Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Set• 06•25

Annalisa Baldovin, 40 anni, un figlio di 14, imprenditrice Bellunese, perse la vita il 4 luglio 2001 all’ospedale di Padova dopo 47 giorni di agonia. La donna fu vittima di un agguato il 18 maggio, da parte del suo stalker il bosniacoDavor Kovac, 35 anni, a Pieve di Cadore
Quest’ultimo, originario della Bosnia Erzegovina, si era infatuato della vittima. Lei, però, non ricambiava. Il 35enne così iniziò un’escalation di persecuzioni documentate in ben 17 denunce presentate dalla donna e i suoi familiari nell’arco dei precedenti sei mesi. l’uomo aveva minacciato di morte lei e i suoi familiari, tentato un’estorsione e fatto esplodere una bomba nei pressi della sede della azienda di Annalisa
Il 18 maggio, si era fatto accompagnare da un taxi in località Pieve di Cadore, dove era situata la sede della azienda. All’interno la donna che, non fece in tempo a fuggire e fu raggiunta da diversi proiettili.
Kovac fu arrestato e condotto in carcere. La donna fu ricoverata in ospedale ma, dopo 47 giorni, morì.
Kovac viene condannato all’ergastolo ma dopo vent’anni, grazie alla buona condotta, nel 2021 ottiene la semilibertà. Dice il fratello di Annaisa :«Non ha mai avuto un minimo segno di pentimento. Mai una lettera o un messaggio attraverso il suo avvocato… mai nulla. E ora lui ha una vita quasi normale mentre la nostra resterà segnata per sempre».

Kella Tribi

Taber.

Written By: bruno - Set• 05•25

Fare al “taber”,che poi è il tabarro , in dialetto piacentino significa parlar male di te.E,fare al taber a Piacenza è ed era cosa comune a molti se non tutti.Quella di parlare ,sparlare dico dietro le spalle,sempre male di qualcuno,qualcuno famoso o meno era un modo del tutto piacentino ,e ,di “taber” ne ho,sentiti e fatti molti ,molti anche io,forse troppi in questa città .Oggi,anzi ieri è morto Armani piacentino.Armani stilista di fama internazionale e, oggi,proprio oggi a proposito di abiti e stili,mi piacerebbe sentire chi fa il “taber”a Giorgio Armani,per rimanere sempre nella’ambito dell ‘indumento ma sopratutto nella tradizione cittadina.

Il cappotto.

Written By: bruno - Set• 04•25

Siamo alle tifoserie o schieramenti in campo,le cose prendono una forma più definita:Cina e America si schierano con i loro alleati e mettono tutto in discussione.Una sorta di tifo gira nell’aria,tifo politico s’intende,spesso si tifa per i propri interessi-ed è normale-.Un cappotto antiatomico oggi farebbe comodo ,comodo a tutti,ma non
ci sono abbastanza cappotti e,quelli rimasti saranno e sono soltanto per gli amici .

Buon viaggio.

Written By: bruno - Set• 03•25

La Cina mostra muscoli e alleati,ci sono tante atomiche che prima della scadenza dovranno essere giustamente usate,con relative sicurezze di capi e sotto capi delle nazioni che dovranno svecchiare quell ‘arsenale,e non c è solo la Cina con i magazzini pieni di tanta potenza inventata e premiata dall’uomo.Anche dovessero essere usate quelle prodigiose armi,e prima o poi le useranno ,resteranno vivi alcuni “uomini”uomini per continuare la specie, i soliti ,i soliti uomini e donne :i soliti stronzi e le solite stronze:buon viaggio.

Paola Mars.

Written By: bruno - Set• 03•25
Vorrei precisare che il pezzo URSULA qui sotto è di Paola Mars ,manca di firma per problemi al computer.

Ursula.

Written By: bruno - Set• 03•25
Sai Ursula Gertrud, a vederti in visita ad una fabbrica di armi, tutta seriamente impettita mi viene in mente la frase di un monatto a Milano, (nel romanzo I Promessi ioSposi di Alessandro Manzoni),frase rivolta a Renzo da altri scambiato per un untore e cioè:Va,Va POVERO UNTORELLO NON SARAI TU CHE SPIANTI MILANO

Divisi.

Written By: bruno - Set• 02•25

Ed ecco il mondo spaccato in due:Cina e i suoi alleati e di qua il solito occidente ingolfato dalle guerre in corso ,dove l’America sta alla finestra stufa di finanziarle.Un mondo perfettamente spaccato,diviso in due ,un mondo che si guarda in tralice e dubbiosamente ringhia in cagnesco ma che potrebbe,potrebbe anche mordere.

Umanità.

