Eccoci a Natale,Natale di Nostro Signore,Gesu’ Cristo,buon Natale a tutti,proprio tutti,speriamo che, Provvidenza e Fortuna ci liberino da Letta Enrico, palle di plastica, che , nell’Italia in mutande, fa voto di mangiare tanti,ma tanti panettoni,per tanti, tanti,troppi, minacciosi anni.Inaugurando, dopo i panettone-film,la stagione di governi al panettone.
Enrica e lo specchio.
Sono oramai lontani i tempi dell’euro, quando Enrica aveva uno specchio,specchio di qualche secolo prima,uno specchio primi novecento con doppia cornice, borchiette agli angoli, che ,qualcuno aveva tinto con porporina.Quella porporina era la nota stonata in quello specchio che sporgeva dal legno venato di una certa importanza e, non privo di bellezza.Enrica voleva vendere quello specchio,per cinquecento euro,cinquecento, gli pareva un prezzo giusto, equo,non un soldo in meno,non un euro in meno,e poi non era cosi’ povera.Fra l’altro,lo specchio gli era stato dato,in quel tempo lontano dall’ex marito,marito che lei aveva incontrato e sposato.Marito conosciuto,la prima volta come venditore di Bibbie,e,quelle Bibbie,quella Bibbia,per Enrica, fu il viatico del matrimonio.Ora,quel dono; lo specchio,specchio che voleva vendere,ma non sapeva come,voleva vendere ed incontrava solo misere richieste,proposte da pochi euro, pochi.Enrica,in quel tempo, frequentava una scuola d’arte,credo si chiamasse “il Gazzola”,credo ma non ne sono certo.Bene,il professore di quel corso, di quella scuola ,in quell’anno,e in quel mese di Dicembre, aveva deciso di fare una mostra sulla Nativita’ di Nostro Signore,tutta la classe si sbizzarri’, chi con volti, chi Sacre Famiglie,cammelli,ciotole e somari,Madonne e comete,Enrica fece anche lei il suo bel cammello su di un cielo azzurro-cupo e fondo con una stella, lontana.Enrica aveva lo specchio,quello specchio,lo specchio che il marito le aveva donato,e che lei, decisa, voleva vendere,vendere.Prese lo specchio, lo mise in quella mostra sulla Nativita’ di Nostro Signore,cosi’ la gente si sarebbe vista,sorpresa, dentro quel ghiacciato laghetto di vetro,si sarebbe vista viva,vista e rispecchiata, nella Nativita’ di Nostro Signore.Con il rossetto ,Enrica, lentamente,su quel testimonio muto, lucido e fedele ,scrisse”:anche tu,nella Nativita’”,dimenticando di aggiungere,di Nostro Signore.La gente andava e veniva davanti lo specchiante vetro,andava e veniva,sempre specchiandosi e nemmeno si vedeva,spariva ed appariva , appariva e spariva, senza capire,senza capirsi,senza domandarsi se,quella “Nativita’ di Nostro Signore” che passava ,dentro quello specchio, fosse in vendita.
Borgo Faxall.
Se c’è un edificio che ho sempre ammirato è Borgo Faxhall,anche se la sua mole di impronta medioevale domina in quell’angolo di via che porta verso Santa Maria in Torricella.Davanti la chiesa venivano eseguite le pene capitali.E’ triste osservare la trafficata via che passa sopra il luogo testimone di tante morti violente.Ricordo, la vicenda di una donna incinta condannata a morte a cui numeroso popolo ando’ ad assistere.Quella povera donna nel momento dell’agonia provoco’ un fatto cosi’ straordinario che tutta la folla fuggi’ terrorizzata.Cosa avvenne,lo storico non lo descrisse,scrisse solo che il popolo tutto fuggi terrorizzato,e gia’ solo questo avvenimento, di una Piacenza, insopportabile e poi non cosi’ lontana, rappresenta bene la particolarita’ della piazzetta davanti la chiesa.Qualcosa dovrebbe ricordarla,indicarla,segnarla,segnalarla, alla pieta’ dei piacentini.Borgo Faxall con quella sua severa mole introduce bene e ricorda quel clima che ho descritto sopra.Lo trovo uno spazio espositivo unico in Piacenza,un vero e proprio museo nel cuore della citta’.Peccato non sia stato capito,peccato il degrado, frutto pero’ di questi anni di crisi che fa spegnere le luci delle sue botteghe.Tuttavia rimane una forma museale espositiva unica,non è stato capito,o forse non c’è nulla da mettere e capire,quell’edificio pare nato non per piccole, ma grandi mostre.
