Che, l’Egitto finisse cosi’, l’avevamo gia’ previsto in precedenti pezzi,senza particolare acume,questa destabilizzazione pero’ giova a qualcuno,dividi et impera.Ma, che, in tutto quel macello, ci vadano di mezzo le chiese(tanto per cambiare),ci fa meglio capire che razza di” fratelli” siano questi mussulmani.
Luca Telese.
Luca Telese oramai imperversa con inchieste di tipo sanrmese sul video,pare diriga anche un quotidiano.L’ultima era, se il Papa fosse un tipo rok , vorremmo inchieste un poco piu’ corpose meno vacanziere,meno fricchettone,queste sono inguardabili,speriamo che,il Papa, non sia quello che è stato descritto dalla trasmissione da lui condotta e, che non si sa bene a cosa servisse,e,che pubblico potesse apprezzarla.Da tutti i partecipanti è stato sottolineato il cambio epocale del messaggio papale,c’era la voglia di metterci dentro gay,e riforme radicali che andassero verso le richieste di una societa’ fortemente trasgressiva e antievangelica,o della provvisorieta’ per dirla con il Papa.Come se, Cristo, fosse solamente un marchio industriale da porre sulle chiappe vestite di jeans.Se ,Telese proprio non sa resistere alla leggerezza, si metta un paio di mattoni in tasca per ritrovare un poco di gravita’.
La Costituzione d’Italia.
Mi scusi,signor Presidente Giorgio Napolitano,ma dove sta scritto che se un governo non funziona,non si puo’ andare a votare,anzi,dove sta scritto, che, se non mangiate questa minestra(amara),dovrete pagare piu’ tasse,comincerete dalle macerie,perchè macerie saranno,se, vi ribellerete al governo del signor Letta,lutti e guai,guai a voi,e, dicendolo, si rivolge a noi, Signor Presidente,Lei,sta guardando proprio noi.Noi, Signor Presidente della Repubblica, portiamo gia’ la fascia del lutto al braccio,quel voi, ci suona male, male.Per correttezza, bisognerebbe dire, almeno,noi,noi,anche Lei Signor Presidente,come noi,anche Lei, difensore della Costituzione,Costituzione,in cui manca o, non abbiamo trovato ,forse per ignoranza nostra il disastroso enunciato sopracitato,non lo abbiamo proprio trovato,nonostante le moine da cutrettola del suo servo Benigni.
Omofobia n° 3
Un povero ragazzino si butta dalla finestra con il segreto e la “vergogna”di sentirsi omosessuale,i genitori vengono dichiarati immediatamente mostri,la societa’ volgarmente omofoba.Presto occorre la legge a tutela dei gay,si faccia,immediatamente,non se ne puo’ piu’ di queste persecuzioni,di questi falsi distinguo sui sessi,è sull’amore che si basa un rapporto,il resto sono tutte balle bigotte e fasciste.Ma, una legge,una qualsiasi legge non tutelera’ proprio nessuno,e, forse, quel ragazzo, non era nemmeno omosessuale,forse l’ambiguita’ indefinita di quel pensiero l’ha ucciso,i genitori non son mostri,forse,quel ragazzino aveva solo dei problemi adolescenziali,pulsioni negative,come hanno anche i ballerini incompresi,i poeti incompresi,i cantanti incompresi,i politici con qualche risipiscenza di coscienza e per questo incompresi ed esclusi.Un mondo di “incompresi” e di suicidi, copre un globo terrestre governato da incomprensibili politici ossesionati (loro,che possono avere un compagno legale)anche dal sesso,oltre che dal denaro,sesso che nessuno vieta,per questo vogliono una legge inutile ai morti ma che possa rifulgere,fatta legge,come una patacca sul petto di quelli vivi.
La scimmia di Dio.
Le prime impressioni che si provano nella vita sono quelle che si fissano nella nostra testa,le prime, primissime sensazioni si adagiano addormentandosi nei nostri divenuti pensieri.Siano esse sgradevoli o radiose,melanconiche o vivide sono sempre quelle su cui il resto del vissuto si stende,spalmandosi,stratificandosi.E non si sa, cosa si era, cosa si vorrebbe,cosa dovrebbe essere,e, noi, tutti non si sa cosa eravamo o cosa vorremmo essere.Qualcuno pretende di saperlo come in un sogno premonitore,ma, la realta’,qualsiasi essa sia ha un altro volto,non ci completa mai, di qualsiasi genere siano le nostre fortune o miserie.La realta’ è li’,li’, con un suo succedersi di eventi paralleli ai sogni e alle aspirazioni.Come se, la nostra fragile barchetta raschiasse sempre il fondo su cui galleggia.Non so,se quando venimmo nudi,piangenti al mondo,con questo corpo ancora vergine,e,con le impressioni che man mano ci hanno assalito,avvolto,imbevuto,non so, se questo corpo allora fosse scimmia o uomo e, quando guardo una scimmia mi viene di imitarla,come fanno anche le graccole o i merli o i pappagalli e, anch’io, imitando divento un serraglio,e ,per quanto mi sforzi non mi sento un solo animale ,ma, mi sento anche albero e frutto e pesce.Se, guardo in cielo poi mi sento firmamento,questo è il mio ridicolo destino,il dubbio della mia vita, non mi sento solo scimmia,e invidio gli uomini che, pur parlando il linguaggio degli uomini straparlano come scimmie.
