Le sardine.

Written By: bruno - Nov• 19•19

Al capo delle “sardine” di Modena domandano:sei anti Salvini?Si risponde,e sei di sinistra?Si, risponde,è vero che c’è sotto Prodi a questo movimento?Non ho il numero di Prodi risponde il capo.Il che significa che le sardine di Modena,non conoscono Prodi,o non hanno il suo numero di telefono,sono di sinistra e sono anti lega e che ,in piazza, pigiate come sardine fanno la figura dei merluzzi non vendo altre proposte se non quella di contrastare Salvini e farsi fregare da Renzi.

Filosofi & filosofi.

Written By: bruno - Nov• 18•19

Chissà in quale luce si possono pensare i filosofi antichi che,quelli moderni li vediamo in TV che si spacciano tali mentre quelli antichi li pensiamo come uomini di un tempo sulle nuvole,pieni di pensieri e di sommi concetti avvolti nei loro mantelli,invece,invece sentite Epicuro come definiva i suoi:Nausifane “polmone marino” un mollusco,illetterato,frodatore,puttana;i Platonici adulatori di Dionisio e lo stesso Platone,uomo d’oro ed Aristotele,dissipatore,che dopo aver divorato la sostanza paterna si era dato alla vita militare e alla vendita di farmachi,e Protagora ,facchino e scrivano di Democrito oltre che maestro di scuola nei villaggi,e Eraclito,rimescolassero e Democrito Leocrito ovvero spacciatore di bagatelle,e Antinodoro Sanidoro ovvero scondizolatore e corruttore,e i Cizeni nemici della Grecia,e i dialettici esiziali e Pirrone ignorante e indotto.Questo è tutto.

Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Nov• 18•19

La storia di Wilma Montesi è un caso di femminicidio che ha segnato una delle pagine più burrascose della vita sociale e politica italiana. Wilma nasce a Roma il 3 febbraio 1932 da famiglia modesta; all’epoca dei fatti é una giovane poco più che ventenne, di bell’aspetto, con una vita tranquilla ed il sogno di sfondare nel mondo dello spettacolo. E’ fidanzata con un poliziotto di Potenzaello, La mattina dell’11 aprile 1953, sulla spiaggia di Torvajanica, certo Fortunato Bettini, manovale, sta consumando la sua colazione seduto sulla sabbia del litorale tra Ostia e Marina Ardea, quando, in lontananza sulla riva, nota un pezzo di stoffa che sventola. Si avvicina incuriosito e solo quando è a pochi passi riesce distinguere che si tratta del lembo di una giacca che ricopre un corpo. riverso a pancia in giù, di una giovane donna a piedi nudi, il volto appoggiato sulla battigia e immerso in pochi centimetri d’acqua. Sul posto arriva la polizia e si risale al nome della ragazza: si chiama Wilma Montesi, vive a Roma e ha da poco compiuto 21 anni.. Ma dietro la sua morte si nasconde il primo scandalo politico della storia dell’Italia della prima Repubblica,: Wilma Montesi sa¬reb¬be stata vista dieci giorni prima della sua morte a Torvaianica con il figlio di una nota per¬so¬nalità politica, identificato come Piero Piccioni, fidanzato di Alida Valli e figlio di Attilio Piccioni, Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e massimo esponente della Democrazia Cristiana. La notizia suscitò clamore perché ven¬ne pubblicata poco prima delle elezioni politiche del 1953 La sua morte è stata il punto di partenza di una vicenda che portò tra l’altro alle dimissioni del mi¬nis¬tro degli esteri ita¬lia¬no e di un capo della polizia Le indagini si fanno più serrate, ma le conclusioni cui giungono gli investigatori destano sconcerto e perplessità. Wilma toltesi le calze, avrebbe messo i piedi in acqua e sarebbe stata colta da una. “sincope dovuta ad un pediluvio“, affermazione troppo gene¬rica per non sollevare fin dall’inizio mille sospetti. una spiegazione insufficiente, visto che parti importanti del vestiario (gonna, calze, giarrettiere, scarpe) non furono trovate. Il caso si riapre. Nel corso degli interrogatori si sostiene che Wilma Montesi sarebbe morta per mano di Piero Piccioni durante un “droga party” organizzato da un certo Ugo Montagna, un consulente dell’INA per gli affari immobiliari che nelle deposizioni viene descritto come un trafficante di droga invischiato in un giro di prostituzione d’alto bordo. Il 21 settembre 1954 il giudice istruttore Sepe ordina la cattura di Piero Piccioni per assassinio e di Ugo Montagna per favoreggiamento. I due vengono rinchiusi nel carcere di Regina Coeli. Lo scandalo segna la fine della carriera politica del potente ministro Piccioni. Il processo si svolgerà a Venezia nell’estate del 1957 in un clima torbido e confuso. Il dibattimento, ricco di mezze verità e di testimoni spesso in contraddizione tra loro, si concluderà con l’assoluzione di entrambi gli imputati. Il giallo Montesi, persa la sua attualità politica e sensazionalistica, resterà per sempre senza risposte. Questo fatto di cronaca al giorno d’oggi non in¬teresserebbe i giornali per più di una settimana.

