Det sjunde inseglet.

Written By: bruno - Gen• 06•14

Rivisto,il Settimo sigillo di Bergman,il film è del 1957.Det sjunde inseglet,il titolo originale,Bergman mi ha sempre affascinato,l’ho rivisto con piacere ed interesse,e,forse finalmente l’ho capito.Da ragazzo ho guardato tutti i suoi film ,in sala eravamo in quattro,dopo tre giorni la pellicola veniva sospesa.Queste storie mi piacevano,ma solo ora ho ascoltato il parlato,devo prendere atto che vi andavo per le sole immagini,guardavo le figure,non ho mai ascoltato quello che dicevano.Andavo al cinema (mentre ora non vado piu’),per le  figure,solo   figure,e me ne accorgo  ora,solo ora, che ho ascoltato,per la prima volta,il” settimo sigillo”.Nel film,il parlato e i dialoghi che sono del 57,li ho trovati sopra le righe e  retorici,con troppe sfaccettature e molte,troppe pretese.La Morte, Dio, il commediante,i commedianti.In questo regista il fascino del bianco-nero è pero’ straordinario,con un bel taglio della fotografia e della ripresa tutta nordica,sempre sottolineata dalla presenza animale,il cavallo il maiale.Comunque un cinema-teatro di forte impatto, nonstante le troppe domande fisiche e metafisiche o buffonesche dei personaggi,che, insistendo narcisisticamente troppo nel dilemma, lo rendono di maniera,poco convincente,ma sempre affascinante.

Madame deficit.

Written By: bruno - Gen• 05•14

Napolitano dovrebbe ricordare che è soltanto un uomo e, come uomo è mortale,costretto,per legge di natura a lasciare prima o poi la terra,sarebbe quindi utile lasciare questa terra meglio di come l’ha trovata.Ma, il suo “lavoro poggia sull’acqua”, nuoce  all’Italia e all’Europa  .  Dovrebbe invece ricordare che, un  forsennato , cieco,senile rigore,forma pessimi maestri e cattivi seguaci.Letta,oggi ,potremmo tranquillamente chiamarlo ,come veniva  chiamata, dal popolo francese  in rivolta, Maria Antonietta,” madame deficit”.La prima fu (ghigliottinata), Regina di Francia,il secondo è solo un valletto presidenziale.Il risultato non cambia,valletti o regine,la storia non sempre insegna,ma spesso consiglia.

La forza dello spread.

Written By: bruno - Gen• 04•14

Lo spread chiude a 197 punti base per la prima volta in due anni e mezzo,perbacco,piu’ cala lo spread piu’ crescono le tasse,speriamo si fermi,fermatelo, per carita’,fermatelo!Siamo in mutande,non metteteci a foglia di fico,sarebbe terribile, ora che a Gennaio, tutte le foglie son cadute , e, anche i fichi, scoprono,impudichi rami, pallidi e nudi.

Lou Reed.

Written By: bruno - Gen• 03•14

A Lou Reed, in un intervista da parte di un avvenente signorina,una volta fu domandato, con insistenza ,se ,avesse mai conosciuto o, conosesse qualche cantante , musicista italiano.Lou Reed fisso’ per un attimo il vuoto , scosse la testa,poi disse: Vivaldi!Ma no ,non questo,non questo, rise e sorrise, la signorina divertita,qualche altro,qualche altro.Scusi,signorina,meglio di Vivaldi chi c’è?.Non è forse Italiano?E non è, Vivaldi, anche ,musicista?

Un pezzo da non leggere.

