No!Questa volta non basterebbe Renzi per rottamare tutto il brutto,lo stupido ,di questa estate culturale proposta dalla Fondazione a Piacenza,forse l’isis potrebbe,o forse l’uragano Erika sforzandosi, dopo qualche poderoso sforzo ,cancellare la dilagante sottocultura di un Re nudo,ma che, nudo,non si deve dire,non si deve scrivere,vedere.Provate a pensare noi,ragazzi,in Piazza Cavalli con quel baraccone di legno fra i piedi e fra i portici “dell’estate culturale”, cosa ne avremmo fatto ma, sopratutto, cosa ne avrebbero fatto e detto i nostri genitori,nonni sensali,contadini,tutti rigorosamente,veramente, positivamente ignoranti, come noi ,oggi,che, il sabato e il mercoledì’di un tempo,nei giorni di mercato, si davano convegno in Piazza.La Fondazione ha troppo denaro da spendere troppo,e lo usa come gli pare anche per un Re nudo,ma è questo :come gli pare, e per un Re nudo che stride contro i bisogni dell’oggi,disoccupazione esodati immigrati,sopratutto mancanza di cultura VERA.E allora la Fondazione che fa?Cosa risponde?Come risponde?Fa cultura alla veneziana,questa vecchia internazional pseudo-cultura da asfaltare,cancellare dimenticare,la cultura del Re nudo,nudo che acceca ,nudo pero’ da non criticare,negare,pena l’essere tacciato,fra gli ignoranti, ignorante,fra i gobbi,gobbo,fra gli zoppi,zoppo.E questa mattina,proprio questa mattina,una signora scriveva lodi sperticate, esagerate ,sproporzionate per l’albero della vita dell’EXPO milanese su Liberta’,il quotidiano retto dal grande Rizzuto.Ma possibile,possibile che,in questo mondo di matti nessuno si è accorto,proprio nessuno che,quel proclamato e autoproclamato,”bellissimo”, sedicente albero della vita all’EXPO, è solo una parte di una giostra,la parte centrale di quella giostra che un tempo si chiamava calcinculo,quello signore e signori è, un perfetto calcinculo, senza catene e senza seggiolini,capirai che sforzo,ma sopratutto ,sopratutto, che albero del cazzo.
Previsioni domestiche.
Mia moglie dice:tutti contro Renzi,tutti,ha contro tutta la stampa,tutti i giornali, televisione esclusa,siamo alle solite,quando uno si mette a fare qualche cosa di buono gli danno subito addosso,ha ragione Renzi,lasciatelo fare.Al che rispondo piccato che non ha fatto un cazzo,o quel che ha fatto lo ha fatto male.Voi sapete come sono le mogli,ti sono sempre contro, per il piacere di starti di traverso e,se il matrimonio è questo , meglio vivere non casti e non sposati.Mia moglie non ha mai,dico mai ,azzeccato una previsione, una che è una, in tutta la sua vita,nemmeno per caso e,se dice che Renzi fa bene e va forte, potete credergli.
Vitalizio.
Qualcuno dovrebbe,dico dovrebbe avere il dovere di vergognarsi, a proposito di vitalizi,ma, si vede che c’è poco pudore fra costoro,poco,pochino.Con due o tre pensioni,magari foderati d’oro e d’argento,non basta loro il bagno comune o la semplice doccia con acqua, esigono il latte d’asina, a temperatura giusta.Il vitalizio gli tocca,li tocca, e loro,non lo fuggono,non lo disprezzano non lo rifiutano.Nemmeno rifiutano il lavoro,la fatica di chi lavora per loro, giorno e notte.Fin qui,il pistolotto morale,la morale è sempre bella sopra gli altri,fa bene,ci fa sentire giusti,arguti,soddisfatti,realizzati,in pace, anche senza vitalizio,il lamento ci basta,ci consola,ci premia,ci addormenta.
Bello & mercato.
Ah!Le bellezze dei critici,storici,esperti,ah che bello,che belli questi critici,e pensare,pensare che molti li seguono,li ascoltano,riascoltano.Ascoltare non significa credere,significa ascoltare fingere di credere o,credere,per poco,quanto basta credere, o credere di credere.Alcuni di costoro si mettono ad elencare le bellezze del creato che sconfinano nell’universo fino allo stivale con puntigliosa infantile serietà’,con notarile cura,religiosa costanza.Sono e sarebbero capaci costoro, di tenere intere giornate,mesi anni e anni sopra un qualsiasi argomento artistico,con la spocchia di chi ripete:ignoranti se non ve lo indicavo io,voi,voi rozzi come siete ,non l’avreste nemmeno visto guardato.Godetevelo così questo mio bello,così come ve lo mostro,ve lo narro ve lo spiego e, se non lo ricorderete bene, per filo e per segno quel che dico,eccovi pronto un mio libro,che dice,ripete,il miele del mio sapere,il succo del mio eloquio,o ignoranti,succhiate questo latte ,pagate e crescete.Uno, a questo punto si inginocchia e ripete all’amico ed al nemico la novella,e chi l’ha detto e chi l’ha scritto,di bocca in bocca corre vola la notizia che viene accolta coccolata,vezzeggiata .Cosi’ si vende l’immagine,il bello di un tempo passato,il suo simulacro,la sua impronta,si vende anche la sua ombra,si vende l’antico con l’appendice di qualche mostruoso “nuovo”,non importa se orribilmente nuovo o insignificante,non importa,il bello ed il brutto insieme vanno e si confondono in curiosa bellezza, per la gioia di qualche serio, posato storico,critico,saggio sapiente,che venderebbe anche sua madre ,infarcita laccata di latte e miele,profumata come l’ultima delle baldracche, al mercato degli imbecilli me compreso.
