Forse non vivo,no non vivo in questo secolo,questo secolo che è sempre altrove,questo secolo che è sempre l’altrove,lontano e ignoto,disteso, lungo una qualche costa americana dell’Atlantico,lontano,dentro e disteso in una fumosa città d’ oltreoceano,no non vivo questo secolo.Il mio secolo invece,trascorre traquillo diverso vicino e dentro,dentro agli occhi, a questi occhi, occhi che non trovano più ombra di Genio ,di un qualche genio,e questi occhi, occhi che hanno guardato Prometeo accendergli il cuore non sanno vedere l’oltre.Invece,invece ecco la morte di un infinità di geni pop,di morte improvvisa,così si dice, di geni,geni come Prince,e chi l’ha visto mai Prince?Sopratutto, chi l’ha mai sentito?E’ strano aver vissuto,così lungamente vissuto e non essersi mai,proprio mai accorto del genio,di un genio vivo sulla terra come Prince è davvero strano,sopratutto strano ascoltarlo per la prima volta ,ascoltarlo e non riconoscerlo.E’ morto Prince,forse doveva morire,o forse era solo ora che morisse.
Punto.
Il bel paese è impantanato sull’egemonia Renzi,tutti contro Renzi , Renzi inamovibile unico insostituibile.Nella disperazione e nell’angoscia il paese tutto, si pone una domanda che pare non trovare alcuna risposta,che fare dopo Renzi?Che fare?Semplice,dopo Renzi si farà senza Renzi,punto.
Quel gran quorum di Renzi.
Oggi anche il cielo è renziano,tutta l’Italia è renziana,il mare è renziano come tutto il resto delle colline toscane di toscana,tutto tutto splendidamente limpidamente renziano,unicamente renziano solamente renziano,e anch’io, che non sono mai stato renziano,come miracolato mi sveglio, e mi sento,renziano.
Europaeuropa.
L’Europa unita senza vergogna si nasconde dietro l’ennesimo muro.
Fondazione & cultura.
Il tutto comincia con una frase di Nietzsche (1844),quando scrive :”sull’utilità e il danno della storia per la vita”,questi citazionisti mettono la parolina arte al posto di storia.E già qui, uno potrebbe prendere qualche distanza,poi si invitano i maggiori esponenti museali dei dintorni ed esteri,pagandoli penso per la trasferta e, facendosi spiegare cosa loro fanno da tanti anni nei loro musei ,quindi ,proporre anche qui quello che loro fanno.La proposta altamente culturale (l’uovo di Colombo) è dunque questa, andare in giro nei diversi musei,vedere cosa fanno (da qualche decennio) e rifarlo nel palazzo ex Enel,tutto qua, ci vogliono solo i soldi.Qualche illuminato dice di togliere l’ex,che, quell’ex Enel è antipatico, e chiamarlo semplicemente palazzo Enel .Qualcun altro ha aggiunto, viviamo di ipertrofia storica e non riusciamo a liberarcene,per cui siamo divenuti sterili ma una cura vi sarebbe (intervento Milani,secondo Libertà) ,la cura sono i 149 milioni di euro promessi da Franceschini da spartire fra le:”industrie culturali creative” industrie che dovrebbero sorgere e, mi pare di aver letto da qualche parte che ,gli “artisti” dovrebbero percepire anche uno stipendio.Vaciago ha dichiarato che ,noi ci troviamo nella stessa condizione dei giapponesi per cui rischiamo di affogare in un tradizionalismo di maniera,precludendoci così un uscita verso il “nuovo” .Il “nuovo”, per tornare da capo ,secondo l’assunto dell’assise, sarebbe quello che predisse erroneamente Nietzche nel 1844 con arte al posto di storia,surrogato però questa volta anche da Pirandello che,sempre secondo costoro, quanto Pirandello scrisse sul dubbio,riguardasse certamente il nostro secolo,mentre sarebbe meglio dire che scrivesse del suo secolo per quel che concerene il dubbio ( e il dubbio è materia antichissima ).Dunque ,pur parlando Pirandello del suo passato secolo si riferisse al secolo nostro, il prima e il dopo non conoscono nè osservano nessuna cronologia temporale, è come se ,ridotto a concetto sospeso, lo scrittore Pirandello Luigi fosse morto presente,o presente vegeto-morto per