Kella Tribi.

Milano.

Written By: bruno - Nov• 18•19

Milano posa addormentata sulla tua nebbia, Milano dei giovani giorni affannati, Milano ammantata di freddo silenzio e di neve placida dove passi muti corrono verso le luci di case colme di sognato Natale, Milano dell’attesa dei miei giorni verdi, quando non si possiede nulla se non l’ansia di giovani rapaci intenti alla lotta, mi manchi ora come si vede svanire il tempo lontano.

Francesca Pierucci.

Don Mazzi.

Written By: bruno - Nov• 17•19

Una frase che da da pensare di Don Mazzi è:”i cristiani non sono quelli che vanno in chiesa”.

De profundis ex Enel.

Written By: bruno - Nov• 17•19

Occorre ancora una piccola ,piccola minuscola riflessione sull’operazione Palazzo ex Enel e l’aggiunta che desidera fare la Fondazione in quella struttura,anche se in realtà non lo desidera solo la Fondazione,ma l’impone,s’impone con imperio,urbi et orbi, in nome di una verità che si è messa in tasca tutta speciale e che si è autoconferita senza tanti complimenti.Basterebbe ora guardare l’elenco di coloro che fanno parte di quella decisione,i loro nomi e cognomi per capire che forse lo spessore culturale sopra ogni parte non è proprio quello che servirebbe per l’occasione.Ma questa è un opinione,un opinione come le altre,dipende da che parte la si guarda e la si prende.Ebbene Ricci Oddi ,il donatore di quella raccolta l’ha fatta a proprie spese,con soldi propri dico e poi,in seguito,in seguito l’ha donata alla città,quelli erano i suoi pagati gusti e quella era l’epoca,gli amici se li è scelti,posto che ne avesse nell’ambito della cultura che quel mecenate approvava sempre a proprie spese.Ora la politica,il pubblico con il denaro pubblico entra a gamba tesa nel privato e ,quando la politica e il pubblico entrano nel privato si può essere certi della fine,morte,fine anche della Galleria Ricci Oddi.Il pubblico con i soldi (degli altri) pubblici politicamente corretto esige ,vuole gente del ramo,gente di quel ramo e, in questo caso gente che mette la spiegazione dell’arte al posto dell’arte e fa cose che possono fare tutti,ma si autocincensa come se potessero essere esclusivamente “opera” propria.Mentre al tempo (e sia detto senza rimpianti) della Ricci Oddi,non tutti sapevano fare quello che faceva l’uno o l’altro messo in quella collezione,se non altro ci voleva perizia e mestiere,anche per fare una boiata di cui il pubblico in genere non se ne accorgeva nemmeno tanto era evidente lo sforzo del fare senza spiegazioni di sorta.Tutti lo capivano o lo fraintendevano,ma , guardavano,guardavano sopratutto non sapevano e non potevano fare quello che vedevano,c’era del lavoro della perizia anche mestiere c’era in poche parole l’arte , non quella delle parole ma quella senza parole del mestiere in sè.Oggi questi fondaioli spiegano, parlano parlano scrivono spiegazioni su spiegazioni tanto che non hanno bisogno d’ altro che delle proprie spiegazioni al posto di una qualsiasi “arte”per restaurare un edificio e rimbombarlo di parole e sofismi con denaro pubblico, e qui vorrei proprio vedere cosa farebbero con i loro soldi, come da tempo si fa con il denaro pubblico dalle Alpi al Manzannarre.Una differenza a questo punto, tra Ricci Oddi e Fondazione (privato & politica)c’è ,c’è se uno proprio vuole vederla c’è ,e si vede volendo vederla come al solito ,anche ad occhio nudo che,se proprio,se proprio dobbiamo o si deve fare il funerale all’arte,lo si faccia e lo si faccia anche alla Ricci Oddi ,e così sia senza tante storie.

Ero figlia.

Written By: bruno - Nov• 17•19

Ero figlia. Alberi ombrosi la sera mi indicavano la via, rossi di sole e neri di nuova notte. Salivo bianche scale a porgere il saluto al mio passato ancor presente e vivo, con i suoi echi infiniti. Fosti testimone di tutti i miei tramonti, rosee pietre del mio giardino, pietre che mi costruirono. Io ero il remo della tua barca, inconsapevoli vagammo , sotto le tue nuvole bianche mi risparmiasti il sole cocente, fosti la casa colma di doni, fosti il tepore nell’inverno. Fosti la gioia della scoperta di bambini con braccia volte al cielo, fosti ciò che più non è, fosti il riparo.

