L’uomo,l’uomo che ha lasciato a piedi un bambino lontano da casa per percorre sei kilometri-per un biglietto d’autobus non a norma- si scusa, sei,dico sei kilomertri nella neve o,sulla neve di questa stagione.L’uomo si scusa,pare che chieda addirittura perdono,perdono per quel che. è,per come è fatto,per come è dentro,dentro,in fondo,ma proprio in fondo.Però non deve scusarsi quell’uomo,non deve chiedere perdono quell’uomo,in fondo in fondo c’è un sacco di gente in fondo-uomini e donne- come lui capaci,capaci dopo ,se scoperti,di chedere,di chiedere anche “perdono”.
Le perle nere diKella
Khadra Tahallaiti, 40 anni, originaria dell’Algeria, fu trovata morta la mattina del 1º marzo 2006 all’interno di un’auto semisommersa nel canale di Baiona, in località Marina Romea, una frazione della città di Ravenna.
Il cadavere presentava varie ferite d’arma da taglio. Alcune ore più tardi fu arrestato l’ex marito della donna, Ben Hamma Hassen Sliti, tunisino di 32 anni, che aveva scontato in passato due anni di reclusione per episodi di violenza nei confronti dell’ex moglie
Secondo le ricostruzioni, il giorno precedente, 28 febbraio, il malintenzionato aveva sequestrato la vittima in strada davanti alla figlia di 13 anni, costringendola a salire sulla propria auto. Fu la ragazza che aveva assistito al rapimento ad allertare le forze dell’ordine, che successivamente fecero scattare le ricerche del trentaduenne. In seguito avvenne l’aggressione mortale e l’occultamento del cadavere in macchina, trascinata nel canale e ritrovata il giorno dopo.
Sliti fu rintracciato a Ventimiglia, a bordo di un treno, mentre cercava di lasciare l’Italia. Nell’interrogatorio dinanzi agli inquirenti, confessò il delitto.
Il tunisino non aveva mai accettato l’allontanamento da parte dell’ex moglie, che si era rifatta una vita legandosi ad un altro uomo. Khadra in passato aveva anche denunciato l’ex marito per ripetuti maltrattamenti.
Hassen Sliti fu condannato in primo grado a 20 anni di reclusione. La sentenza non riconobbe l’aggravante della premeditazione.
Kella Tribi
L’Abramovic.
“Quindi anche il martoriar che Parrasio fece un infelice vecchio,schiavo di guerra,da lui solo perciò comperato,straziandolo a stiramento di nervi,a trafitture e tagli,a vive vampe di fuoco,tanto che in fine l’uccise”tutto questo per vedere come erano le spressioni di dolore a modello di un Prometeo che lui faceva.Chissà perchè mi è venuto alla mente l’Abramovic, e che ci vogliono,o volevano 16 dollari per assistere alle sue performace masochistiche.
Insegnanti.
Se si ascolta la radio-rai tre-di guesti giorni c’è un gran parlare,parlare dico su come e chi e cosa si insegni ,essendo degli insegnanti.Concita di Gregorio cammina sugli specchi nel volersi dichiarare e smentire nello stesso tempo con la formula finale del dubbio.Sono discussioni che servono a fare salotto,il solito salotto di chi desidera sfogarsi e di chi interroga gli sfoganti all’insegna dell’informazione:meglio “informazione” di sfogo.Si dice,qualche volta,e,qualche volta ho sentito, ho sentito-non so se vero- che la maestra,l’insegnante,la prima che ha isegnato a Socrate fosse una donna che faceva la puttana,meglio l’etera:se tanto mi da tanto il risultato,mi pare, sia quello che ci mette l’alunno,mica l’insegnante che il difficile,per molti impossibile, riconosere un insegnante.
Mai sparare a salve.
Mai puntare una pistola a salve ad un altro che è armato:è la prima regola che insegnano al tiro a segno,mai puntare perchè l’altro,l’altro spara e non spara a salve.Bisogna dire che questi venditori si stupefacenti sono anche ignoranti:infatti vendono stupefacenti se,se invece avessero approfondito l’uso delle armi,approfondito con un pò di buonsenso e preparazione avrebbero capito perchè non si deve mai,proprio mai,assolutamente mai puntare una pistola a salve ad un altro con la pistola.
Avere memoria.
