Non è difficile ipotizzare l’oscura vicenda di San Corrado Confalonieri,ipotizzare negli avvenimenti e nei fatti storici che l’hanno prodotta,storia negata,trascurata.Non è difficile capire che la Famiglia Farnese dopo la morte di Pier Luigi 1547 ha avuto tutto il livore ed il potere di oscurare questa Luce.Non è difficile continuare affermando che, al tempo del Legato San Corrado nell’archivio della parrocchia di Calendasco,questo documento è rimasto quasi segreto,nascosto, negato per il cognome del Santo.La famiglia Farnese impera fino al suo ultimo discendente ,Antonio, morto nel 1731.Il Santo non ha avuto vita facile nella sua divulgazione.Le guerre del Ducato,vicende sanguinose e ricorrenti che poco lascieranno alla sedimentazione della vita di San Corrado.Nel 1688 il Feudo di Calendasco viene ceduto al Perletti per avere agevolato il matrimonio di Ranuccio Farnese.Viene ceduto in cambio di una prestazione cerimoniale,si badi bene,dono non certamente vile ma in un certo senso dono del superfluo,del non importante,premio per una mediazione di nozze.Calendasco e le vicende che lo percorrono viene cancellato,dimenticato,spicca solamente un’alluvione del Po che arriva fino al paese,poi piu’ nulla.Mai viene citato, nemmeno nelle importanti battaglie campali che si susseguono e lo coinvolgono,mai in modo rappresentativo.Finisce nel gorgo del silenzio.E’ ridicola la citazione del Campi su San Corrado dove scrive pare che…a proposito del Santo.Preciso è il Rossi che si dilunga e la spiega per quel che sapeva,ma scrive e spiega una tradizione gia’ conformata.Il Rossi scrive sotto Napoleone e dopo con Maria Luigia.Il Legato di San Corrado dorme nei cassetti della parrocchia di Calendasco,nessuno lo sfoglia,nessuno lo ricerca.Cosi’ aumentano le ipotesi, le assurdita’, le fantasie ,cinque sono le case che vengono indicate come luoghi di nascita a Piacenza a proposito del Santo,potevano essere nove o dieci,potevo aggiugene una anch’io,non avendo in mano nulla.Don Ponzini lo sposta fino a Bergamo,perchè c’è Gorlago,poi a Celleri convinto dal forse del Campi,non ho mai visto fare la storia con i forse.San Corrado doveva avere una motocicletta per compiere tutti quei giri,e,per fortuna che non s’è trovato un Gorlag in Tunisia che il Santo vi sarebbe certamente andato.La mano del Battini Umberto fu salvifica e certamente prova della Provvidenza di Dio,se,finalmente sappiamo,bianco su nero le vere vicende,i veri accadimenti,la vera nascita controfirmata dal Vescovo e dai testimoni del tempo,prova legale illuminante e definitiva.Se,qualcuno,se la sente di fare ancora il Farnese, si accomodi pure,anche se oggi fare il Farnese è come andare in maschera nei giorni di quaresima.
Quel sospetto “corno” in Piazza S.Antonino
Un enorme stronzo in piazza S.Antonino,da qualsiasi punto lo si guardi rimane sempre un grosso escremento con la punta rivolta verso l’alto.Non sappiamo(per nostra negligenza), chi sia l’autore,abbiamo pero’ visto il paginone sulla nostra gloriosa Liberta’ a firma Francou, con quel “coso” a piena pagina.Purtroppo non abbiamo nemmeno letto il pezzo che ci è subito apparso lungo,e,visto il prodotto supponiamo fosse vago, o, perlomeno altro ,visto l’evidenza dell’opera.Anche se un bambino,o forse, sopratutto un bambino,ma non solo, potrebbe accorgersi che quello depositato fra S.Antonino e il Teatro,è semplicemente uno stronzo enorme,con la punta che indica la torre delTempio,che qualcuno(pensiamo) chiami “corno”,grande corno.La sua base,cosi’ come appoggia l’opera, simula bene l’impianto escrementizio che poi s’affina in una punta,molto naturalistica in materia di merda.Non per nulla questo “manufatto” è stato collocato originariamente in un campo(lapsus),dove, generalmente ci si apparta,in caso di necessita’ urgenti,nascosti da sguardi indiscreti,e quella in verita’ era la sua sede naturale,oseremmo dire la piu’ consona,la meno vergognosa.In seguito si è pensato bene di “portarlo” ,esibirlo in una piazza centrale,fra due monumenti S.Antonino ed il Teatro.Un tempo se ne trovavano di minuscoli da quelle parti,sparsi dai cani,veri modelli per questo liberatorio grande sfintere,cani inconsapevoli ma artisti per istinto.E’ vero che il primo passo del bambino nella sua fantasia è giocare con la merda,ed è purtoppo, altrettanto vero che oggi,non si intende piu’ nessun tipo di linguaggio,la sua evoluzione,la sua capacita’ di parlare agli altri si è definitivamente sfilacciata.Presi come siamo da un balbettio babelico insensato ma autoreferenziale e arcaico che,piccoli gruppi di indefinito potere, definiscono “arte”.E questa è certamente arte,è l’arte di una societa’ che non sa nemmeno piu’ distinguere uno stronzo da un corno.
