Oggi Libertà,Libertà,quotidiano di Piacenza pubblica una foto del palazzo ex Enel con le finestre illuminate dall’interno ,illuminate di un rosso fiammeggiante e commenta:Come si fosse acceso un incendio”.Per una buona volta vorremmo dare ragione a quel giornale,per una volta un titolo azzeccato,infatti quel fuoco,quell’incendio ricorda da vicino l’incendio del Reichstag prima dell’avvento dei nazisti al potere e, se tanto,se tanto mi da tanto non c’è da stare allegri visto che uno dei componenti del comitato della Fondazione ha ,addirittura dichiarato:”questa è la rivoluzione”.Con riferimento alle galline stressate che fra poco mostreranno i loro morti “muscoli” nell’edificio come monito a una città,una città (sic) ignorante ,città che dovrà vestire di nero per il funerale dell’arte e della storia.
Il cielo.
Il cielo mi disse un giorno oggi sarai felice, ora so che non è la bontà a portarci in paradiso ma vie impervie e misteriose, le mani di chi forse non ci ama ma ad un altro livello psichico ci conduce. Misteriose strade a noi dolci e accecanti dove mai passammo prima negli abbracci forsennati e folli trovammo noi stessi integri come una spiga matura pronta al sacrificio del pane. Nulla era da dire solo sentire odori tatto pelle gli occhi che mi frugavano l’anima senza pudore Tu non chiedevi il permesso sapevi prendermi tutto nell’intimo della mia carne. Mi hai disfatto come l’onda capricciosa sconvolge il disegno di sassi sulla riva nel mezzogiorno estivo Mi hai disfatto perché non hai capito Come l’onda non capisce, come la furia del mare, come il vento incessante di un rutilante e grigio giorno di novembre che rimbomba di spietati tuoni. Come gli elementi che calpestano distruggono e flagellano senza sapere come, colmi del proprio nulla, di uno stupefacente vuoto dove si può cadere come una foglia cade volteggiando su se stessa e sulla propria sorte.
Francesca Pierucci.
Ex Enel & le galline esaurite.
Non so più con chi discorrevo ma, si parlava della manifestazione tutta a carattere provinciale che si terrà all’x ENEL,un specie di congrega internazionale di negatori della storia, congrega pagata ,denaro sonante dalla Fondazione ,negatori che dicono di rappresentare quello che negano ,la storia.Altisonanti autori secondo certi caratteri deboli,in verità nani schiacciati dalla storia da cui fuggono a gambe levate traumatizzati e fatti uomini e donne dell’età della pietra.Nani che fanno quello che tutti possono fare ma che solo a loro è dato mostrare e fare, e “fanno”,fanno è vero, fanno però quasi fossero neonati appena nati ,neonati senza parola senza memoria senza nemmeno i denti , come erano i neonati primitivi .Insomma costoro ,costoro sputano sulla storia di cui sono terrorizzati e dicono,ripeto dicono di rapprentarla .Ma,ma la” storia”questa intricata storia non finisce qui, c’è,in questa vicenda un lato ancor più comico,per non dire schizofrenico ,ed è che uno degli organizzatori si è espresso (pare) in modo tranciante ed esplicito contro la sua città (sic), al che basterebbe a questo punto migrare che sò ,a Busto o Cinisello Balsamo per avere un occhio di riguardo da un simile feroce censore,feroce,truce che, pur disprezzando in toto la sua città ed i suoi concittadini dice di rappresentarli tanto per confermare un turpiloquio logico che riguarda a questo punto anche la Fondazione,Fondazione un tempo retta dalla gloriosa DC.Ed ora ,ora addentriamoci,venite,addentriamoci artisticamente nel tempio elettrico ex Enel:”Guardate,guardate i fuggiaschi dalla storia ,contemplate le galline esaurite.Non sono davvero nature “armoniche”;esse possono schiamazzare più che mai,perché depongono uova più spesso:per dire la verità le uova si son fatte però sempre più piccole (benché i loro libri si sian fatti sempre più grossi” guardate e…istruitevi.E questo vale,e valga senza alcuna discriminazione,valga non solo per la nostra ma,per tutte le città del mondo,per tutte le spaventate città , per tutte le metropoli,per tutte quelle castrate sottomesse e infine schiacciate dalla storia che oggi vivono,o dicono di vivere nelle loro tecnologiche alte caverne “contemporanee” di cemento, vertiginose caverne abitate da tante tante e tanti pollai zeppi di polli e galline,tutti e tutte , senza contraddizione alcuna (fatta salva la Fondazione)tutte proprio tutte , senza nessuna eccezione,abitate da galline , esaurite.
Auguri,auguri.