parlare del suo -nostro dubbioso secolo. Fermiamoci qui,basta! Hanno perfettamente ragione,la Fondazione, ha ragioni da vendere quando parla di dubbio del secolo passato-presente. Questa proposta Enel, lanciata dalla Fondazione ci lascia infatti estremamente dubbiosi,profondamente permeati di dubbio e potete aggiungere se vi piace,dubbiosi alla Pirandello,Pirandello come uno nessuno centomila .Luigi Pirandello, che rimane uno del passato secolo, con buona pace degli astanti,anche perché ,la roba che propongono è indubitabilmente roba vecchia, ipertroficamente conformista,pseudo dubbioso e sterile futurismo d’accatto a spese del pubblico erario, dubbioso utero in affitto ,dubbiosa infeconda fabbrica già fallita con certezza presso altre consolidate sedi.Concedete allora, a una delle molte perle scritte dal nostro Nietzsche di cadere fra i piedi di chi legge:”La nausea per la vita che continua è sentita come uno strumento di creazione”.Questo sì,sì è un autentico viatico,viatico per tutta la tardiva e anacronistica operazione Enel,auguri!
La citazione viene da:” Verità e menzogna,la visione dionisiaca del mondo pag.81″ Nietzsche.
Doina.
Quella ,in un momento di stupida crudeltà mista ad imprudenza ma sopratutto sfortuna,nella lite infilò la punta dell’ombrello in un occhio all’altra con cui stava litigando,certamente aggredendola.Bene, quel colpo centrò con il puntale, proprio un occhio della povera vittima,un colpo che sarebbe stato difficile centrare anche avendolo voluto,comunque,mira o non mira quel colpo fu mortale,la colpita morì più tardi .L’assassina venne condannata,non ricordo a quanti anni,ma dopo nove anni,ripeto nove anni di galera comunque uscì in libertà vigilata, facendosi fotografare in bikini,con pantaloni corti, felice e sorridente.Il padre della vittima a vedere quella “cosa” viva si sentì morire dentro,avrebbe voluto strangolare con le proprie mani quell’assassina,e, per il dolore si mise ad invocare la pena do morte,la pena di morte, per un colpo di punta, con un ombrello di precisione omicida.Ora ,vi sarà chi dà ,giustamente ragione al padre,genitore che non ha più la figlia,e,ombrello o non ombrello vi sarà, chi alzerà insensibilmente le spalle,tuttavia la sostanza del ragionamento è questa:la punta di un ombrello si rivelò omicida,l’assassina venne condannata,uscita il libertà vigilata si è messa in pantaloni corti o bikini o in mutande e per di più si è messa a ridere,ma scusate,il reato,lo scandalo ,dove è.Vero,non doveva farsi fotografare mentre rideva,mettersi in mutande o in bikini,alzare il ditino,poteva farlo ma farlo,in privato,anzi di nascosto,senza farsi vedere,mai ridere in pubblico,specialmente in mutande,specialmente se si è un assassino,assassino appena uscito, di galera.
Sogno o son desto.
Aprendo facebook,ma forse l’ho sognato,ho visto un grande grandissimo pupazzo colorato e gonfio di gomma che oscurava palazzo Gotico e i cavalli ,quelli di Piazza,veramente si vedeva solo un cavallo, cavallo solo ridotto a chincaglieria in una bottega di incubi come ricordi.Questo orribile pupazzo, specie di Pingo Pongo non faceva nulla,nulla,stava seduto con le tese orribili gonfie braccia come quelle di un annegato appoggiate alle pietre,forse giallo blu o verde,ma, visto che forse l’ho solamente sognato non lo ricordo più.In quel sogno, il Palazzo Gotico era fatto di lego e il cavallo,non saprei definire cosa raffigurasse in quel contesto baracconesco il cavallo su cui stava comodamente seduto un Farnese,comunque era insignificante,insignificante Farnese insignificante cavallo.Per fortuna devo averlo solo sognato,anche se mi pare fosse una foto messa da Cesare Zilocchi,foto del mostro con un commento ironico sulla bellezza,o forse non era ironico?Mah! Forse,forse quanti forse e basta,basta con questi forse,anche perchè l’avevo soltanto sognato, forse.