Written By: bruno - Gen• 03•14

Ci è arrivato un commento in cui si definisce :”arte come ricerca del senso della vita”.Credo che , ad ognuno sia lecito  definire l’ “arte” come meglio gli pare,e viversela,godersela,in beata liberta’.Davanti ad un prodotto artistico,qualcuno, si sente meglio,curioso,indifferente,ostile,o , si sente, addirittura male.Tuttavia,senza annoiare, qualche cosa si puo’ dire,spero senza scandalo.Personalmente non credo arte come prodotto pop,multiplo,industriale,forzatamente  ludico- concettuale,carico di significati che vengono esclusivamente mediati e inculcati da una figura “critica” o mercantile.”Arte” in cui il pubblico, dipende  solo da questa figura-retorica di pseudo sacerdote illuminato,inventore di  piccoli e vecchi sofismi, creati per i digiuni di una qualsiasi bellezza,popolo, in fondo ignorante, pop,appunto,in cui se c’è un artista-stregone è solo il “sacerdote”.Cosi’  la religione,cosi’ la poesia,cosi’ la musica.Quello che si definisce arte (bello), per convenzione, è qualcosa pero’ che tocca sempre (Socrate), direttamente lo spettatore,senza alcuna mediazione o filtro,per oscuri ed inspiegabili motivi(riminiscenza).E,La psicologia  di qualche autore (Freud), ha stabilito che, la sua materia originale o, iniziazione,stia nella merda del facciullo o fanciulla,del loro rapporto con “lei” quale escremento,in cui, il fanciullo  o la fanciulla”ricreano” ,danno forma e vita a un loro processo mentale,(creativita’) modellando,giocando con la loro stessa materia che rappresenta anche il loro io  evacuato,distaccato perduto.Se questa tesi è vera,tutta la merda industriale e pop non è nulla,perchè viene deprivato il “prodotto” -materia, del suo stesso significato quale rappresentazione dell’io,io,che serve al bambino artista modellatore.Un qualsiasi processo industriale’ produce e riproduce un solo schema di merda”‘altra” ,che il bambino artista rifiuta ,come sequenza,la sua “arte” non è sequenza, ma  sostanza-materia a lui strettamente legata sempre diversa, la  disconosce  quindi, come estranea,la rigetta,perchè perde la sua funzione magica di comunicazione e rappresentazione irripetibile (io-sostanza) emozionalmente sempre diversa di un io in divenire,mai psichicamente uguale.Diventa ,quella industriale solo un simulacro, senza odore o consistenza o tracciabilita’,privata come è da ogni possibile fantastica rapprentazione magica, personale-virtuosistica in cui, l’io “artista” possa riconoscersi.Generalmente questa “sostanza” che, si puo’ ammirare nei piu’ grandi musei o chiese,  diventa altissimo elaborato,trascinamento “materiale” perfetto, virtuoso o perfettibile,che un io evacuato di quella materia, dovrebbe avere o, si vorrebbe avesse.Un io elaborato ,arricciato,modulato,sofisticato che diventa corporea desiderata immagine, del dentro perduto di ognuno.Credo pero’ ,che l’io sia una semplice definizione  per un analisi “artistica”,in poche parole, il concetto che abbiamo di noi stessi come proprieta’ del” noi”,è sovrastrutturale ma comodo e chiarificatore.Se togliamo l’io, come  elemento artificioso e lo sostituiamo con un “tutto” in divenire, mai uguale,vivremo un corporeita’  piu’ profonda e libera da schemi ripetitivi o gradi concettuosi.Una visione uomo-arte,completamente  immersa nel corpo del mondo-universo sensibile , con  dimensione e materia ben diversa da come è stata vista anche  nei secoli passati.Uomo o arte ,che ,compartecipa armonicamente, ad un immanente  eterno, fisso,immobile,inamovibile,costellato  e attraversato da molti illusori, transitori fenomeni generazionali che, si attribuiscono   e, si identificano per comodita’ con la vita ,qualche volta all’arte , alla poesia o, a Dio.

Il Vicarius,Don Amos Aimi.

Written By: bruno - Gen• 02•14

Oggi 2  Gennaio 2014,è stato celebrato nel Duomo di Fidenza il funerale di Don Amos Aimi, primo Vicarius Sigeric della Compagnia di Sigerico.L’ufficio funebre è stato celebrato da Sua Eccellenza il Vescovo di Fidenza, alla presenza di un foltissimo pubblico.

Una patria una democrazia.

Written By: bruno - Gen• 01•14

Se, qualcuno,non ha ancora capito a cosa servono giornali e televisioni,lo puo’ comprendere perfettamente in questi giorni,in cui , televisioni e  radio,domani i giornali,definiscono e definiranno,quello di Napolitano il piu’ bel discorso di  fine anno, che sia stato fatto alla nazione.Loro lo dicono e lo ripetono, citando Casini,uno fra i tanti a bottega.Ci piacerebbe sentire cosa dice la gente,non quella davanti a televisioni o radio-giornali.In buona sostanza, Napolitano ha detto che lui stara’ in carica finche’ lo riterra’ necessario,anni permettendo.Insomma ,solo la morte o ,una sua valutazione esclusivamente personale, sara’ presa in considerazione, per un probabile abbandono della carica.Non sara’ dunque il popolo a decidere delle sorti d’Italia nè ora ne’ mai,ma sara’ Napolitano,che, a sua discrezione ,decidera’ cosa fare, quanto e quando ,per il “bene” degli italiani.Davanti a noi, sta un preteso salvatore della patria,mentre ,a noi, non serve un “salvatore”,questo salvatore,ma  urge una vera Patria,non questa,virtuale patria e ,questa,matrigna,criminale,Europa.Caro Napolitano, non è sufficiente parlare da un tavolo,mentre sullo sfondo troneggia la sua cattedra,il suo trono,parlare con  tono da dimesso populista,come Lei ha fatto la sera dell’ultimo dell’anno ,la sera in cui,un uomo,ancora una volta, massacrava la moglie, la figlia, la suocera,e sè stesso per un futuro che Lei non puo’ nemmeno immaginare,avvolto come è da previlegi,denaro e potere.Ma, una cosa vera Lei l’ha detta, signor Presidente,ci vuole coraggio,eroico coraggio ad essere cittadini di questo non paese,coraggio,per questo non parlamento,coraggio per questo prepotente nulla che Ella si ostina a rappresentare.Buon anno Signor Presidente Giorgio Napolitano,Buon viaggio,si dice sia passato anche Napoleone,Lei, prima o poi i conti con la storia sara’ costretto a farli,prima o poi, e allora, anche Lei dovra’ ,se ne è capace,essere coraggioso.

