Che sia breve tutto ,in questo mondo, è noto a molti di coloro che vi riflettono,brevita’ della vita, brevi gioie,brevi piaceri.Tutto è come sole al tramonto che cambia colori nello spegnersi.Le fregature,in fondo,se ci pensate bene ,sono brevi,rapide,scottanti,anche loro, ci siamo abituati a questo fuggire delle ore e delle cose,tanto ,fuggendo, tutto fugge, come acqua.C’era un tempo, il matrimonio, che tuonava:”fin che morti non vi separi”,che volete,oggi, uno, in punto di morte, potrebbe aver contratto cinque o sei matrimoni prima di morire senza essere mai veramente morto,visto la brevita’ del divorzio oggi. Tutto è breve,come il sole nello spegnersi,cosi’ nessuno si sposa piu’ :fin che morte lo separi.Un tempo troppo lungo ,oggi breve,per il matrimonio non ci son piu’ mezze ,ma nemmeno,misure.
La signora Le Pen.
L’unica seria proposta che arriva all’Europa è quella della Le Pen,ci vorrebbe pero’ una Le Pen senza la bava dell’antisemitismo,nè un nazionalismo vecchia maniera.Non so, se sia possibile tutto questo,e , quali spazi possa occupare questa “nuova Europa”,comunque appare la piu’ praticabile,la piu’ rispettosa verso le singole nazioni,i singoli popoli.L’alleanza contro questo euro dei pochi,per un Europa dei molti, risulta essere l’unica strada percorribile verso una vera identita’ continentale.Occorre in ogni caso ,lasciare con il cerino in mano, i fautori di Paperopoli ,capitale di una fantomatica Europa,patria della banda Bassotti.
Vittoria a Paperopoli.
Che male c’è, ha vinto Paperopoli,tutti felici e contenti,li manderanno a Disneyland,in Europa.Quando vince la squadra del cuore ,tutti ridono con trombette clacson bandiere,qualcuno si sbronza,qualcuno fa a pugni,ma per la felicita’,che volete, è l’effetto vittoria.Tutti si aspettano qualche cosa oltre gli ottanta euro,almeno uno sguardo di apprezzamento da parte del proprio “capitano”.Ma , finita la partita,i veri vincitori rimangono, la squadra il finanziatore con l’allenatore, gli altri ,tutti gli altri fanno il tifo,solo il tifo,sono tifosi e basta.Potrebbero restare con il bel ricordo delle loro trombette in mano,bottiglie scolate e pacche sulle spalle,quindi,il giorno dopo, riporre tutto in un baule o in un armadio, in attesa della prossima vittoria e,tanti ,tanti giorni per ricordare, da raccontare, spiegare.Che volete, anche Paperopoli ha le sue felicita’.
p.s.ci giunge notizia che i vincitori non hanno effettuato alcun festeggiamento per la vittoria,quindi, niente bisboccie,pacche sulle spalle,botte, striduli clacson a Paperopoli.
Elezioni europee.
Vittoria deludente in Italia alle europee,di tutte le possibili europe che c’erano, vince quella degli ottanta euro.L’unico,l’autentico populismo italiano, ha un capo e un partito.
Dati.
Qualche dato su questo blog ,wordpress, 628 articoli,commenti 50.832 di cui 1,157 approvati,49.675 in sospeso (non siamo piu’ in grado di vagliare i commenti).Le visite in data odierna sono 13.354.Vengono lette dalle venti alle trenta pagine al giorno.
Ebrei.
C’è,c’era ,e ci sara’ sempre, gente che viaggia in mefitiche correnti sommerse,c’è,c’era e ci sara’ sempre, chi,per ignoranza,per imitatitivo odio,compie gesti criminali verso uomini,donne,passanti.La storia insegna,ma nessuno studia,altri la studiano,e la ripetono male,malvagi fra i malvagi, indicano vittime,fomentano , seminano odio,imbecillita’ sudditanza, verso balbuzienti profeti.Il cretino è il rinascimento d’oggi,dove tutto è vuoto ,morto rinnovamento inzuppato d’imbecillita’,niente rinasce ,oggi, solo lo stupido resuscita,senza aver mai letto una riga,un motto,un verso.C’è ,c’era, e ci sara’ sempre, gente che viaggia nelle mefitiche fogne di correnti sommerse,c’è,c’era, e ci sara’ sempre chi,come in questi giorni, si mette a sparare,ancora ,sugli ebrei.
