Avevamo scritto un pezzo sui licenziamenti della televisione pubblica in Grecia,ma è scomparso,forse era troppo duro,nei confronti dell’Europa,duro nei confronti della Germania,si era anche parlato di Hitler e Odino,ma, forse, siamo stati troppo duri,antieuropei.Il linguaggio mostrava i denti,era davvero duro.Il prezzo che questa Europa ci presenta è indigesto,ci riduce a marionette,larve di cittadini.Non siamo antieuropei ma non sappiamo cosa farcene di questa Europa,Europa di politici,questi politici,pappagalli politici,non esodati,non licenziati,non precari,politici che se ne stanno li,al fresco d’estate e al caldo d’inverno.E, per quanto, un linguaggio si esprima duro,roccioso,granitico nei loro confronti,non risulta mai abbastanza,granitico,roccioso duro,fatica sprecata di un povero mugugno.
Andrea Bocelli e l’Arena.
Mettere Andrea Bocelli all’arena di Verona,sul palco, per commemorare Pavarotti,ha qualche cosa di criminale,criminale,verso l’opera e verso l’arena,credo che nessuno ammazzi meglio un compositore come fa lui.Bocelli,un “tenore” microfonato,che si trascina ,come un serpente tramortito in una lamentosa romanza,che non cito per rispetto del compositore.Bocelli,un “tenore che tutto il mondo ci invidia”(fa il paio con il comico di stato Benigni, quando legge la Divina commedia),e, questo da il polso di cosa capisca il mondo,mondo meritevole in toto di questo cantante per noi confidenziale,che, si auspica, venga spedito immediatamente fuori d’Italia per deliziare le asinine straniere orecchie con le sue romanze .Un insulto, anche la prestazione Clerici,che non sa piu’ staccarsi dal suo ruolo culinario di conduttrice,la Clerici,sorta di pagliaccio in abbondante gonnellone color porcello a cui piace agitare fazzoletti d’operetta (mentre la telecamera inquadrava le sue tette), anche dentro l’Arena.Pavarotti con tutto il repertorio d’opera, sono stati ridicolizzati in una serata bestiale,ci pare dirigesse Placido Domingo con tempi da frullatore,bene il balletto,ricordava studio uno,di qualche decennio fa,mancava Don Lurio.Ci è stato impossibile vedere tutta la trasmissione,solo un fatto straordinario o un miracolo avrebbe potuto salvarla.
Intercettazioni.
Mettetevi il cuore in pace, le intercettazioni sono e saranno sempre piu’ perfezionate,un mondo fondato sulla comunicazione non ne puo’ fare a meno.Tradimenti,manie,rapporti irregolari,tutto cio’ che, insomma, per ragioni di forma si tiene morbosamente nascosto, sono e saranno sempre piu’ ascoltati,registrati,catalogati, pero’, nel contesto umano e delle umane cosi’ dette perversioni o irregolarita’,vi saranno anche i terroristi,le mafie,lo stato illegale.I governi non potranno fare a meno di queste tecnologie,e chissa’ da quanto tempo (forse è cominciato con l’uomo) è in corso il sistema, chissa’ quante cazzate hanno ascoltato, registrato,trasformando gli stessi intercettatori in altrettanti pervertiti guardoni d’orecchio.Non c’è come la pratica che conferma e rafforza un vizio.Finchè una nazione, terra’ questo panorama d’ascolto, legato solo al terrorismo ed alle illegalita’ generali, anche governative,la cosa deve essere accettata o la si dovra’ accettare, volenti o dolenti,questo è il mondo,questa è la tecnologia che vi appartiene e che avete creato.Piantiamola di scandalizzarci e piangerci sopra,cosa grave è invece, se, tutti i vizi, o quello che viene indicato come vizio,colore razza, diventa arma di ricatto da parte di governi e governanti opachi,allora ci troveremmo davanti ad uno stato criminale,dittature che hanno demonizzato uomini e donne in un passato anche recente,e,forse, anche nel presente.Coloro, che, per la sicurezza nazionale delinquono e ricattano, dovrebbero essere colpiti piu’ severamente degli altri,anche se, questa ultima affermazione mi sembra la piu’ risibile.Nessuno è in grado di mettere ordine in uno stato di illegalita’ diffusa come quella in cui viviamo o in cui non vorremmo vivere,ma di cui facciamo parte, attivamente, con le nostre tecnologie,parlando in diretta, all’orecchio del “capo”,se avete segreti spegnete i vostri schermi,rendete inutili le tastiere ,come credo facciano, i veri terroristi,per i peccati non c’è niente da fare:Dio vi vede,sempre.