Applausi.
Un tempo si applaudiva in teatro,per il contento,oppure si fischiava per disapprovare.Oggi si fischia e si applaude di felicita’ come si piange ridendo.Se uno, poi, davanti al televisore acceso,ad occhi chiusi, sente, una gran salva di appalusi,potrebbe pensare che un qualche meraviglioso,per verita’ raro spettacolo, si sta allestendo sul piccolo schermo.Ma, spesso,o forse sempre, aprendo gli occhi si troverebbe invece davanti ad una bara,ad un funerale,si troverebbe davanti alle lacrime,di qualche madre,di qualche figlio,e allora è giusto che applauda e rida, con il battere sonoro, del palmo delle mani.
Orizzonte bizantino.
E qui,ribadiamo la nostra distanza dalla politica,con tesi che,se, si affiancano a certi ipotesi di partiti,non entrano nella nostra logica l’aderirvi.La vera anomalia è il governo Napolitano,succeduto a sè stesso per qualche birignao di partito.Questo governo incapace di fare una politica autonoma dall’Europa,incapace di fare sopratutto una politica per l’Italia,fotocopia di Monti,fotocopia dei sacrifici,fotocopia dell’ingrasso di stato.Sopratutto un parlamento autoreferente,indifferente al paese reale,parlamento strutturato su sè stesso come gruppo autonomo di mantenimento,che si autoaliamenta in forma abnorme e in modo extraterritoriale.Siamo di fronte a un altro stato nello stato ,eletto da italiani- cittadini- stranieri.Napolitano rinunci al suo ruolo di guardiano degli interessi d’Europa e delle banche d’Europa ,rinunci al prolungamento arbitrario della sua carica in nome di una fittizia e corrosiva stabilita’.Ben venga una riforma elettorale,che nessuno di Roma vuole,che poi è un pannicello caldo,ma almeno qualche faccia dovra’ sparire,rinunci la sinistra ad essere il tappo della democrazia di lacci e lacciuoli.Rinunci,questa sinistra farraginosa alle sue strutture parassitarie,di impiegati,portaborse, funzionari,burocrati inossidabili e pervicaci,simpatizzanti,spalmati di qualche perbenismo.Si esca,finalmente da un paese ingessato, da un parlamento parolaio che discute fino allo sfinimento se due uomini o due donne possono sposarsi,avere figli, pur essendo sprovvisti di parti anatomiche necessarie alla procrazione e che, ha solo un riferimento storico:Bisanzio.
San Francesco d’Assisi.
Secondo alcuni giornalsti, il Papa fa quello che fece San Francesco con i mussulmani,chiamandoli fratelli,e,chiamandoli fratelli ha fatto come San Francesco.I giornalisti, molto probabilmente,non conoscono il Santo di Assisi.Il Santo ando’ fra i mussulmani per convertirli,ando’ per mostrare la verita’ ,la verita’ di Cristo Figlio Unigenito di Dio,ed il “feroce” di quel tempo,capo dei mussulmani, disse a San Francesco che,se tutti i cristiani fossero stati come lui,si sarebbe fatto volentieri cristiano.Non ando’ fra loro per chiamarli semplicemente fratelli e, forse, quelli,i mussulmani, non si sentono affatto fratelli nostri,si chiamano cosi’ solo fra di loro.Per essere precisi siamo, infedeli,e,se ti presenti con un crocefisso in un taschino,ti tagliano anche la testa.E’ vero che ci sono “fratelli” cosi’ fatti ,cioè criminali anche qui,ma, chiamare fratello,uno che ti da del bugiardo infedele , mozzandoti il capo,non rientra nell’ordine di porgere l’altra guancia e nemmeno nell’ecumenismo .Qui di guancia non si tratta,ma di testa, perchè, di testa,qualche volta , sulle spalle ce n’è solo una, ed è meglio evitare di” porgerla” ad uno armato di mannaia e di dubbia fratellanza.
Piacenza.
