Oggi,18,Giugno 2013 ,è morto Ferdinando Arisi,grandissimo storico dell’arte piacentino di fama internazionale,una vita dedicata allo studio del bello,un amore smisurato per l’arte.
Maicol Jecson.
Le nuove direttive per una musica nuova,vera,popolare,non imposta da piccole camarille è la linea Maicol Jecson,basta con questo “classicismo”, anche i conservatori si debbono adeguare,la musica di consumo è quella pop e giovanile ,quindi, i conservatori si adeguino.Illustri direttori l’hanno confermato,appoggiato,proposto ,facendo sentire,anche se non si sentiva ,una schifezza(per loro nuova), in tre citta’ diverse,suoni armonici che vibravano attraverso impulsi in diverse localita’ simultaneamente.Ci avevano gia’ provato con la musica elettronica,di cui nessuno,ma proprio nessuno ne conosce l’esistenza o ne sente la mancanza, se non dai resti commerciali di Battiato o di qualche altra canzoncina che fa bene al cuore.Ci avevano provato i futuristi e, quelli si,’ hanno davvero distrutto tutto.Dopo di loro ,viviamo in un eterno futurismo,una specie di Faust e relativo patto con il diavolo,questo futurismo non finisce mai,mai,come un mostro che si rigenera , Araba Fenice,che ci confina nelle colonne sonore da film.Aveva ucciso, il futurismo, anche il chiaro di luna(che ascolto in questo momento,bellissimo),ora nel 2013 vogliono cancellarlo anche dalle scuole,largo a Maicol Jecson,addio Beethoven,Mozart,Bizet,Brahams,Bach,Tchaikosvski,Verdi,Orlando di Lasso ,Corelli,Monteverdi che,molto, ci si è dovuto dedicare , capire,amare,questi abissi sonori,ma,suoni astrusi per i piu’,titritere senza senso,per i molti,mondi nascosti invece, che si svelano nel tempo,sciogliendosi nell’anima amorosa loro,questo è un secolo senza cuore e senza meta, virtuosismo asciutto senza universo,arido, fine a se stesso,ripiegato e, stupidamente compiaciuto del suo nulla,del suo rumoroso niente.Addio,vi ascolteremo,vi studieremo, ancora, nelle catacombe o nelle cantine,con grave pericolo anche per la nostra vita, continueremo,finchè brillera’ una goccia di questa vita,della nostra vita,un sogno, al chiaro di luna.
Benigni.
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”,è l’ultima campagna dantesca di Benigni alla tv,Benigni,comico che ride in proprio.Ma, le stelle, le fa vedere a noi, che sognamo il firmamento, addormentandoci alle sue asinate dantesche.
Erdogan.
Quando un mussulmano,anche moderato,si sente con le spalle al muro,se ne frega dell’Europa,nel suo disegno islamico di fine tessitore non tollera intrusioni,le respinge,le soffoca,come fa con la Turchia laica.Allora questi protestatari diventano immediatamente “agenti stranieri”,provocatori,mercenari.E’ il solito ritornello di tutto l’islam,che noi vogliamo rispettoso delle liberta’ individuali,cosi’ come le loro liberta’ vengono rispettate in occidente,in un anomalo circolo che non avviene mai completamente,giunti alle porte islamiche il circolo si ferma,s’interrompe,funziona solo a senso unico,verso l’Europa,Europa che noi guardiano con sospetto,ma qualche islamico,vedi Erdogan, ci sputa anche sopra.
Grecia,ultimo concerto.
Licenziati i dipendenti della tv pubblica,questa sera abbiamo visto l’ultimo concerto dell’orchestra sinfonica greca,anche lei licenziata.Gli esecutori in lacrime,a capo chino non riuscivano nemmeno a partecipare col loro strumento,con la loro voce all’esecuzione.Il commentatore,davanti a queste immagini,definiva tragiche quelle immagini,che testimoniavano il difficile momento di quella nazione,ma quella nazione non doveva e non dovrebbe essere l’Europa?
Liberta’,Alberto Spigaroli e San Sisto.
Purtroppo,a un nostro rilievo per lo sbiadimento delle decorazioni in San Sisto si è dovuto sorbire un intervento,a gamba tesa,su Liberta’ dal Professor Alberto Spigaroli.Abbiamo definito sciagurata la scelta di un parroco e dalla soprintendenza, scelta per l’uso di un pavimento in cotto all’interno e nel chiostro della chiesa.Il professore usa argomenti pretestuosi per quel che concerne l’uso del termine “sciagurato” ,al limite della malizia,insinuando che da noi sono stati rivolti alle persone come tali.Tutti possono fare scelte che possiamo non condividere e per questo motivo,e,a maggior ragione ,per un monumento come San Sisto, possiamo definire tranquillamente sciagurate , scelte, che riguardano una pavimentazione indegna,senza essere tacciati,come fa il professore, definendoci spregevoli.Ma, il nostro professore si inerpica in argomenti non richiesti e non criticati da noi,molto probabilmente con l’intento di attribuirci cose di cui non conosciamo nemmeno l’esistenza.
