzo I.N.A. come in questa mattina.Cosa poi dicesse Paietta nel seguito del discorso,non lo ricordo piu’ o non l’ho ascoltato,ne’ ricordo chi erano” i pesci piccoli”,quella frase mi piaceva e basta.I cominzianti ci toglievano il campo giochi ma non rinunciavamo mai ad un giro serale,lo spettacolo era la folla che assisteva fumando,e,per i bambini non era pericoloso.In quella Piazza ci sono passate le camionette dei celerini,manganellate,aste di finte bandiere spezzate sul lastricato e sulle schiene,fascisti,monarchici,democristiani,comunisti,ci passarono tutti.Con braghe corte guardavamo i poliziotti allineati, nascosti in fila indiana,verso lo scalone che sale al Gotico,guardavamo i manganelli,il primo poliziotto della fila lo mostrava dicendoci che all’interno c’era un anima di piombo,e dicevano a noi,bambini;sul palco arringava Clochiatti:fossero tutti come lui,ma, quelli che ascoltano sono tutti mascalzoni,poi ci domandavano se avevamo una sorella,ne avevo quattro,abitavo li vicino,ma ho sempre risposto che avevo solo due fratelli.Quel questurino era un meridionale,come il resto della fila,non so a quali donne potesse ambire.Anche se si davano botte da orbi, la Piazza era bella,bella perchè piena di gente,noi ci giocavamo in trenta o quaranta a sbarralimetro,questi erano molti,molti di piu e, si menavano,bastonavano,fuggivano,inseguiti,come in un gioco per uomini soli sanguinanti,piu’ tardi tutto tornava muto e deserto,le pietre sembravano puro argento luminescente ;la Piazza aveva ruggito.Questa mattina ho visto la Piazza,si la Piazza, finalmente piena,nell’aria odore di fumo canti e liquore,come quando ero piccolo,sembrava la liberazione nelle fortografie,o quella dei comizi che vidi appena dopo.La Piazza piena,piena,come fecondata ,finalmente,Piazza Cavalli piena di gente,con la fanfara,le grida,gli squilli di tromba,Fratelli d’Italia,gli alpini facevano l’alza bandiera,niente resistera’ al tempo,nulla si ferma in cielo o in terra ,eppure  questa fragilita’ umana rafforza la sensazione d’esistere da sempre,per sempre,in una contraddizione ben definita,come la Piazza da anni deserta, Piazza che ,questa mattina sembrava tornare immortale, e per me ,lo era.

Alpini,alpini.

Written By: bruno - Mag• 09•13

Ore otto e trenta,Piazza Cavalli,un giovane con il cappello alpino,piuma scura nel primo sole,in sella ad una graziella con piccole ruote tricolori pedala,una radio accesa dietro il  portapacchi della bicicletta, gorgheggia una canzone del liscio.Il giovane alpino ritto, impalato, serio,compunto, gira verso Ranuccio Farnese a cavallo,la canzone si perde nella Piazza ancora deserta che si scalda, alla luce dei primi di Maggio.Pubblico passeggio,ore nove,sotto le mura concentrazione di padiglioni dove vengono allineate militarmente  panche gialle attorno lunghi tavoli,una donna si lava in canottiera ritta in piedi,le spalle scoperte e carnose,mora,indifferente.Alla Madonna della Bomba una  signorina saluta sbracciandosi guardando  sottomura e grida:benvenuti,benvenuti,verso un alpino a torso nudo ed in carne con un altro che gli fuma accanto senza rispondere.Mi vede e si vergogna,non saluta piu’,averla imbarazzata mi diverte,la penso come lei ma faccio la faccia seria seria,sghignazzo con gli occhi.Ore undici,via Taverna,un borghese,sempre  con cappello da alpino,telefona a qualcuno:oramai sono in treno,non senti che sto viaggiando?Mi spiace,ma ho preso il treno, scompare ,cammina,a passo svelto,come una  locomotiva.In via Taverna non passa alcun treno, ci sono  alpini anche  bugiardi.

Eugenio Scalfari.

Written By: bruno - Mag• 07•13

Nascono alcune riflessioni, dopo aver visto l’intervista a Eugenio Scalfari,fondatore della Repubblica,c’è qualche cosa di fresco e di ingenuo in quella intervista.Nel giornale chi sbagliava veniva punito,lasciato senza stipendio,tre giri di chiglia,un linguaggio da ragazzotto di mare,con venature gogliardiche,poi, veniva sempre il perdono da parte di Scalfari,il Direttore,il fondatore. Ricorda un bel gioco da ragazzi,in un accampamento indiano dove il capo dava meriti e demeriti.In quello spirito,in quella visione, c’era il gusto dell’avventura trasportata dalla nostalgia,rivissuta e amata,nella memoria del vecchio rimasta di un verde perenne.Il sorpasso del Corriere da parte della Repubblica,entusiasmante culmine di quella gestione.L’analisi della stampa oggi, con il trenta per cento di calo vendite,i giornali devono essere piu’ stretti(e la pubblicita?),con meno pagine,poche grandi firme, e chi fa loro il riassunto per i lettori piu’ svogliati.L’analisi di Scalfari è asciutta  concreta,resta sempre il dubbio se la carta stampata ce la fara’(lui dice di si),e, non verra’ sopraffatta da internet.Non sono d’accordo su nulla o poco della linea Espresso,ho sempre guardato con diffidenza questo ricco che si fa un giornale (per invidia),ma,obbiettivamente non condivido quel giornale.Mi è piaciuto il tratto umano del giornalista,del direttore,del fondatore,mi è piaciuto meno il suo pervicace e settario laicismo, ma, aggiungo che la Repubblica non ritrovera’ piu’ lo smalto,  frutto dei tempi di Eugenio Scalfari.Ezio Mauro per quanto preciso,lucido,pronto ed efficiente, sta gestendo frattaglie di un quotidiano che,pur tentando non riesce ad interpretare la realta’,rimane ancorato al vecchio modello di sinistra,senza svincolarsene e,forse, annuncia la fine della stampa,di tutta la stampa,perchè altre testate hanno problemi ben piu’ gravi da risolvere.

Centodiciotto

Written By: bruno - Mag• 06•13

Canta il primiero|Ride il secondo|Nuoce l’intero.