A Francesco Mastrogiovanni
E’ certamente prassi della psichiatria fin dal suo apparire,usare metodi brutali,vessatori,raffazzonati,inqualificabili e,lo abbiamo visto,filamato a proposito del maestro Francesco Mastrogiovanni di Vallo di Lucania.Uomo segregato e morto per un inspiegabile ricovero coatto operato da parte dell’autorita’ di quel luogo.Inspiegabile,incomprensibile per le motivazioni che hanno portato a quel provvedimento.Le responsabilita’ dovranno essere accertate non solo verso quei sanitari,ma anche verso quelle autorita’ che hanno avviato un simile trattamento.Essere indignati,disgustati,nervosi verso quelle turpi immagini è solo parte delle emozioni e riflessioni che,quella vicenda ci suggerisce.Noi siamo persuasi che un simile delitto non è legato solamente alla (forse) fortuita ripresa attraverso una telecamera di controllo.Siamo convinti che la’ dove mancano le telecamere,avvengono altrettanti crimini,come è nella tradizione di questa empirica “scienza” che degrada l’uomo a vittima istituzionale,in quei lagher,tollerati,sottaciuti,approvati,sovvenzionati,anticamera dello sterminio delle peculiarita’ umane.
L’ora di religione.
A proposito della polemica cominciata dalle dichiarazioni del ministro sull’ora di religione.Il ministro Profumo ha dichiarato che dovrebbe essere ridimensionata,o perlomeno modificata,visto l’afflunza nelle nostre classi di ragazzi stranieri non Cristiani.Il messaggio del Cristianesimo è un patrimonio universale,come insegnamento e come fondamento poggia sulla convivenza,non si vede perchè vada riformato,o,sminuito.Il Cristianesimo non è pietra di inciampo, ed ognuno vi attinge secondo le proprie capacita’,intenzioni.Siano queste storiche o spirituali.Coloro che vi partecipano ne daranno l’interpretazione che, secondo il loro grado di conoscenza e fede, lo porranno in una cultura seppur diversa come arricchimento o riflessione di un area non solo geografica.Questa è l’Italia,questa è la sua radice,volenti o dolenti,atei permettendo.Il problema vero,pero’, a noi sembra sia l’inconsistenza della religione,specialmente quella Cristiana,nelle nostre famiglie,nelle nostre non-famiglie,nella destrutturazione dei gruppi famigliari.Quando,al loro interno, viene annullata qualsiasi ora di religione,di una qualsiasi religione,un problema che,per i mussulmani a livello di famiglia,non si pone,e,senza nulla togliere a loro ci fa ancora piu’ convinti che il collante Cristianesimo possa operare nei diversi gruppi religiosi un metodo di convivenza.
Notizie dall’America
Vivere con Monti,fichè morti non ci separi,Monti l’asso di denari,la chiave di volta,colui che regna senza essere votato,l’unico,il salvatore,come lui non c’è nessuno. Dio ce lo conservi,senza di lui l’Italia affonda,muore,fallisce.C’è della follia nel mondo,delirio ,che, come un fantasma s’aggira come un lugubre spettro,con sonagli di catene che agghiacciano il sangue.Quali partiti faranno da ostetriche a questo parto antipolitico “salvifico”,quali.
L’Imperatore all’osteria
l’imperatore Giuseppe secondo d’Austria, fu in quell’anno,1769 anche a Piacenza.Giuntovi nel 21 Maggio sulla sera,ando’ d’alloggio all’albergo delle” tre ganasce”,ove si fermo’ un giorno ed una notte,partendo il 22 sera.In questo frattempo egli ando’ a vedere i Cavalli di Piazza,Sant’Agostino,la Madonna di Campagna ed altri luoghi,e fu ben pago della bellezza della Citta’ nostra,siccome si espressse in Parigi,nell’Aprile del 1770,col nostro Monsignor Andrea Ratti prevosto di S.Michele e Camerier segreto del Papa,al quale manifesto’ d’esservisi portato e di aver avuto sommo piacere non essere stato riconosciuto.
Taglio all’Umberto n° 12
San Donnino il martire. Decapitato nel 297 a Fidenza (la romana colonia Fidentia, nel medioevo ri-nominata Borgo San Donnino e poi nel trentennio tornata all’origine).
Siccome sono stato nella cittadina diciott’anni con famiglia al seguito, ora che al 9 di ottobre c’è la Patronale del Martire Donnino, voglio farne brevissima memoria. Fidenza senza il suo Santo non avrebbe quella imponente cattedrale con annessa antichissima cripta. E c’è da memorare che questa chiesa nasce nel 1170 ca. come Santuario! Solo nel 1601 diverrà cattedrale essendo elevata a sede episcopale la città.