Una citta’ sulle rive del Po,del fiume Po,dove in mezzo al fiume, dal ponte che l’attraversa si vede la fine dell”Emila,anche se qui, di Emilia, non c’è niente,ma proprio niente,solo qualche politico “romano-de Piacenza” giura che qui’ c’è qualcosa.Piacenza non somiglia a Parma,i Modenesi e Reggiani sono per noi stranieri ,e piu’, vi allontanate dal centro di Piazza Cavalli, piu’ scompare ,svanisce,la sua somiglianza con qualcosa e qualcuno.Si dice che è piu’ facile metterlo nel sedere ad un piacentino che metterglielo in testa,molti lo praticano,e,altrettanti lo subiscono come in tutte le citta’,ma,tuttavia, non mi sembra sempre esatto,è un motto che ha inventato qualcuno , per malvagita’.I piacentini,diffidenti come sono, prima o poi capiscono,e se,per non darti ragione, sono disposti a giurare che il tuo oro è ottone, in generale, smascherano chi vuol “metterglielo”,anche se impiegano qualche tempo.Piacentini, tutti misteriosi, come piccoli totem,tabu’ impenetrabili(riservati),parlano in modo sonoro,per questo si pensa che diologhino con altri,ma parlano solo a sè stessi,della loro famiglia, dei loro affari anche quelli andati male,delle loro donne, ora, dovremmo anche aggiungere , dei loro “uomini”(se lo sentisse mia madre morta,che scandul).I “diversi”, un tempo, avevano un vita piu’ lineare,piu’ gentile, tubavano come piccioni,lontani dal roccioso carattere dell’uomo di famiglia piacentino,piu’ che coppia di gay(allora li chiamavano semplicemente “culi”), sembravano coppie di lesbiche,colombe bianche innamorate,perdute nella loro onnipresente gelosia.A Piacenza ,se si eslude la vita privata,quella che ognuno è costretto a vedere in casa sua,vale il pregiudizio,il sentito dire,una decina di persona riescono a “metterla” ,in testa, a gran parte della citta’.Citta’ strana , affascinante che, vive come in antico,basta adattarsi e tutto fila liscio,non si deve rivendicare nulla,se non in modo sportivo e perdente,tanto “quelli li'” non vogliono nè possono capire.A Piacenza,per la maggioranza dei piacentini, non è nato niente d’importante,e se ,qualcosa vi è successo ,sono solo balle, perchè, se poi, uno, è,diventato, “anche” ,qualcuno, c’è sotto qualche cosa,che poi è una semplice verita’,la maggioranza , comunque, passa i suoi giorni senza storia e, con il motto del: chi se ne frega.Vivono benissimo senza arte,benisssimo senza scrittura,per insultare uno gli dicono di non fare il poeta,senza musica,musica che non sia la popolare.Qualche illustre personaggio pubblico definiva il Nicolini,oggi Conservatorio:”fabbrica di rumori”,un tempo terra di geometri-capomastri,case basse e pollai , qualche architetto,ma ,ai piacentini,la roba , di ieri e di oggi, proprio non interessa.Coloro che sono riusciti con successo, in qualche impresa nel mondo,guardano Piacenza con terrore,come naufraghi salvati dalla fortuna,se dovessero tornare alla loro citta’ o alla loro provincia, in due giorni ,o in due minuti,svanirebbe la loro fama e buona sorte.Come non ricordare Poggi,fra i tanti,il tenore miliardo,passava invisibile nei suoi ultimi anni con la sua grande gloria ridotta a macchietta.C’è Liberta’,nata nell’ottocento, come Liberta’(un foglio),poi la Scure,ed infine ancora Liberta’(piu’ fogli),quotidiano di Piacenza,i piacentini la leggono e fa notizia,ma poi, la chiamano Liberta’ di carta, si adagiano sul rosario dei morti delle ultime pagine,e li, è uno scoppietar di ricordi,di memorie,di giovani vite spente, di ingiuste morti e di riconoscimentii,sospiri e addii.Eppure questa citta’ è un buon posto,ognuno vive per sè,citta’ di vivi solo di sè,citta’ piena, di sè,di, io,citta’ del mio cane(al mè can),del mio gatto(al mè gat),di mia moglie(mè muier),dei miei figli(i mè fio),della mia macchina(la mè machina),citta’ di casa mia(la mè ca’).Pensandoci bene,se devo dire tutta la verita’, io,sono dentro la norma ,come piacentino , senza sentirmi in colpa.Dei politici,non penso valga la pena di parlarne,ma,se mi viene voglia, ne parliamo un altra volta.
Selezione del personale.
Un grosso magazzino di alimentari,grossista, per possessori di partita iva,ha cambiato gestione,cioè proprietario.Sono stati licenziati diversi dipendenti,circa la meta’,alla riapertura parlando con un addetto,mi spiegava che, per i licenziati è stato durissimo ma ,lui,lui si era salvato,al che gli ho domandato se si era arruffianato,fra il serio ed il faceto,lui ammiccando ha annuito,ero contento per lui.In questi giorni frequentando sempre lo stesso grossista mi sono accorto, con un certo disappunto,che,il poco personale è scortese,sbaglia spesso di conto,se non sempre.Errori di un centinaio di euro,ripeto centinaio,e,quando gli viene fatto notare l’errore,non chiedono nemmeno scusa,fanno spalluccie senza rispondere.Il servizio è evidentemente peggiorato e dequalificato,non si snelliscono le aziende,per un maggior risparmio e funzionalita’, assumendo solo leccaculi,che poi è la solita regola aurea d’Italia.