Buon Natale,Giorgio Napolitano.
Nell’orgia televisiva di dibattiti con giornalisti,politici,opinionisti,venditori di fumosi libri,storie vissute e mentite vite.Si è evidenziato che,il nostro Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano è molto affezionato all’Europa,Europa che evoca di continuo ,quasi un febbricitante delirio.Europa,Europa grida il suo cuore napoletano,Europa Europa,rimbomba per l’Italia intera,e,quel grido come di rapace che volteggia nel cielo azzurro,quel grido agghiaccia gli abitanti del fu belpaese,o belpaese da operetta.Napolitano sogna l’Europa,ed il suo sogno appare bello,meraviglioso, anche agli americani,che lo lodano, nonostante il terrore e il brivido popolare che rugge lungo lo stivale.Napolitano,in quelle orgie televisive,si è evidenziato che non ha mai amato il consenso della gente ma, ha sempre preferito,l’accordo,il compromesso,l’accomodamento dell’Italia che fa da sè,l’Italia di Palazzo,di corridoio, di stanza,di gabinetto.Se, il nostro Presidente ( devo pero’ confessare che non è,il mio Presidente,sara’ Presidente di tutti voi italiani,meno me).Se, il vostro Presidente ama tanto,ma tanto, l’Europa, perchè non vi va ad abitare,in Europa,e,lascia l’Italia a noi, soli,poveri,privi di tanto nocchiero,soli,poveri , felici,noi, irrimediabilmente italiani.Signor Presidente,Giorgio Napolitano,questa mattina, davanti ad una edicola cercavo una rivista che impaziente non trovavo ,mentre ad alta voce mi venne spontaneo esclamare:”ma, porca miseria,non la trovo, c’era e non c’è piu'”.L’edicolante, sporgendo il capo dal bugigattolo di vetro,con voce giovanile rispose:una rivista, “porca miseria” non c’è.E’ vero signor Presidente, una rivista, “porca miseria “non c’è,non esiste,ma, grazie a Lei e alle sue insane, senili manie, sarebbe ora di stamparla.
Vedo e prevedo n° 2
Quello che ieri,Enrico Letta,esagerando vantava, come il primo giorno del suo governo” rafforzato” ,sara’ invece, sua pietra tombale.
Il lupetto mannaro.
Alla direzione del nostro belpaese si è visto di tutto ,ma proprio di tutto,dai partigiani ai picconatori, professori,avvocati.Oppressi appena ieri, da tanti, troppi professori, si invocava un governo dei loro subalterni, i bidelli.Ma Qui Quo Qua,proprio no,era impensabile che le giovani marmotte di Paperino, Qui Quo Qua, salissero nelle stanze dei bottoni e invece,invece l’ Italia, ne ha sfoderata una delle sue ,arriva il boy scout Renzi; un tosco lupetto mannaro.
Democrazia all’Italiana.
Il signor Ridella,scrive sul quotidiano di Piacenza, Liberta’ ,a proposito di Europa ed euro,che un referendum sull’euro e sull’Europa è vietato,dice proprio cosi’, è vietato,per sottolineare che i trattati internazionali non si possono sottoporre a referendum,piu’ che vietato diciamo che non si puo’ fare,o, non sarebbe possibile fare,anche se, un parere popolare potrebbe essere espresso dall’odiato popolo populista.Pare ,sempre secondo il signor Ridella(che per nostra ignoranza non sappiamo chi sia) L’talia, quando entro’ in Europa e nell’euro, per un organismo internazionale ,l’avvenimento, venne salutato come un grande affare ( novita’ assoluta) per l’Italia,insomma avremmo barattato la lira in modo vantaggioso,vantaggiosissimo,troppo vantaggioso.Se lo dice lui sara’ vero,ed aggiunge che la colpa dell’impoverimento generale, è di coloro che hanno raddoppiato i prezzi in virtu’ dell’euro,e allora dove è l’affarone o l’affare?Poi,sempre il Ridella, in mezzo a tanti sospirati apprezzamenti per una sicura napolitana,lettiana,renziana “stabilita’”,si lancia nella memoria dei “padri nobili che hanno fondato e pensato l’Europa” , di cui, questi volgari populisti ,non portano alcun rispetto ,disprezzandoli ,senza nemmeno provare vergogna.Signor Ridella, i padri furono (se lo dice Lei),certamente nobili,ma, questi,questi,signor Ridella son figli di mignotta.E allora ,per finire, se, gli Italiani dovessero scegliere ,starebbero fuori dall’euro e dall’Europa,ma questo è vietato,proibito,anche dal signor Ridella .Ancora una noticina ,per i fatti di questi giorni,a noi non piace come vengono definiti “i forconi”,ci si riferisce a loro spesso come ad un movimento criminale,mafioso,minoritario,e questo non ci piace, perchè quando il potere, comincia a criminalizzare l’opposizione è un brutto segno,per non dire orribile.Siamo e restiamo,fermamente contrari alle rivoluzioni,le rivoluzioni, nel passato hanno creato danni permanenti e conflitti insanabili che son durati anni e anni.Siamo contrari alle rivoluzioni ma,questi signori devono essere accompagnati a casa,questi potenti che ,esercitano il potere senza consenso popolare, devono essere accompagnati,con garbo, ma a casa,per sempre, e non se ne parli piu’,ci sembra il minimo che si possa pretendere,”pretendere” signor Ridella,pretendere,da una democrazia, in una democrazia.