Karl Evver.
Karl Evver,in Baccus Bimater,Dio dell’ebrezza figlio di Semele,in otto lavori dal 6 giugno al 6 Luglio alla Tosa, Vigolzone,nel pieghevole è una citazione di Euripide :”Veni o Dithyrambe,meum-Masculum hunc in uterum,veni.”Ma a noi ci vengono in mente quei versi di Saffo”:Vino Amore mio-vino verita’”.Inaugurazione 6 Giugno ore 18,30.
Madamina ,il catalogo è questo.
Che bella mattina di pallido sole,la pioggia di ieri ci ha dato una nebbiolina senza stagione per le strade della citta’.Tigli in fiore,fiocchi,come neve dai pioppi che s’incurvano dai giardini,anche il marciapiede è bianco,come fosse nevicato,ed è primavera,un’altra primavera.Le strade sono deserte,il poco sole le illumina, con luce diffusa, giallo canarino,e il giallo canarino scivola, sui cubetti di cupo porfido lungo la via.Ferdinando seduto dietro il suo tavolo,come in cattedra, ci guarda sopra gli occhiali,d’oro,ci guarda, circondato da belle stampe, che riportano parole antiche sulla carta e legno pregiato ,legno e parole fan da cornice a un mondo trapassato.Ferdinando quando gli parlo di donne si schernisce,minimizza,mente,diminuendole.Di donne ne ha avute una cinquantina,cinquanta,non tante poi,ma son sempre un bel numero,le donne gli servono per l’autostima,son complimenti ricevuti ,che ripete ancora ,con piacere e sottile soddisfazione.Anche brutte, grasse,stupide , belle,intelligenti,a lui importava quel cosmo femminile fatto di attenzioni solidali.Parla, si perde,un attimo,solo un attimo,ha gli occhi leggermente arrossati,la crisi arrossa gli occhi a molti,tuttavia sorride,sorride sempre e sbotta, in una risata.Dunque son cinquanta,cinquanta storie,cinquanta vite,cinquanta, cinquanta labbra,migliaia di baci,carezze braccia,sorrisi e ,pianti,le avra’ poi ricordate davvero tutte?Ferdinando è quello che si dice un bel razzo,da giovane faceva meno fatica, per quel che concerne la bellezza e,la prestanza,intendo ,per la prestazione,non è ancora vecchio .Quando era militare ,verso il veneto ,la sera andava a vedere le puttane,si’, le meretrici,quelle che, anche Gesu’, a una di loro disse:”va e non peccare piu'”.Ed una di loro era fantastica,bella, aveva una lunga fila di clienti in attesa,Ferdinando passava con la sua utilitaria la guardava e proseguiva,ma ,un bel giorno, passa e ripassa,la bella molla la lunga fila di avventori,sale sull’auto di Ferdinando e corrono ,volano,insieme a casa sua.La casa di lei era una specie di ostello, dove, molte lavoratrici notturne tornavano, scaduto l’orario di lavoro.La bella non chiedeva denaro a Ferdinando,lui ricorda che metteva un disco di Mina: “quend’ero piccola”,e me la canticchia,dietro la sua cattedra di legno,sorride.Un giorno, Ferdinando, si rompe un gomito,torna nella sua citta’, all’ospedale militare,pare che, la ragazza,quella che anche Gesu’ aveva perdonato col dirgli:va’ e non peccare piu’,nel frattempo si fosse lanciata dalla finestra di casa sua,casa,ostello albergo ,di altre meretrici come lei.Ferdinando non sa dire se fosse morta o soltanto ferita,sopratutto non sa dire se fosse per causa sua, quel gesto disperato, l’indimenticata era e rimane, certamente la sua, cinquantesima piu’ una,donna.
Bruno Missieri.