Le comunali.
Vittoria delle sinistre,sono andate a votare solo loro, in nome di un niente nuovo ,Alemanno acciaccato,aveva stancato.La maggioranza non ha votato.Niente di nuovo, il solito vecchio, vecchio, due che parlano, uno alla volta, delle solite cose,si distinguono i timbri diversi della voce ma, niente, proprio niente di nuovo.Vedremo volare palloncini in Piazza Navona,come ai tempi di Nicolini,in una zampata leonina di “sinistra”,come quel fiato, appestato e greve che tira, da sempre alla Biennale di Venezia, fiato grosso dell’asmatico drago,”sinistro” come quello dei vincitori.Il resto saranno solo piccole regalie di potere, come sempre ,potere,ben retribuito.
Saggi.
La saggezza abbonda negli uomini e nel governo,ogni incaricato,sia dal Presidente della Repubblica,sia dal governo di turno,viene nominato automaticamente saggio e saggio significa”:piccola parte che si leva dall’intero per farne prova o mostra;campione-l’atto del saggiare;prova;cimento,esperienza-saggiuolo-figurativamente,uomo savio,consapevole”.Che cosa siano i saggi di cui giornalmente viene indicato,e,aumentato variandone il numero,lo si comprende dunque ,in quanto piccola parte tolta da una massa di onorevoli gia’ strapagati dai cittadini (fino qualche tempo fa, erano estranei non eletti dal popolo, ed anche questi non lo sono, eletti dal popolo, in quanto si designano fra di loro) ,che, appunto, in quanto piccola parte, sono definiti saggi,ma non si puo’ giurare quanto consapevoli,e,se non consapevoli non si sa quanto saggi.Nel caso il pezzo risulti oscuro e mal argomentato, si consiglia di rileggerlo da capo,piu’ e piu’ volte, a piacere,come abbiamo fatto noi,senza pero’ ottenere (per onesta’ va detto), alcun risultato, sulla natura e il significato di “saggio”.Non avendo ben compreso se,questo saggio è filosofo,o uno che vende qualche parere, e allora è un opinionista,se è uno di cui si ascolta quel che dice per convenienza e buona creanza,se è uno che parla delle cose che ha letto,se è uno che parla di quello che vorremmo sentire o che si vorrebbe sentire,se è uno che parla alla televisione e la gente ascolta quel che si dice.Uno che non sa nulla di uomini e di storia e si inventa un sacco di storie tutte nuove,pensate sul momento, improvvisando un suo metodo.Uno che tira a campare aspettando fine mese e pensa come passare la domenica,insomma se vi siete fatti un opinione o una piccola verita’, tenetevela,per l’amor di Dio è la scoperta del secolo.
Politica Italia.
La politica in Italia,con i suoi governi, è come un sistema franoso che, assestandosi diventa precariamente stabile.
Donne.
Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.Mai affermazione fu cosi’ idiota,basterebbe ricordare chi era la “grande” donna che stava con Socrate.Grandi donne sono sopratutto quelle che stanno con dei disgraziati e portano avanti la famiglia e i figli,tirano la carretta, soppravivono,contro tutte le previsioni.Grandi sono quelle che,nonostante le avversita’ e il tempo che corrode, vivono,anche messe in ginocchio.Quelle che, devono far di conto,spaccare il soldo,tirare avanti,avanti e, ancora avanti.La figurina della coppia rara e patinata, di apparente successo, non ha nulla di eccezionale,quella indicata,lodata,come esempio,ingrassata da un effimero alone,stampata, edulcorata e falsa,o solo mezza vera,tristemente “famosa” non ci piace.Donne,che avete sofferto e vissuto amato e perso, ma vinto, il premio del coraggio,a voi, corraggiose,buone , dedichiamo la nostra riconoscenza,nonostante i vostri, disgraziati uomini.