Le orecchie di Alfano.

Written By: bruno - Dic• 31•13

Come vorrei,come vorrei sentire alla televisione il discorso di fine anno di Napolitano,come vorrei,ma ho la febbre e il raffreddore,è stagione, si sa’.Ascoltarlo pero’ potrebbe procurarmi anche il mal di testa,sono due anni che parla,parla,dirige,indica,ammonisce,minaccia,sono due anni,due luuunghi anni che rimprovera sull’uscio del colle,pronto a sbattere la porta,ma, no,no,la richiude,delicatamente,non la sbatte,no,non esce, si siede,si accomoda sulla sua bella poltrona, di Presidente, della Repubblica,pardon,ex repubblica Italiana.Crozza quando gli fa il verso è meglio di lui,abbandonandosi ad una qualche umanita’.Stringete i cordoni chiudete il portafogli,non spendete,non scialaquate,Napolitano sbraita come Achab dalla nave, comanda,impone.Come mi piacerebbe ascoltarlo alla televisione questa sera,e,segnarmi su di un libricino, quello che non mi piace,quello che non mi piace,ma se non mi piace niente di lui,perchè dovrei ascoltarlo,eppure il … dovere di cittadino m’impone, e mi fa sentire… in colpa,come vorrei sentirlo parlare,dovrei sentirlo parlare.Anche Alfano ripete la storiella,in verita’ un po’ curiosa, di un certo suo maestro che gli faceva notare le sue due orecchie e la bocca sola, che  aveva,questo per ammonirlo di parlare meno ed ascoltare di piu’,proprio perchè le orecchie son due,gli ripeteva,la bocca una,lui si’,lui,sara’ tutt’ orecchi.Doveva essere questa, una “saggia”  maestra d’asilo nido ad impressionarlo, visto che la ripete,la dice, la ridice ancora oggi,completamente calvo,quasi fosse un precetto  del confucianesimo,lo pagano anche per questo.Ah,le grandi orecchie di Alfano,pronto ad imbarcarsi nel paese dei balocchi con Lucignolo.Vi giuro che vorrei ascoltare Napolitano,con attenta, rispettosa devozione,questa sera,ve lo giuro di cuore.Caspita,sono gia’ le 21,30,Napolitano deve avere gia’ parlato,il tempo vola,questo è l’ultimo giorno dell’anno,sara’ meglio dormirci sopra,non c’è niente da festeggiare,Alfano si sara’ sprecato in orecchi,che son due, questa sera.

Sunadur.