Uscire dal corpo,vedere sè stessi attraverso il segno,l’intreccio,la molteplicita’ di forme,graffi,pensati,ordinati,compatti,in armoniose, scandite campiture.Il “naturale” si trasforma in concetto,il concetto in colore,denso, sovrapposto migliaia,migliaia di volte,cancellando defininitivamente la carta,la tavola,il supporto.Sono immagini senza fondo,vertiginosi abissi intricati di una vegetazione che ripete sè stessa all’infinito.E poi,campiture d’azzurro poetiche,ossigenate,gonfie di respiro,poderosi oasi blu’ per una pausa in lotta,come un conflitto acceso sul bianco della tavola o del foglio.Eco di quel complicato,intricato tracciato,labirinto,frantumazione del sè che si oggettiva scarnificato,venato di rosso o rosa,sopra un muro, come una vegetazione imbalsamata,pietrificata,stampato simulacro del sempre su di un confine,un aldila’ di frontiera.Non è mai segno naturale,la sua “naturalia”,è forma, pensiero, fuori da ogni cronologico avvenimento,astrazione che prende forma in un naturale estraniamento utile alla sua composizione,utile all’intervallo che occorre per la sua riflessione del fare.Si scompone infine e ancora ,e infine si intrica si distende con accenti di stupore e sorprendente meraviglia, come segno che nasce dal profondo con molte stratificazioni e per molte stratificazioni,come primigenia impronta evocata,scavata,confermata.Non è difficile trovare nelle sue tavole la poesia,poesia inaspettata ,di toni blu, accesi notturni, puntolini gialli,glialli come quelli delle lucciole,non è difficile sentire il vento,o sentirsi pensosi dentro i suoi giardini di pochi fiori,che, fluidificano acquosi,profondi, immoti.Tutto è sospeso evocato,tutto è fissato per sempre nell’atmosfera che diviene essa stessa rappresentazione cristallina della sua “Naturalia” senza uomini, umano pero’ è il suo gesto,umana presenza è l’io,il suo io, che guida e si fa guidare da un misurato procedere.L’uomo,l’umano è immanente,permea e supera il suo stesso lavoro,spettatore e creatore,lui che si prosciuga, si nega all’attenzione visibile,lui si fa invisibile,soppraffatto come è dalla contemplazione,dalla meraviglia che ritrova sprofondando in perenni nascite e rinascite.Pulsioni profonde lo pervadono,scarni archetipi che sulla superficie salgono e vogliono dire cose, ma anche pensieri,sopratutto idee.
Naturalia, Palazzo Farnese,Bruno Missieri.
Tutto quello che conta.
Basta,basta,parlare di politica, politici,parti o partiti.Noi ,che contiamo poco,meno di nulla,noi, che viviamo sulle rive di un fiume,fuori dal mondo,e, il nostro si’ o il nostro no conta nulla o poco.Quando deporremo il granello di polvere sul nostro cuore malato, sara’ lieve,alato ,e se lo portera’ subito via, la brezza leggera.Che volete importi di noi,noi, che viviamo oziosi giorni senili , dove, e quando il sole tramonta, indica la meta,solitaria e tranquilla della nostra ultima vita.Non rimpianti ,non desideri, rimbomba solo come lontano tuono una assonnata vita, dentro le nostre vene verdi-azzurre.C’era un mondo prima di noi,c’era?Lo abbiamo riconosciuto,amato? Forse,odiato?Giorni , indifferenti scompaiono , da tutto da tutti.Che volete importi del bene del male,un poeta scriveva che il mare in tempesta, con le sue mareggiate, lascia sulla riva rifiuti che vengono dal largo lontano, cosi’ si immacolizza d’azzurro.Oggi, per quanto scuota furioso il mare le sue bianche onde,si gonfia di soli cupi ricordi morti, pene e sangue.Ci siamo divertiti,a dar del matto o del somaro ,ma quello che dicevamo nessuno l’ascoltava,non contava,e questo ci piace.Giorni inutili , passati, dimenticati, cancellati, quasi fossero mille e mille anni lontani,quando il tempo,fra mille e mille anni, rendera’ invisibile anche tutto il resto,tutto quello che ancora per voi, conta.