Cogne,la Franzoni,fra l’altro una mia bisnonna,una delle mie bisnonne per la precisione si chiamava Franzoni ed era dalle parti di Parma,ebbene la tragedia di Cogne, colpevole innocente,l’assassino venuto da fuori era in casa,una madre in piena crisi di identità,un marito fedele e comprensivo,una famiglia distrutta e ricomposta,colpevolisti e innocentisti si alternavano come luce e ombra,dibattiti a non finire,l’avvocato che impugnava arringava,difendeva,puntualizzava.Insomma il classico drammone pieno di sentimenti lacrime e dolore ma ,sopratutto,sopratutto un piccolo morto,il figlio della Franzoni.Passati gli anni finchè il tempo come a Pasqua presenta una sorpresa, la sorpresa a piè di notula che l’avvocato della Franzoni presenta alla famiglia sequestrandogli la casa in pagamento delle sue prestazioni,insomma vale un detto dell’oltre Pò pavese:”mei un rat in buca a un gatt che in cristian in man a un avucat-meglio un topo in bocca ad un gatto che un cristiano in bocca ad un avvocato”.Il tutto nel dialetto della sponda lombarda che qui perde tutto,purtroppo ,il suo sapore ma taglia ancora e fa male ,come un rasoio affilato.
Le perle nere di Kella.
Francesca da Polenta era figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia e lì viveva tranquilla e serena la sua fanciullezza, sperando che il padre le trovasse uno sposo gradevole e gentile.
Siamo nel 1275 e Guido da Polenta decise di dare la mano di sua figlia a Giovanni Malatesta (detto Giovanni zoppo) e il matrimonio fu combinato. Fu detto a Guido: “-…voi avete male accompagnato questa vostra figliuola, ella è bella e di grande anima, ella non starà contenta di Giangiotto… “
Per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca i potenti signori di Rimini e Ravenna tramarono l’inganno. Mandarono a Ravenna Paolo il Bello “piacevole uomo e costumato molto” fratello di Giangiorro. Francesca come l’ebbe visto se ne innamorò, accettò con gioia di sposarlo ed il giorno delle nozze pronunciò felice il suo “sì” senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente” per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. “…non s’avvide prima dell’inganno, che essa vide la mattina seguente al dì delle nozze levare da lato a sè Giangiotto…” Pensate alla sua disperazione!
Ma dovette rassegnarsi, ebbe una figlia e cercava di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, sovente faceva visita alla cognata e forse si rammaricava di essersi prestato all’inganno!
Uno dei fratelli, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perché aveva un occhio solo “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”, spiando, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca.
Ed eccoci all’epilogo della nostra storia: un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite e qualcuno (forse Malatestino “quel traditor”) avvisò Giangiotto.
Quest’ultimo che ogni mattina partiva per Pesaro per far ritorno a tarda sera, finse di partire ma rientrò da un passaggio segreto e… mentre gli amanti leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, “come amor li strinse” si diedero un casto bacio, Giangiotto aprì la porta e li sorprese. Accecato dalla gelosia estrasse la spada, e mentre stava per passare a fil di spada Paolo il Bello, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma… Giangiotto li finì entrambi.
Dante mette gli sventurati amanti all’inferno perché macchiati di un peccato gravissimo, ma li fa vagare assieme: oltre la pena, che non abbiano anche quella della solitudine eterna. “…io venni men così com’io morisse; e caddi come corpo morto cade”.
Kella Tribi
Usi verso i forestieri.
La fobia del forestiero non è così nuova come si crede,infatti nel secolo sedicesimo e diciasettesimo in qualche città d’Italia il “volgo” usciva dalle botteghe,schiamazzava e fischiava alla vista di un forestiero.Per non citare che,presso gli antichi Welchi abitanti del Galles,tre specie di persone potevano essere uccise impunemente;i pazzi,i forestieri,i lebbrosi.
Giochi di governo.
Nei momenti d’ozio non si vergognava Esopo di giocar alle noci,Catone alla palla nel Campo Marzio,Pascal faceva delle scarpe,Malebranche cucinava mentre Conte con lo stesso impegno gioca allo statista con lo stesso impegno senza nessuna vergogna.