Written By: bruno - Set• 01•25
Negli Eroici furori Giordano Bruno scrive questo”:nell’apprendere che fa la mente,non può desiderare se non quanto gli è vicino,prossimo, noto e famigliare.Cosi il porco non può desiderare essere uomo,ne desiderare quelle cose convenienti all’ uomo.Ama più discoltarsi nel fango che in un letto di bisso.Ama unirsi ad una scrofa,non alla più bella donna che produca natura:perché l ‘effetto ,l’effetto seguita la ragion della specie ( e tra gli uomini si può veder il simile,secondo che altri son piu simili a una specie de bruti animali,altri ad un altra:questi ha del quadrupede,quelli del volatile;e forse hanno una vicinanza la qual non voglio dire,per cui si son trovati quei che sono affetti da certe sorte di bestie).Insomma un bel ritrattino dell ‘umano che è sempre lo stesso,l ‘identico,il contemporaneo chiedendo scusa alle così dette autentiche bestie.

Marie Aruet.

Written By: bruno - Ago• 31•25

Sono tempi grami,grami,per alcuni tragici che mi ricordano quando Francois Marie Aruet scriveva,mentre quasi tutti lo conoscevano come il signor Voltaire:le leggi e le religioni non valgono contro questa peste degli animi;la religione,lungi dall’essere per loro cibo salutare,si trasforma in veleno per i cervelli infetti”.Insomma ,fose,forse l’ho già scritto ma,essere costretti a recitare ,ancora e ancora una volta ,come in una cantilena il signor Marie Aruet è davvero desolante.

Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Ago• 30•25

Il 24 novembre 2000, Barbara Novelli, infermiera di 29 anni, fu uccisa in un’aula dell’Università di Pisa dal marito Fabio Ciaralli, 38 anni, infermiere anche lui. I due non stavano più assieme dal giugno di quello stesso anno e avevano in progetto di separarsi,‍ anche se la pratica di divorzio non era ancora iniziata e lui sperava in una riconciliazione.‍
La mattina del delitto, Barbara, stava assistendo ad una lezione nel dipartimento di biomedica a Pisa, facoltà di Odontoiatria. Voleva diventare un dottore. L’aula era affollata, la ragazza sedeva vicino all’allora compagno, Alberto Benedetti, 28 anni. Un individuo con cappuccio in testa passò davanti alla portineria e filò dritto verso l’aula. Era tutto tranquillo, fuori pioveva, una pioggia fitta fitta, erano le 10:15.
Ciaralli bussò alla porta ma non aspettò l’invito ad entrare. “Voglio parlare con Barbara Novelli e col suo nuovo fidanzato”. Si diresse quindi verso la moglie, che stava seduta affianco all’amico, sfilò due pistole, sparò a Barbara almeno dieci colpi, tutti quelli che aveva nei caricatori, mirando in testa e colpendola in più parti del corpo.
Poi la trafisse al ventre, con i pugnali che tirò fuori dopo che le pistole avevano terminato i proiettili. Non risparmiò neanche il nuovo compagno ed uno studente che aveva provato l’eroica impresa di bloccarlo. Il tutto tra il fuggi fuggi generale degli altri studenti. Alla fine Ciaralli puntò i coltelli su sé stesso nel tentativo di suicidarsi. Alcuni rimediarono lievi ferite, altri furono ricoverati in prognosi riservata, ma riuscirono a sopravvivere, tranne la povera Barbara.‍
Barbara era originaria di Sarzana, in provincia di La Spezia. Fabio invece veniva da Roma. Due personalità opposte, il giorno e la notte. Si conobbero in ospedale, dove lei già lavorava, mentre lui era appena arrivato, trasferitosi dall’ospedale di Cinisello, in provincia di Milano. Gliela presentarono. A Fabio piacque subito e la corteggiò, lei lo lasciò fare.
Scoppiò la passione e si sposarono nel 1996
La vita coniugale filava liscia, nessuno aveva mai sentito un litigio. Poi qualcosa si ruppe nel giugno del 2000. Lei si allontanò con il desiderio di laurearsi, forse anche perché interessata a un altro uomo, lo stesso che le sedeva accanto il giorno dell’omicidio: Alberto Benedetti, a cui si appoggiava quando stava a Pisa, dove iniziò a lavorare in uno studio odontoiatrico.‍ D’altronde Barbara voleva diventare medico odontoiatra e la mattina del delitto seguiva proprio una delle tante lezioni del nuovo anno accademico. Sicuramente sarebbe riuscita anche in questo suo sogno, lei descritta da tutti come una ragazza modello, diplomandosi con il massimo dei voti, diventando un’infermiera e vincendo più di un concorso.‍
Il 5 marzo 2002, Fabio Ciaralli venne condannato in primo grado a 28 anni di reclusione. La sentenza accolse la tesi della pubblica accusa, secondo cui l’imputato era in grado di intendere e di volere nel momento del delitto. La difesa invece aveva sempre sostenuto l’infermità mentale del proprio assistito, anche in relazione al fatto che, durante la sua detenzione, l’uomo aveva più volte tentato il suicidio.‍

Kella Tribi