Written By: bruno - Dic• 30•13

Sul palco della pista da ballo della nave in crociera,nelle balere,o nei dancing aveva passato la sua giovinezza,di donne ne aveva e, ne aveva avute una sfilza, di cui non voleva nemmeno  ricordare  il numero.Piacere era il suo lavoro,piacere,e piacere,solo piacere,fossero anche vecchie,ma benestanti,racchie ,giunte all’ultimo fremito di finta vita.Gli piaceva essere inseguito,perseguitato dalle donne,in una parola,amato,amato,come l’intendeva lui.In fondo le donne hanno carta moschicida fra le coscie,che colpa ne aveva lui?Questa la logica,la sua logica,il mondo era semplice,andava organizzato con semplicita’ ma con decisione,quelli di fuori parlavano,parlavano,ma che  potevano sapere del  fascino di un amore breve.Lui  chiamava amore ,amore,quella roba che si spicciava in qualche istante,meglio con lei seduta sopra un lavandino,che gli importava dei figli e delle maternita’ sparse per i continenti.In tempi grami si era venduto il cappotto di pelle in dicembre e,quello che l’aveva comprato lo aveva voluto subito,lasciandolo come nudo,  in mezzo alla strada ,con l’unica giacca primaverile rimasta.Non si scoraggiava mai,mai,erano solo momenti difficili,come quando frequentava il conservatorio da cui era stato cacciato nei primi anni, per indisciplina e somaraggine.In svizzera suonava il pianoforte,si esibiva in qualche posto per turisti,non era nemmeno tornato in Italia per il soldato,che allora era obbligatorio,meglio, sarebbe per sempre rimasto in Svizzera,reticente alla leva,disertore naufrago.Scomparve,solo di tanto in tanto qualcuno parlava di lui che aveva fatto fortuna,chissa’ poi se era  fortuna,chissa’ se era ancora vivo.Di suonatori,ne ho conosciuto un sacco avendo fatto il conservatorio,fatto e finito.Quelli che si staccavano perchè ribelli,anticonformisti,recalcitranti ad ogni ammaestramento,recalcitranti,anche alla sola civilta’,tutti,tutti hanno percorso vite originali e particolari,vite di pochi concetti , ma chiari,contavano solo su sè stessi, e quello che loro definivano talento,solo su quello,solo sul successo,fosse stato riscosso anche in uno sgabuzzino,ma, se riuscivano, a suscitare  l’applauso,non avevano vissuto invano,perchè il loro dovere era piacere,piacere solo  piacere.Ed ora lo voglio dire a tutti,tutti quelli che continuano a fare lapidi funebri su Berlusconi,a tutti quelli che parlano di vent’ennio passato con funerali virtuali autogratificanti e improbabili.Se, Berlusconi,Silvio ,che ha suonato in una sua passata giovinezza sulle navi,ha, anche una sola delle “qualita’” sopradescritte (e secondo me ne ha parecchie),potete mettervi il cuore in pace,ve lo garantisco,non muore nemmeno dopo morto.Di solito quelli come lui si fanno mito.La differenza fra lui e voi, è che voi siete in parlamento per il potere e il denaro,Berlusconi è li solo per piacere,piacere e ancora piacere,solo piacere.

A moi les plaisirs.

Written By: bruno - Dic• 29•13

A moi les plaisirs,gli veniva in mente questa frase di Faust:voglio il piacere,aveva appena visto in un negozio di erboristeria, la pubblicita’ per l’allungamento del pene.Aveva aperto quelle paginette, sfogliando con attenzione le fotografie di molti “penis” ,come era scritto sulla copertina,la vista di tutti quei genitali gli aveva ricordato gli uomini,tutti in fondo portavano quell’attributo.Ora  passeggiando si soffermava sui visi distratti dei passanti pensando pero’ solo al loro  pene,in fondo uno lo si guarda negli occhi e non si pensa mai  alla forma del  suo  pene.Associava le diverse forme che aveva visto fotografate poco prima,le associava alla gente,ad oguno il suo ,enumerandole,perdendosi nella fantasiosa diversita’ della natura.In fondo era un organo come un altro,questo pero’ serviva per pisciare e qualche volta a dare la vita.Le donne avevano la vagina,ora il mondo era sistemato,il suo ordine dico.Continuando nella sua passeggiata e, guardando in faccia i passanti pensava pero’ solo al loro sesso.Tutti veniamo da una vagina e da un pene,ed anche in quell’istante in cui lui camminava, c’era un gran fermento nel mondo,uno scambio di dare e avere, tutti volevano quel “piacere”.Gli venne in mente Epicuro,ma quello non parlava di quel piacere, a scuola gli avevano detto un sacco di stupidaggini su Epicuro,penso’ che era una cosa stupida pensare al filosofo,pero’, quel mondo che gli camminava davanti e alle spalle e lui stesso, era pieno di desideri piacevoli.Pochi ammettevano il solo piacere,e poi anche lui si era fatto la convinzione che, quello,quello, era unico come piacere ,unico, di pronta soddisfazione ed uso.Ma, tutte queste considerazioni si infrangevano,naufragando fragili come fragili barchette,tuttavia continuava ostinatamente a perdersi negli organi sessuali dei passanti e del mondo ,questo lo faceva sentire vivo,di un vivo che  subito pero’ rimpiccioliva,spariva.Vi erano piaceri diversi,pensava,che lui,anche lui conosceva,vi era una quiete piacevole non perturbata,quasi felice,meno provvisoria,vi erano  soddisfazioni,promesse nella vita che, l’allungamento “penis” non raggiungeva mai.Forse ,tutti quei portatori di organi che passavano  non percepivano una vita diversa  e indipendente dal loro sesso e poi, nemmeno lui si era svincolato del tutto da quel piacere,da quel suo piccolo piacere.Nel grigio  mattutino di Dicembre,durante la sua strana passeggiata quotidiana ,immerso come era in tutti quei nervi, sangue e muscoli inguinali dell’umanita’,all’angolo della strada vide e senti’ un gruppetto di suonatori ambulanti che, invece di intonare le solite arie,valzer,o malinconiche canzonette,si misero improvvisamente a suonare un pezzo del Faust di Gounod,era il valzer di Mefistofele,  lo suonavano in modo inusuale,perfetto:il diavolo ci mette  la musica,noi i pensieri.A moi les plaisirs.