Auguri,auguri,così risuonava una voce appena entrata nel piccolo bar dalla luce gialla mentre leggevo nessuna novità sul giornale,cosa che mi faceva sentire rasserenato che ,quando non ci sono novità è un buon segno,un buon segno cullarsi nelle minuzie e nella cronaca del giorno,un buon segno passare il tempo senza trambusti e sorprese,calma piatta dunque ,calma buona e così sia.Auguri auguri, la voce ripeteva e avanzava verso il mio tavolo,fu solo allora che alzai gli occhi e vidi un africano,forse del nord Africa che stringeva un gran fascio di fiori sul ventre,auguri auguri,ripeteva andando verso il bancone della barista che rispondeva,auguri.Una signora intanto si era alzata e sfiorando il venditore di fiori disse:”io ho il mio,il mio da cui compro i fiori” e così dicendo porse il fianco,schivando il venditore d’auguri e di fiori.Però sarebbe giusto-pensavo fra me e me,sarebbe giusto che un benefattore facesse beneficenza a tutti,a tutti,non esclusivamente ad un prescelto,come andasse in qualche negozio.E intanto che riflettevo, tutti si trovarono vicino al banco,davanti alla barista,il venditore,la signora,erano tutti li ,li in piedi ,sorridevano e si guardavano ora muti in faccia ,interrogandosi forse interrogandosi se comprare o meno quei benedetti fiori.Fu a quel punto che il venditore esclamò!”Comprate in nome di Cristo,il bimbo che nasce,Gesù Cristo”,la cosa mi sorprese e mi lascio all’ultima riflessione,suggerendomi che molti preti ,molti fanno come quel venditore,forse non tutti ,ma molti ti vendono qualche cosa in nome di Cristo animati come il venditore da un cuore mussulmano che, l’importante più che comprare è vendere,vendere e ancora vendere e non ha importanza il cuore che ti batte in petto.
Tornerai ai sorrisi.
Tornerai ai sorrisi che ti rivolsero pieni di luce, e ti parranno lapilli che bruciano la pelle viva. Tornerà la tua mente ai giovani giorni, e averli lasciati ti parrà cosa insensata. Ma il fiume non si ferma, figlia, dalle impietose onde sarai sopraffatta, o le cavalcherai, la vita è moto che mai non posa. In ogni istante ritroverai i giorni perduti. Guarda la trasparenza sotto cui soggiaciono i passati giorni, essi creano l’oggi con la stessa, eterna mano.
Francesca Pierucci.
Venezia.
L’acqua alta,a Venezia c’è sempre stata,non c’erano le navi grandi come grattacieli ma,l’acqua alta c’è sempre stata anche se in questi giorni allaga la televisione a pieno schermo, un giorno sì e un altro ancora.Venezia la bella,visitata da milioni di turisti ma,con la storia dell’acqua alta,che c’è sempre stata,avere un cesso a pian terreno è un dramma e,se non ci credete provate.Comunque l’acqua alta a Venezia c’è sempre stata,sempre,anche prima della televisione e, chi aveva il cesso a pian terreno aveva sempre il solito dramma per via dell’acqua alta.A Venezia c’è anche un Mose,un Mose, non un Mosè,un Mose sott’acqua,sott’acqua per lasciare libera la marea di andare e venire,andare e venire anche perché a Venezia l’acqua alta c’è sempre stata e,per quelli che avavano il cesso a pian terreno è sempre stato un dramma anche prima della televisione.
Le perle nere di Kella.
Sesto Tarquinio, il primo stupro (forse) della storia, anno 500 circa a.C. Femminicidio e stalking sembrerebbero temi così attuali eppure sono così antichi. Lucrezia è la bellissima, moglie di Lucio Tarquinio Collatino, donna virtuosa e fedele al marito (secondo Tito Livio che ci riporta l’accaduto) Sesto Tarquinio, figlio del re Tarquinio il Superbo, se ne invaghisce e una sera, col favore delle tenebre, si reca da lei dichiarandole il suo amore e trova Lucrezia che sta filando con le sue ancelle. (alcuni testi riportano che la trova dormiente nel letto, ma questo poca importa) Di fronte alla inflessibilità della donna, sguaina la sua spada e la minaccia che, se non avesse soddisfatto la sua ardente passione amorosa, la avrebbe uccisa posizionando poi nel suo letto il corpo nudo di uno schiavo per poi sostenere di averla sorpresa in flagranza di adulterio Lucrezia in preda al terrore, non vede nessuna possibilità di aiuto e, sentendo ormai la morte incombere su di sé, è costretta cedere alla passione di Sesto Tarquinio; ma la mattina seguente Lucrezia, dopo aver convocato il marito e il padre, racconta quello che è accaduto e la violenza subita da Sesto Tarquinio indi si suicida trafiggendosi il cuore con un pugnale, lavando così col proprio sangue la macchia della vergogna. Le sue ultime parole “Che cosa vi può essere di bene per una donna dopo aver perduto l’onore? Collatino, nel tuo letto ci sono tracce di un altro uomo, ma soltanto il corpo é stato violato, l’animo é puro. La mia morte ne sarà testimone.” La sua morte provoca la caduta della monarchia dell’ultimo re Tarquinio il Superbo e la conseguente instaurazione della Repubblica Romana.