Avere meoria:ah!la memoria,ma che memoria,ognuno ha una sua memoria,proprio sua personale ripeto e, vorrebbe ,vorrebbe sostituirsi tanto ad altre memorie che ,le memorie si sa sono tante,ma tante,dipende da dove e ,quando si comincia a ricordare,spiegare descrivere cosa e come e quando ci si ricorda e, oggi dire,oggi è il giorno della memoria dell’olocausto per lo sterminjio degli ebrei è come parlare di attaccapanni dove ognuno desidera appendere la sua personale,intima giacca:la sua,proprio la sua,solo la sua, quella personale con la sua personale momoria per dove è stata messa e di che colore e fattura era o,mai fosse stata la sua giacca.Duemila anni di persecuzioni contro il popolo di Israele non fanno una semplice memoria,non un attaccapanni dove appendere semplicemente una giacca:duemila anni dico ,duemila sono un enciclopedia dell’orrore:altrochè memoria da appendere.
Umanità.
Il mondo,il mondo si presenta sempre con la stessa faccia,cambia solo la scena ma le ragioni son sempre le stesse,non valgono libri o belle parole ancor meno valgono le religioni ,se non, a volte son peggiori di ogni tradizione che traveste o, si traveste nel tempo.Una, una e una sola ,o sono, le ragioni che possono spiegare l’umano ed è l’essere o,l’avere origine per generazione,l’essere sensibile,volontariamente mobile,l’avere un organo centrale di digestione;crescere mediante la nutrizione;e finire con la morte.
Fate voi.
E’ difficile,molto difficile arduo,oggi e forse anche ieri apprezzare le cose d’arte,o che si dicono e credono tali, che ,tutta l’arte -oggi-è tornata nella spelonca dove,e quando gli uomini andavano a caccia di orsi per cui ancora si possono vedere in grotta le loro tracce lasciate nel fango.Si gioca per verità oggi,si gioca all’uomo primitivo:di una fanciullezza oramai passata defunta che come ogni resuscitata “nuova natura” :ogni sterpo si fa rosaio,ogni cencio oro e porpora e fino i mondezzai montagne di gioie”.Fate voi (sic)
La casa.
Quel diffidare,quel guardarsi guardingo,quell’essere sempre in sospetto è proprio nella natura dell’uomo:non di tutti ma,quasi sempre si diffida,e si cerca di interpretare,prevenire e,qualche volta scongiurare.Come,qualche volta si è sempre una corda tesa sull’abisso o quello che ingenuamente chiamiamo abisso,insomma il diffidare è ,e, qualche volta dovrebbe essere una positura caratteriale non sempre ragionevole ,tanto che ,tanto tempo fa si diceva”: tu sei più diffidente di una chiocciola,che,siccome non hai fiducia in nessuno,ti porti appresso la casa”.La casa,con la speranza che dentro non sia come il fuori.
Le perle nere di Kella.
Jennifer Zacconi 20 anni, scomparve il 29 aprile 2006 e fu ritrovata morta il successivo 7 maggio a Maerne, in provincia di Venezia. La giovane era incinta al nono mese di gravidanza e avrebbe partorito nei giorni successivi al massacro.
La locale Procura avviò le indagini mentre erano in corso le ricerche. L’amante della ragazza, Lucio Niero, un imprenditore di 34 anni e padre di due figli, fu considerato tra i principali sospettati. Convocato dai Carabinieri, si rese inizialmente irreperibile.
L’uomo fu poi fermato il 7 maggio 2006. Nell’interrogatorio di fronte agli inquirenti, confessò l’omicidio. Fu lui stesso a indicare il luogo in cui aveva seppellito la vittima, un campo a Maerne.
Il trentaquattrenne aveva una relazione extraconiugale con Jennifer e la giovane chiedeva un sostegno economico per il figlio, frutto della loro unione, ma l’uomo non voleva alcuna responsabilità sul futuro nascituro. La situazione aveva portato a profondi contrasti e numerose liti, tra cui l’ultima sfociata nell’aggressione mortale avvenuta, secondo le ricostruzioni, la sera del 29 aprile 2006.
La vittima venne violentemente pestata. Fu colpita a calci e pugni, le furono strappati tutti i capelli e le venne spaccata la spina dorsale. Poi, dopo essere stata gettata in una buca, fu calpestata e seppellita viva.
L’esame autoptico stabilì il decesso per asfissia. La ragazza aveva ingerito una cospicua quantità di terreno.Dopo il delitto, il trentaquattrenne tentò di depistare le indagini, impossessandosi del cellulare della giovane per mandare un messaggio ai genitori di lei, cercando di fargli credere che fosse ancora viva.
Niero fu rinviato a giudizio in rito abbreviato e condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio volontario e procurato aborto.
Kella Tribi