Quindi un edificio sacro immenso: ancora oggi quanti Santuari conosciamo di imponente misura? Pochi. Ancor più nel medioevo. Nel Museo Diocesano si conserva il famoso calice di San Donnino dono del Barbarossa e che vede incastonato tra il piede e la coppa il nodo cesellato del pomolo che fù scettro di Carlo il Magno! Così si tramanda.
S. Donnino che era il cubiculario (cerimoniere per semplicità) dell’imperatore Massimiano, convertito al cristianesimo, lascia la Curia imperiale e si fa pellegrino, parte per Roma! Come il Nostro Corrado! Ma sulla strada romea, a Fidenza è intercettato dagli sgherri e lì decapitato, sul ponte romano (come usava) e quel ponte è ancora lì a pochi metri dalla Cattedrale. Il miracolo: Donnino decapitato si rialza, raccoglie il capo e crolla lì ove ora è il monumento. E poi la facciata tutta cesellata di bassorilievi d’arenaria, c’è da passarci una giornata. Io ho la fortuna di conoscere questo duomo in ogni anfratto e anche nella sua storia più profonda, quelle formelle poi le conosco al centimetro-quadro, tutte, nel loro significato storico e spirituale, una bibbia di pietra. Chi l’ha vista lo sa, gli altri vadano a visitarla, ora che siamo nel periodo della Festa.
Umberto Battini
Feudo Perletti, Calendasco 1688
Il primario oggetto delle cure del Duca Ranuccio Farnese si era a questi tempi il procurare una degna sposa al suo figlio primogenito Odoardo gia’ pervenuto all’eta’ di circa ventiquattro anni,Trovolla infatti nella Principessa Dorotea Sofia di Neoburgo nata nel 5 Luglio 1670 di Filippo-Guglielmo Conte Elettor Palatino del Reno,e d’Isabella Amalia d’Assia seconda consorte di lui,e sorella dell’allora regnante Imperatrice Eleonora Maddalena,di Donna Maria Sofia Regina del Portogallo,e di Donna Marianna Regina delle Spagne.Questo trattato,condotto a termine del Conte Fabio Perleti(il quale ebbe pel medesimo in ricompensa dal Duca il feudo di Calendasco e sue pertinenze),venne notificato ai Piacentini nel 26 Novembre.Da questo appunto storico,siamo sul finire del 1688,si evince che il Perletti(Perleti),divenendo proprietario del feudo di Calendasco,si ritrovo’ anche i dipinti (oggi nella chiesa di Santa Maria Assunta) di ispirazione francescana sul suo territorio.Che,qualche,sprovveduto ha attribuiti al suo mediocre talento,quando,il ciclo dei dipinti,appartiene certamente,alla prima meta’ del 1600.
Come non offendere Allah.
L’islam terrorizza il mondo con la sua fede,fede che è un tabu’ impronunciabile,monolite impenetrabile da miscredenti,che poi siamo noi,noi di fedi diverse,i miscredenti.Mentre noi reputiamo loro altrettanti miscredenti,e,di miscredente in miscredente,fra omicidi perpetrati dai seguaci di Allah,in nome del loro profeta e violenze di ogni sorta, stiamo zitti, in un ipocrita conformismo,altrimenti quelli ci ammazzano.E’ come avere un compagno di banco violento,come avere un vicino insopportabilmente prevaricatore che ci vessa in ogni istante,ad ogni piè sospinto,è, come avere,insomma, un bullo di periferia sulla porta di casa.Si esce con il terrore di vederselo fra i piedi.Loro, i mussulmani(e non ci è possibile tacere di loro,del loro Dio, che li incontriamo ovunque),loro, hanno la verita’,noi abbiamo la verita’,tutte le filosofie tutte le politiche,Fornero compresa, hanno la verita’,ma, se tutti facessimo come fanno questi signori del deserto,avremmo una sola testa(se ci è permesso tenerla sul collo), un solo Dio.Qualcuno vorrebbe Allah,altri Gesu’,altri ancora Budda o Mosè, altri ancora vorrebbero Versace o Armani,oppure la Ferrari,qualcuno vorrebbe un bel seno nuovo,e,non ultimi, ci sarebbe anche un partito di Belzebu’.Qui sorge una riflessione,mai un popolo tutto,anche il piu’ osservante(Islamico o meno), andra’ indenne dal dubbio,dalla bestemmia,anche il popolo piu’ mussulmano,avra’ il suo dubbio, la sua bella bestemmia,e,lo avra’ per sempre,in casa sua,per sempre.Non basteranno e non bastano,non sono bastati i capestri,la legge del taglione,non bastano i delitti (secondo noi blasfemi),nel nome di Dio,perchè il delitto è un gesto senza Amore,irreligioso che offende anche Allah e il suo Profeta.
Distintivo giallo per gli ebrei.
Nel 1570,la citta’ di Piacenza,con”ardentissimo zelo” del nostro Vescovo Paolo Burali nominato cardinale da Pio v,di concerto coll’autorita’ secolare, decreto’,che gli ebrei dovessero portare di continuo,per distinguerli dai Cristiani,se uomini una berretta,se donne un velo giallo in testa.