Kella Tribi.
Il vento.
Il vento spazza i pulviscoli di vita che si assieparono nei nostri giorni, crearono la nostra terra e la nostra casa, le nostre sottili sicurezze. Il vento porta via i ricordi di noi, lontani eppur vivi, come corbezzolo di ghiaccio a punteggiar le nere foglie, sotto un cielo di piombo vivo. I nostri autunni di stelle chiare, di feste di bambini. Di caffè e di consueti piatti, di cui nutro il ricordo. Tutto vola col vento bianco fra le cui ali nacqui, bambina d’autunno, bianca di neve, calda della gioia che vi donò la vita. Che in me ancora non tace ma vibra, come gatto nel suo sonno
Francesca Pierucci.
Non faremo la fine dell’Italia.
Niente di nuovo in Italia ,il “nuovo” governo infatti,afferma di marciare verso il cambiamento e,miglioramento delle tasse,dei lavoratori, delle aziende,dei pensionati della cultura e della concordia universale ributtando ogni sentimento d’odio con lo spegnimento del baccano mediatico sull’immigrazione.Mentre in Italia si inaugura dunque questa nuova Arcadia felice, in Francia sfilano da giorni lunghi cortei di protesta con grandi striscioni su cui sta scritto :non faremo la fine dell’Italia”.Il che dimostra che,anche nel naufragio più conclamato di una nazione basta qualche parolina ad alleviare ed accecare il popolo bue.
Ex Enel:”io sono il nuovo”.
L’ex Enel, tempio ,palazzo alla contemporaneità si ,ma quella degli eccessi in senso storico,schiacciata come è dalla storia monumentale ridotta a puro sintomo e balbuzie,infatti ,come eccesso del senso storico “rivoluzionario” (sic),di cui soffre il presente : ” vengono (dalla Fondazione) intenzionalmente promossi,incoraggiati e-utilizzati”.Aprono ,sfondano anche una porta verso l’area della Ricci Oddi nella speranza di trovare nuovo fiato,approvazione,ossigeno “confronto” speranza,quando questa “nuova rivoluzionaria” storia si chiude come seconda infanzia,infanzia vittima della storia,vittima,con oblio totale,senz’occhi,senza denti,gusto e niente altro.E’ triste vedere il millenarismo catastrofico cristiano risorgere in questi tristi tempi trasformato in chiusura,cesura.E ,quello che fu il vero potere della chiesa,il millenarismo, ammantarsi di quasi laica novità,che si siede spaventato sopra la storia (mentre schiacciato sta sotto) affermare la sua rivoluzione come fosse lui quello definitivo l’ultimo di tutti i tempi,ultimo,sopratutto,come ultimo arrivato,da ultimo mettersi al posto dei primi e dire :”io sono il nuovo”,quando semplicemente è solo la sua preistoria la sua infanzia,la sua velleitaria infanzia con i suoi segni impotenti ,infanzia dove si afferma senza esitazione :l’egoismo deve essere il nostro Dio.Staccata dal popolo,da ogni popolo che ha sempre accompagnato la storia, quindi cessa di vivere (muore) perchè viene sezionata, e si cominciano a fare su di questa (arte) le esercitazioni di dissezioni storiche.”Allora si cerca tutto ciò che in genere non commuove,e la parola più arida è proprio quella giusta.”Anzi si giunge al punto di supporre che colui,colui a cui non importa nulla del passato,sia destinato a rappresentarlo”.insomma stucchevole e vuota fiera delle vanità,profuga,transfuga ,sconfitta annullata dalla storia e dal tempo ,lardellata di denaro.Ecco allora tutto lo spirito del tempo,secondo costoro del nostro tempo dal ristretto orizzonte posto nel suo costoso Tempio,quando invece,invece l’arte è contro lo spirito del proprio tempo di ogni tempo e non ha nessun Tempio che non sia semplicemente la sua vita, confrontandosi questa volta per dialogo e aspirazione con la storia ,quella monumentale per cui, chi lotta contro il proprio tempo viene dichiarato da questi cinici barzellettieri balbuzienti (storici antiquari),morto.