Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Mar• 28•26

Altagracia Gil Corcino, 30 anni, originaria della Repubblica Dominicana, fu trovata morta il 29 giugno 2006 ad Alessandria, all’interno di un appartamento in via Parma.
Il corpo senza vita della vittima era disteso sul letto dell’abitazione, legato in diverse parti con del nastro adesivo. Accanto al cadavere era presente un coltello sporco di sangue, utilizzato per ucciderla. Il delitto sarebbe risalito a due giorni prima, il 27 giugno. L’esame autoptico stabilì il decesso per asfissia da costrizione e per le ferite d’arma da taglio al collo che avevano reciso la vena giugulare.
Quattordici anni dopo, il 10 agosto 2020, fu arrestato il presunto responsabile dell’omicidio. Si trattava di Andrea Casarin, 47 anni, originario di Alessandria, ma residente a Zerbolò in provincia di Pavia. Il provvedimento richiesto dalla Procura di Alessandria fu eseguito sulla base delle nuove risultanze investigative. In particolare la corrispondenza delle impronte digitali e delle tracce di DNA rinvenute sulla scena del crimine con il profilo genetico di Casarin. All’epoca dei fatti non fu rilevata alcuna corrispondenza e il caso venne accantonato. Negli anni successivi, però, emersero nuovi elementi.
Nel 2013 l’uomo fu sottoposto ad arresto all’aeroporto di Milano Malpensa per questioni legate alla droga. In quell’occasione gli furono registrate le impronte digitali. Successivamente l’indagine sull’omicidio Corcino venne riaperta e fu rilevata una prima corrispondenza risalente a Casarin. Un ulteriore riscontro fu poi fornito anche dall’esame di un mozzicone di sigaretta recuperato durante un pedinamento messo in atto dagli investigatori. Su di esso la conferma della compatibilità con le tracce biologiche raccolte sulla scena del crimine.‍‍
Dunque il giudice per le indagini preliminari di Alessandria accolse la richiesta di custodia cautelare in carcere formulata dalla locale Procura. Sottoposto alle domande degli inquirenti, l’uomo aveva dichiarato di essere innocente sostenendo di aver conosciuto la vittima all’epoca, ma non sapeva che facesse la prostituta.‍‍
Un ulteriore colloquio, presieduto dal pubblico magistrato, si tenne il successivo 2 settembre nel quale l’indiziato rispose a tutte le domande con l’intento di chiarire la propria posizione. Assistito dal proprio legale, ribadì la sua innocenza sostenendo di essere estraneo ai fatti contestati.
Casarin spiegò che le impronte presenti sulla scena del crimine avevano ricondotto a lui perché aveva frequentato la trentenne circa tre o quattro volte, essendo stato all’interno dell’appartamento, probabilmente il giorno del delitto, pur non avendola uccisa. Casarin
La Procura nel corso del processo chiese la condanna a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalle sevizie. Tuttavia, secondo la difesa, le prove raccolte dagli inquirenti erano inattendibili e mancava il movente del delitto. Per questi motivi il legale dell’imputato avanzò l’istanza di derubricazione del reato a omicidio colposo sulla base del fatto che, secondo quanto appurato dai periti, si poteva ipotizzare che tra l’uomo e la donna fosse avvenuto un gioco erotico finito male.‍
Nell’ottobre 2023 la condanna fu resa definitiva dalla Corte di Cassazione.

Kella Tribi.

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