Nudo pompier.
Jeanloup Sieff,scattò nel 1956 “Nudo pompier”,Parigi,nello studiocasa di un pittore morto da poco,Jeanloup aveva affittato quello studio per mettere in posa una modella nuda,la modella si mostra di schiena, longilinea aggraziata e bionda,secondo lui la mise in posa come i quadri che aveva attorno.E guardando i quadri dell’ ignoto pittore si vede un bambino con cane,una Madonna con bambino,una deposizione,due amanti che si baciano nudi,e ancora ritratto di bambino,un paesaggio,altro paesaggio,nessun nudo pompier.Lo studio del morto è in ombra e spazioso,alcune cornici sembrano fronde di legno arricciate d’alberi,scoloriti tappeti sotto i piedi della ragazza in posa con i bianchi talloni leggermente alzati.Una finestrella appare molto in alto,più che a un ” nudo pompiere”,la stanza si ovattta di ombra e quadri e colpisce solo e sopratutto per il suo aspetto funebre.
Casaleggio.
E’ morto Casaleggio,così piangono i grillini con Grillo in testa,è morto Casaleggio, piangono anche gli ipocriti i ladri e i mestatori politici,piangono per covenienza,piangono perché non si può e non si deve parlar male di un morto,piangono,anche se stava sulle balle al mondo intero.Piange chi non ha mai avuto lacrime,piange chi non ha mai pianto ma ha ha fatto piangere.Le massime cariche dello stato alzano il sudato culo dallo scanno dorato e si dicono costernate,il popolino piange con le sue donne ed i suoi uomini.Piangono anche i quasi uomini con le quasi donne piangono,piangono ininterrottamente,aggrottano le ciglia,scrutano torvi,fanno una smorfia,quasi un sorriso.
Collage.
Solo Debussy, con le sue spente e morbide sonorità tonali,nella sua cattedrale sommersa potrebbe svelare un pavimento marmoreo,qui riprodotto per collage da Liviana.Debussy,potrebbe, solo lui portarci nell’armonioso magma di colori e immagini, bottiglie e animali,pesci,polpi su carta a fondo caldo, serenamente espresse,ritagliate incollate meticolaosamente ordinate sovrapposte,come in un maestoso pavimento musivo classico che, per ventura venisse scoperto dalla sabbia del deserto o sotto le onde del mare azzurro.Azzurro, come azzurro o blu è quel fregio libero,dipinto a mano che percorre tutta la composizione,legandola attraversandola, merletto con il suo disegno a tamburo,a tamburo, per farla risonare squillare meglio,meglio intendere,meglio apprezzare sentire.Potrebbe essere un magnifico,imponente pavimento venuto da qualche tempo altro,altro e lontano tempo dove solo le sommerse bottiglie tradiscono la sua attualità e il suo oggi,la sua ora.Bottiglie come piccole reliquie di messaggi,parole significanti di cui si leggono alcune rare lettere maiuscole o minuscole ma che vogliono e possono dire cose,messaggi appunto,domande desideri venuti da lontano,anche se se sono uscite solo ieri dalle mani e dalle forbici di Liviana.Liviana,attenta nel comporre,nel mettere e nell’inccollare formando pezzi di pesci polpi e,parole ancora parole,messaggi e ancora messaggi.Se mai un giorno,questo suo lavoro si facesse pavimento prezioso e multicolore,anche i calpestanti piedi che lo calpestano saprebbero di cosa parli quell’andare morbidamente azzurro.Quel piede,forse quel piede colto dal suo smarrito cammino potrebbe non più avanzare,non più voler avanzare,andare avanti,ma, fermarsi,fermarsi e pensare guardare , tornando poi sui suoi passi per non offendere la variegata bruna cornice che gira attorno come treccia o confine magico invalicabile, dove, oltrepassandola,ogni piede si troverebbe nell’assenza di poesia, nel vuoto, nell’infinito nulla.