Il piccolo Cesarione.
E’ arrivato Renzi,atteso,proposto,incentivato,accolto,il piccolo Cesarione (figlio del Cesare Napolitano), da operetta è salito sul seggiolone,l’ha eletto il “popolo”.Il popolo? Quando mai è stata osservata la sua volonta’,non sapete che quello che fa il popolo è populista?Le elezioni sono populiste,i referendum sono populisti,non vorrete mica si faccia la volonta’ popolare.Renzi,o cambia pelle, e da piccolo Napoleone si fa attendente di Napolitano,o,altrimenti fa il generale in qualche quartiere romano,ai mercati ortofrutticoli,o,se proprio desidera,in Piazza del Popolo,ma deserta.Piazza del Popolo con il popolo è populista,e il popolo deve smammare,perchè i signori del potere, i rigorosamente non eletti,i non voluti, possano finalmente parlare,parlare a due a due,forse tre , cosi’ rigorosamente in stile antipopulista.Napolitano Merkel Letta,Letta Napolitano,uno comanda e l’altro ascolta,cosi’ va bene,nessuno potra’ insinuare che in Italia si fa del populismo,alla faccia di Renzi.
Renzi in quattro quatr’otto.
Gente, è arrivato Renzi,fresco virgulto stampella per Napolitano e Letta,Enrico intanto ama disquisire sulle pagliuzze.L’Italia,l’Italia dell’immondizia, grande come il Vesuvio, ha partorito un tosco topolino.Sopratutto, non ci spieghiamo come un tosco topolino,pur segretario di partito ,possa dettare la linea di un qualsiasi governo.Sembra invece che Roma, con le sue ammalianti metamorfosi sia in grado di trasformare il fiorentino topo Renzi,in un romano Napo-renzi in quattro e quatr’otto.
Traviata ad uso parrocchiale.
La regia Dmitri Tcherniakov della Traviata alla Scala, non è una regia d’avanguardia,come qualcuno insinua,niente è avanguardia oggi ,in tutti i campi ,e qui’ non è questione di tradizione o innovazione.La regia della Scala, è il prodotto scadente che ,un qualsiasi teatro parrocchiale di una cinquantina d’anni fa, metteva in scena con una sua commediola,come fanno anche oggi quei teatrini ed i registi.Teatrini da oratorio(registi da oratorio),dove non c’era e non c’è una lira (leggi euro),nè la fantasia per arredare la scena, nè un regista che la sappia o possa condurre ,e allora, si ovvia e si ovviava con una” regia” che, definire spartana significa usare un eufemismo,era ,ed è semplicemente sqallida.Un testo e una musica di pieno ottocento con la sua ambientazione verdiana, nell’epoca dico,in cui, l’autore, la pone,puoi svestirlo e rivestirlo,rimane sempre un testo dell’ottocento.Si scriva oggi,2013, una “Traviata” composta da loro, con musica e porole loro, la vestano come gli pare,loro, se ne sono capaci,ma sopratutto,loro, trovino chi, pagando, ascolti.Mettere un tizio, nella Traviata,quella di ieri,uno che, improvvisamente pisci dal palcoscenico,verso il Presidente Giorgio Napolitano, avrebbe ottenuto lo stesso, identico, risultato clamoroso “d’avanguardia”,che,sempre il nostro Presidente, non avrebbe mancato di apprezzare ,come ha fatto per questa “pisciata” di Dmitri Tcherniakov,che poi, questo Dmitri, è uno dei tanti ,troppi,pletorici demolitori del melodramma, quando le “contaminazioni”, bruciano l’opera stessa.