Le perle nere di Kella

Written By: bruno - Mag• 30•26

Chiara Brandonisio, 34 anni, fu violentemente aggredita a colpi di spranga in strada la mattina di giovedì 8 luglio 2010 a Bari. Dopo circa 48 ore di ricovero in ospedale, la donna fu dichiarata morta.‍
Il brutale agguato si consumò intorno alle ore 06:10 nel quartiere barese di Ceglie del Campo. La donna fu colpita ripetutamente con una sbarra di ferro, fino allo sfondamento del cranio. La trentaquattrenne aveva da poco lasciato la sua abitazione e si stava recando al lavoro in bicicletta. Quando fu assalita si trovava a circa 100 metri dalla fabbrica dove lei prestava servizio.
Dopo il trasporto all’ospedale barese i medici del reparto di rianimazione avevano attestato la morte cerebrale nel pomeriggio del 9 luglio 2010 dichiarandone poi il decesso.
A compiere il delitto fu Domenico Iania, 52 anni, originario della Calabria ma residente a Morfasso, in provincia di Piacenza. Si erano conosciuti alcuni mesi prima sui social
I due avrebbero stretto una sorta di “relazione a distanza”. A fine giugno, però, la donna avrebbe cominciato a frequentare un uomo a Bari, decidendo di troncare il rapporto virtuale con Iana. Una scelta che quest’ultimo non aveva accettato
Nella notte tra il 6 e 7 luglio, l’uomo aveva percorso circa 800 Km a bordo della sua Fiat Panda per recarsi nel capoluogo barese. Poi, la mattina dell’8 luglio, aveva sferrato l’agguato mortale, bloccandola in strada per massacrarla a colpi di spranga.
Dopo cinque giorni di latitanza, il cinquantaduenne fu fermato nei pressi della sua abitazione, a Morfasso. Tentò di rientrare in casa, ma fu braccato dalla Polizia. Non oppose resistenza e sì costituì. Nell’interrogatorio dinanzi agli inquirenti, avrebbe riferito di aver aggredito la vittima perché “lei lo tradiva”
Alla chiusura delle indagini, l’uomo fu rinviato a giudizio in rito abbreviato per omicidio volontario. Una perizia psichiatrica, disposta nel corso del processo, stabilì che l’imputato presentava “tratti disarmonici con prevalenza di aspetti narcisistici”, ma al momento del delitto era in grado di intendere e di volere.‍
Il 9 giugno 2011 Iana fu condannato a 30 anni di reclusione dal Tribunale di Bari.‍ La sentenza riconobbe le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.
Kella tribi

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