Gay pride.
Il nuovo,”vittorioso”,sindaco di Roma,Marino,il democratico,quello della citta’ di tutti e di tutto,quello che trombava con il microfono nelle piazze,in mezzo alla sua gente.Quello che i gay definisce liberi cittadini,alla richiesta di partecipare al loro pride, si è irrigidito e,deglutendo, come lo struzzo sa deglutire il sasso, ha declinato l’invito, in un trionfo di dabbenagine ha dichiarato che passera’ qualche giorno,in pace, con la sua famiglia,noi supponiamo si riferisse e sottolineasse,la sua famiglia “normale”,quelli del gay pride hanno incassato e, ringraziato,alle parole non seguono mai i fatti.
L’aguzzino.
Prendere una donna, massacrarla per bene,con odio,disprezzo,indifferenza.Pestarla, fino a che la si pensi morta,volerla morta, e, cosi’, sanguinante,incosciente, svenuta dal dolore, riporla in un sacco dell’immodizia.Non contenti della bestialita’ e, della brutalita’,fare tutto questo davanti alla figlia,una bambina di quattro anni,poi andare a dormire dal nonno.Arrestato il criminale, vederlo,guardarlo girato, con a fianco un poliziotto in borghese,subito,non si percepisce l’assassino,e,solo dopo qualche tentennamento lo si identifica.E’ un ragazzone dalla faccia tonda, in salute,il volto non tradisce nessuna emozione,nessun pentimento,sembra uno che si giri in compagnia, mentre entra in un bar.E, quella faccia,quella faccia li, è quella che ha pestato,brutalizzato,fatto sanguinare,massacrato,messo in un sacco della spazzatura,una donna,davanti alla figlioletta,perchè non voleva fare la puttana.Questo succedeva a Buchenwald,sulla collina dell’Ettersberg,otto chilometri da Waimar,no, non a Buchenwald, a Napoli,a Napoli,Napoli,come in tante altre citta’ che si sfregiano della stessa violenza’,Buchewald sulle colline dell’Ettesberg, aprendo i cancelli, a otto chilometri da Waimar ha liberato anche i criminali non solo le vittime.
Sant’Antonino,Piacenza, tomba di Lotario.
943 “Correndo l’anno decimosettimo del Regno di Ugo,e di Lotario(cosi’ chiamato come il suo antenato) il duodecimo.Nel quale anno medesimo venuti questi due regi in Piacenza,visitar vollero il sacro Tempio di S.Antonino;ricordevoli,che quivi stava sepolto il cadavero del lor’ avolo Lotario Re(cui essi col nome d’Imperatore chiamarono) fecero donativi per la di lui anima,e per la propria salute insieme al venerando luogo in pro ed uso dei Canonici di quello,di due corti,o poderi nei villaggi di Gabiano,e di Fravezza;e per suffragio ancora d’un tal Pietro,morto per la fedelta’ loro in una battaglia sotto le mura di Piacenza,e sotterrato nell’atrio della predetta Chiesa,vi aggiunsero un’altro podere nel Territorio di Fabiano.”
Ferdinando:una storia piacentina d’oggi.
Un bell’uomo,o quello che puo’ definirsi tale,seduto sopra una vecchia poltrona rossa, guarda l’imballo di cartone del suo vecchio negozio,piccolo, accogliente,con cavalli alle pareti, dentro cornici antiche,stampe e vetrine vuote,sta per traslocare,i tempi non sono piu’ buoni come nel passato ,c’è magra in giro.Nel piccolo retrobottega fra i libri ammuchiati aveva ricavato una piccola alcova,giusto per potere amare,quasi in piedi.Le donne,le sue donne facevano a turno in quella piccola alcova,fra i libri e le stampe.Nel piccolo spazio qualcuna gridava nell’impeto del cuore:fa di me quello che vuoi,questo mandava in bestia il piccolo antiquario anche perchè non sapeva che cosa se ne doveva fare.Bionde,brune,si spogliavano nella penombra,qualcuna la faceva ballare per vederla nuda,e lo diceva,lo raccontava, spalancando i suoi occhi,occhi azzurri,sereni,rassegnati,che avevano anche sofferto per amore.Aveva speso tutto,tutto quello che aveva guadagnato,ma era soddisfatto,aveva vissuto.Qualcuna di quelle belle ,che il tempo aveva oramai sbiadito, provava ancora un vecchio invito davanti la vetrina del negozio,nella via affollata,provava,ammiccava ma lui rispondeva no,con il dito alzato,ed alzava il suo indice,bianco,muovendolo con grazia in qualche tentennamento,poi scoppiava a ridere.Era arrivato il tempo di traslocare, smontando la piccola alcova di carta.C’era penombra in quella stanza,fuori la luce del mattino spianava anche l’acciotolato della strada,una luce calda e spessa inondava gli stipiti ed il vetro del negozio.Allora,guardando la porticina interna, verso la stanza della piccola alcova pareva ancora di sentire urlare,nell’impeto del cuore:fa di me quello che vuoi.