Don Roberto.
Don Roberto Mangesini un esempio di soccorso ai bisognosi,agli ultimi,ai candestini,alle prostitute (per citare l’informazione ufficiale) ai drogati agli emarginati ed anche ai suoi assassini,per la precisione,al suo assassino.Difficile in questo coacervo di marginalità distinguere il bene dal male,trovarvi un confine stabilirne un ruolo personale dal comportamento generale,dove tutto si svolge come in una galassia in una nebulosa dove e quando il bene diventa materia oscura che rende visibile i bisogni le sofferenze e le solitudini.
Conte
Conte,con una sfacciataggine senza limite giura davanti ai ragazzi:”se sbagliamo mandateci a casa” sapendo che questi a casa li può mandare solo l’Europa che la casa loro l’hanno arredata fino a scadenza mandato nelle sedi istutizionali alla faccia degli italiani e dei ragazzi che ,se, anche trombati dovranno tornare alle loro case con l’incoraggiamneto di un premier fino a fine mandato.
Teresa,dalla Sicilia.
Ordigno della seconda guerra mondiale disinnescato a Palermo. I palermitani questo disinnesco l’hanno vissuto come vivono tutte le situazioni difficili in maniera quasi superficiale ma per il profondo rispetto che hanno nei loro confronti e dei loro familiari hanno evacuato le strade ed i palazzi interessati. Le persone erano incredule che nel 2020 si potesse parlare di evacuazione per una bomba della seconda guerra mondiale. Quest’anno Palermo ed i palermitani stanno passando crisi ed eventi pesanti che turbano anche la vivacità intellettuale di cui il palermitano e la Sicilia è capace. La verità è che la Sicilia dall’inizio di quest’anno ha dovuto difendersi da diversi accaduti che a differenza di tutte le altre città l’avrebbero portate al collasso socio economico culturale invece Palermo la Sicilia le istituzioni di tutte le estrazioni hanno dimostrato che la collaborazione certe volte aiuta ad andare avanti e vincere su accadimenti gravi che avrebbero mandato la Sicilia in un buco nero di cui non sarebbe più risalita. I siciliani hanno dimostrato ancora una volta che alzandosi le “maniche” e sacrificando a soluzioni varie si può cercare di rinascere. Grande esempio di vita determinazione sacrificio per il bene comune!
Teresa Campagna
Uffa la scuola.
E fu un tuonar e grandinare di articoli pezzi,consigli,la stampa tutta da giorni e giorni si gonfiava e riempiva di parole ,sbufaffava parole con il Parlameto tutto,tutti in coro un effluvio di parole parole,un giudizio universale di parole,doveva cominciare la scuola,la scuola infatti oggi comincia,comincia dopo tutto quel temporale che ancora rugge nel cielo di carta,ronfa dalla radio e dalla televisione ancora ringhia,nonostante tutto la scuola è cominciata,la scuola va,va,anche dovesse,dovesse andare a farsi benedire.
Al referendum.
Lotta fra il si e il no per mandare a casa o tenere i rappresentanti al parlamento,come finirà?Vinceranno senz’altro i si per quell’anticasta trasversale che ha preso piede in questi anni ma,ma comunque vadano le cose,qualsiasi cosa accada,sia questo un brodo ristretto o lungo,sarà sempre la solita minestra i numeri contano poco o nulla senza competenze.
Petizioni singolari.
I nobili inglesi reclamavano gli antichi privilegi nella cricostanza dell’incoronazione del Re,infatti nelle gazzette di Londra del 28 Maggio 1820 si legge di una petizione del conte d’Abergavenny che,come signore della cascina di Scultoa,reclama gli sia affidato come in antico, l’uffizio di capo delle dispense,chiedendo di fare servizio,sia personalmente,sia col mezzo del suo deputato e come suo emolumento tutti gli avanzi delle pietanze e delle carni del dopo pranzo ma,le cose non finiscono qui, il duca di Norfolk reclama il titolo di primo bottigliere di Inghilterra,mentre il duca di Workoop chiede di presentare al Re un suo guanto della mano destra per sostenere il braccio destro del Re mentre questi tiene in mano lo scettro reale.