Ombra politica.
Oggi ,sentendo parlare Fitto dall’Annunziata, sembrava di sentire Renzi,Renzi,quando parlava di Berlusconi,anche Fitto affermava che non occorre attaccare solamente Renzi e, che la battaglia politica non poteva essere indirizzata esclusivamente contro il presidente del consiglio.Cosi’ diceva Renzi pro Berlusconi,così’ Fitto pro Renzi,insomma poche chiacchiere, meno nemiche persone e più’ politica,politica,di quella di cui non si vede ancora nemmeno l’ombra,politica,soluzione dei nostri problemi ,di cui non ne parla proprio nessuno.
Accordo con la Palestina.
L’operazione del Papa con il riconoscimento Palestinese ha una forte connotazione politica,visto la situazione dei cristiani in Medio Oriente,la loro persecuzione,e la totale chiusura al dialogo dell’isis.Non si poteva fare di meglio o di più,mettere dei paletti in quelle zone era una necessita’ inderogabile.Pero’ la situazione si fa più’ difficile con Israele ,sopratutto condividere,diventa più’ difficile con chi non riconosce nemmeno lo Stato ebraico.Un bel guazzabuglio,dove da una parte è la necessita’, dall’altra la ragione.Dopotutto, questo stato Palestinese, ha dei connotati difficilmente condivisibili.
Libri,libri.
Senza un libro non si va in tv,con un libro la tv ti ammazza,ti infarcisce,ti imbonisce di facce sorridenti, pronte a sollevare davanti ai tuoi occhi inermi,come una pugnalata ,un libro,ancora un libro,il solito libro cane,per cani e da cani.Senza un libro cane,credetemi,niente da fare,non si va in tv.
“Cultura” & Fondazione.
C’era un tempo,un tempo c’era la provincia,piccole citta’ con alberi e viali e palazzi biciclette e farmacie,c’era una volta la provincia,una volta c’era un mondo di gente che viveva del suo piccolo sogno e diventava ,cresceva ,grande e bella,bella per tutta una nazione un continente,per il mondo ,così’ come lo conosciamo e lo chiamiamo mondo,anche se non è intero mondo.Allora quella provincia faceva uomini e donne grandi,grandi, per altri uomini e donne delle citta’ del mondo intero,intero così’, come lo si dice e lo si conosce.Oggi, che si è scoperto il mondo,oggi, che un mondo senz’arte entra nelle case, nelle piazze nelle strade e nelle cattedrali,la provincia,quella provincia,un tempo prezioso scrigno ,si è fatta pattumiera di una smorta “opera”, da carpentiere.
Infinita recessione.
Dicono “loro”:siamo fuori recessione,tiriamo un respiro di sollievo,ma “loro”,loro,quando mai sono stati in recessione?Certo che “loro” sono fuori dalla recessione,anche se l’hanno vista,la recessione,e quando l’hanno vista, da lontano,lontanissimo.Se poi siamo fuori dalla recessione o meno, lo vedranno, sempre solo “loro”,non noi, che qui non c’è niente da vedere.
L’ ora del tubo.
Qualche giorno fa,molti, si sono scandalizzati,offesi per quattro bidoni,bidoni di un bel blu elettrico che l’Iren aveva allineato davanti ad uno dei cavalli del Mochi,in Piazza Cavalli.Aveva inveito ognuno in coro,aveva scritto ,deprecato ironizzato sulla bellezza che salverà il mondo.Nell’aperto portone della Fondazione ,l’altro giorno o ieri,un dischetto elettrico stava molando una torta pila di tubi che occupavano tutto il cortile del palazzo,e ,al posto del solito armonioso sfondo architettonico ,una selva di tubi si snodava in curve ed impennate deturpando completamente l’architettura di un tempo ,quella immaginata dal costruttore di Palazzo Pisaroni .Attratto dallo sferragliare della mola ,ho guardato ed ho capito,è cominciata l’era promessa dalla Fondazione, con “l’opera” di un famoso “scultore” ,mi pare israeliano e,se i bidoni Iren, furono fischiati qui c’è da supporre uno scrosciar continuo di bravo,bene bis,anche da parte della signora Pisaroni, anche perché la signora, non tira fuori un euro c’è chi provvede.E allora,viva il tubo,evviva evviva i tubisti, che dal Duomo a Palazzo Pisaroni intubano il mondo,sperando si limitino nel loro furibondo intubare, ai soli palazzi,alle piazze e alle chiese che,la gente è stufa arcistufa, ed è stata già’,purtroppo, “intubata” a proprie spese, abbastanza.