Francesca Pierucci.

Giorgio Milani.

Written By: bruno - Nov• 16•19

Oggi son di moda i proclami della stampa,non c’è giorno che ,invece di informazione ci dobbiamo sorbire,anche senza prendere uno straccio di giornale il proclama del giorno e Libertà non fa eccezione.E’ di qualche giorno fa l’uscita programmatica del palazzo ex Enel per mezzo del portavoce nonché rappresentante la cultura in Fondazione di Milani Giorgio il quale ci spiega e spiega che, il comprensorio ex Enel,il Conservatorio,la galleria Ricci Oddi e la Filodrammattica oggi gestita da Diego Mai e fondata da Pierluigi Bersani oltre Sant’Agosino fanno parte di un polo che potrebbe,secondo Milani essere un eccellenza.Inutile dire che la Fodazione si appropria così del Conservatorio e forse della Ricci Oddi,di Sant’ Agostino non saprei,ma dimentica che ,in quel limite,in quel limite o circondario c’è anche Toscani ,Toscani presidente e promotore con i soldi della Fondazione del progetto ex Enel.Toscani esce di casa(nel suo circondario) e trova,come un principe del rinascimento musica arte & “arte”(la sua),teatro,insomma una specie di Olimpo se l’Olimpo non fosse caduto in disuso.Fatta tabula rasa di Piacenza e della piacentinità Milani desidera portare Catelan l’ Abramovic & c.nel Palazzo ex Enel per culturizzare Piacenza e i peones piacentini,culturizzare dopo che questi suoi “artisti” sono stati masticati e ruminati da mezzo mondo,così che ,dopo tutto a noi ci porta il ruminare del conformismo di sinistra s’intende.Un ruminare che si è preso la Filo,e vorrebbe decalcificare “con ardita mano” anche la Ricci Oddi.Per capirci,se, Milani fosse vissuto negli anni trenta e fosse stato stato autorizzato da qualche organo di Stato Fascista,ci avrebbe fatto sorbire una qualche impresa culturale dell’epoca senza fare una piega,senza un ripensamento,senza nessun dubbio passandoci la solita velina.Così oggi dispensa,in una città deculturizzata da una nevrosi d’avanguardia di mero mercato che è poi il retro di quella che vorrebbe negare, ma sempre faccia della stessa medaglia è e che,per meglio spiegarci per essere alla moda ci avrebbe propinato,come ci hanno propinato, Vanda Osiris,mentre oggi dice di aver cambiato motivetto,motivetto si,ma sempre della stessa canzone che poi è il retro della Vanda Osiris.

Ama.

Written By: bruno - Nov• 16•19

Ama tutte le cose perché ognuna culla in se un seme di bellezza, sì piccolo, oppure sconfinato come un campo giallo di messi curve sotto l’odoroso vento di luglio. Il campo riarso grondante di esausto profumo del mezzogiorno, che si addormenta nella morbida sera, non ti faccia dimenticare il seme infinitesimale di bello che ogni ora ha in se, ogni persona che ti duole, ogni giorno di pioggia, nelle nuvole rutilanti al vento che un nuovo profumo portano alla tua pelle.

Francesca Pierucci.

Le perle nere di Kella

Written By: bruno - Nov• 15•19

Antonella Russo nasce il 12 giugno 1984 a Solofra (Avellino) La vita della studentessa campana, viene in giovane età, per sempre spezzata dall’uomo che diceva di amare sua madre. Quest’ultima infatti, dopo la morte del marito intreccia una relazione con un vedovo con tre figli, certo Antonio Carbonara, il quale dimostra fin da subito un carattere violento ossessivo e geloso. Antonella fa di tutto per salvaguardare il benessere della madre, e la convince a troncare la relazione col Carbonara ed ogni giorno la accompagna al lavoro in auto, per proteggerla da eventuali incontri pericolosi. In data 20 febbraio 2001 l’ex convivente lungo una stradina deserta di Solofra (Avellino) si accosta all’auto di Antonella e fa esplodere sei colpi di pistola contro la giovane, uccidendola. Antonio Carbonaro poco dopo, viene arrestato e in seguito condannato a 30 anni, pena confermata dalla Cassazione Presenti alla lettura della sentenza Lucia De Stefano e Milena Russo, mamma e sorella della vittima. «Non so odiare e perdono l’ uomo che mi ha portato via mia figlia», ha commentato Lucia De Stefano. La donna si è detta parzialmente soddisfatta del verdetto, ma delusa dall’ atteggiamento dell’ imputato «che non ha mai chiesto perdono». Antonella Russo verrà insignita della Medaglia d’oro al valor civile per aver agito coraggiosamente nei confronti della madre.

Kella Tribi