Jacques Romain Georges Brel.
Brel,un cantautore morto nel 1978,era di origini belga ma visse sempre a Parigi.Cantante struggente , espressivo,ci fa rimpiangere un modo perduto di cantare,anche francese.Brel scende facilmente nell’anima,dentro,dentro il sentimento e la passione,con occhio a volte ironico,saltimbanco d’ amori e paesaggi.Le sue canzoni rimangono intatte in una nicchia fortemente umana, a volte, malinconica, senza mai un cedimento.Se, avete lo spirito melanconico sdraiatevi nelle sue canzoni,abbandonati in immagini di pura poesia e qualche lacrima,immagini di giovinezza,fanciullezza e amori inossidabili.Se invece siete isterici e provati dalla vita, cambiate cantante.Mi pare Baudelaire dicesse o scrivesse che i belgi son tutti idioti,per Brel questa regola non vale.
Vittorio.
Aveva fatto anche il becchino,di servizio al cimitero,nella sua divisa nera,con gli stemmini lucidi del comune sul colletto, camicia bianca e cravatta sempre nera, impeccabile.Raccontava che i morti quando venivano tolti dai depositi o forni,il becchino li tastava con cura, per cercare oggetti di valore,cercava ricordi di nozze lontane,o momenti di felicita’,sulla terra.Dopo averli tastati con perizia,il becchino di turno gli staccava la testa,ruotava il cranio impecorito per metterlo in un cestone,pronto per l’ossario.Sottolineava ,Vittorio, con un gesto delle dita, nel mimare il distacco rotante della testa:”come a un bambolotto,come a un bambolotto”.Me lo ricordo becchino,giunto alla pensione,vendeva, fra l’altro, maniglie da cassa da morto, d’epoca,gli era rimasta la fissa professionale,diceva che alcuni, nel toccarle, provavano una specie di brivido,e,come sempre, mimava il brivido, con i suoi occhi azzurri,limpidi.Vendeva anche vecchie fisarmoniche e mandolini,chitarre e abiti da prete dismessi.Qualche volte lo si vedeva, ridente di un dialetto fiorito, con addosso paramenti funebri per la messa dei morti,quelli viola,in mezzo ai suoi mandolini,fisarmoniche , chitarre e pizzi istoriati da qualche suora di clausura.Vittorio aveva sempre avuto un amante,un amante,che non era un gran che,ma adatta a lui, che era sull’ottantina, aveva anche moglie,non aveva figli, ed era nato alla “Villa Grilli”,vero serbatoio, un tempo, di popolo piacentino.Un giorno non l’ho piu’ visto,per settimane e settimane non mi riusci’ piu’ di vederlo,mi dissero che, Vittorio era morto, si era buttato da una balcone di casa ,gli era morta la moglie e l’amante l’aveva abbandonato,l’amore non ha eta’.
Franca Rame.
No,non ci siamo vestiti di rosso,no,noi non siamo donne,no,non abbiamo cantato l’internazionale a pugno chiuso, non siamo donne, donne di Milano.Pero’, abbiamo visto e sentito Dario Fo,urlare, salutare ,davanti alla bara della moglie,Franca Rame,con il coro di “bella ciao”.Un pezzo di teatro,sussurra la tv,per noi,questo gioco di morte e di parole,ci è parso una sorta di mistero buffo,un occasione persa per fare silenzio, davanti ad una bara, dove la morta non ha piu’ orecchie per ascoltare,non un anima da esalare,nessun Dio,nemmeno un Dio mamma, per lei e per gli astanti.Ma poi,Dio o non Dio,Franca,non è come l’avevi sognato tu,pensaci bene,non ti meritavi un sindaco con la fascia tricolore al collo,gente che cantava,il marito che urlava,il figlio che ha messo in piazza le violenze che hai subite,Franca,un funerale di tromboni,no,proprio non te lo meritavi,riposa in pace,come tutti i morti della terra,per sempre,Franca,per sempre.