Sviluppo antologico.

Written By: bruno - Ott• 18•20

All’Ombra delle attuali scelte culturali, sociali, di pensiero tutelante e di sensibilizzazione riguardo a temi connessi alla violenza di genere, ai conflitti di coppia, familiari, sociali, così come in ambito lavorativo ed istituzionale, che hanno sicuramente favorito la messa in atto, la valorizzazione ed il potenziamento di comportamenti di self-protection, di programmi e campagne di prevenzione, primaria e secondaria a più livelli, di interventi efficaci nei contesti più differenti, pare costellarsi una certa cultura della diffidenza, dell’incistamento relazionale paranoide proprio del Fondamentalismo psichico, del rifiuto deresponsabilizzante di ogni “sacrificio” insito nell’Incontro con l’Altro da me, quali espressione fenomenologica attuale di quello che sembra un autentico attacco ai Legami. “Legame” che se spogliato dalla connotazione di “legaccio”, “vincolo”, per divenire “sentimento dell’appartenenza”, “reciprocitá”, “Incontro autentico” tra l’Io e l’Altro, risulta essere ancora uno dei piú potenti fattori terapeutici a cui dover/poter fare riferimento.
Si coniano, si delieano e si insinuano nell’immaginario collettivo, soprattutto femminile, nuove forme personologiche da parte di autori afferenti spesso a discipline vicine alle correnti New Age, con definizioni prese a prestito spesso dalla psicologia di personalità e dalla psicopatologia, e riutilizzate in maniera distorta ed originale, per connotare in maniera quasi morale e fortemente giudicante, individui considerati fonte unica ed estrema di sofferenza, odio, esaurimento emotivo ed affettivo, da cui doversi proteggere, fuggire ad ogni costo e con ogni mezzo, “togliendosi” in tal modo dal ruolo di Altro relazionale, di Tu o nodo ulteriore delle possibili dinamiche che hanno potuto generare rotture, crisi e misfatti. Neanche certa psicologia riduttiva e spicciola è immune dal diffondere una connotazione pregiudizievolmente criminologica dell’esperienza psicopatologica o delle relazioni interpersonali, insinuando attraverso slogan e articoli vari, il rischio sottostante all’incontro con l’Altro, da cui bisogna proteggersi anzitempo, quasi in maniera ossessivamente preventiva.
È il tempo dei “Vampiri energetici”, del “Narciso patologico non diagnosticato”, del “Narcisista maligno”, del “Manipolatore seriale” e della “Vittima sacrificale”, dell'”Empatico”, del “Dipendente affettivo”, che come in un pericoloso gioco di ruolo interno, tra parti maschili e femminili, non necessariamente collegati all’essere uomo e donna reali, stanno contribuendo a diffondere una certa cultura della diffidenza, del dubbio che l’Altro possa distruggermi e annientarmi, che l’Altro possa usarmi per i propri fini meschini, che l’Altro possa vivere delle mie disponibilità affettive, condannando in maniera sempre più evidenza l’Io ed il Tu a quelle che Leo Buscaglia chiamava scherzosamente “nevrosi d’ascensore”: occhi bassi ed impossibilità dell’Incontro. Una becera e fantastica tassonomia, di fronte a cui lo stesso medicale DSM5 rabbrividisce; una becera tassonomia diagnostica, che riduce in maniera vergognosa l’intera gamma delle complessitá dei modi di essere nel mondo ed in relazione con l’Altro da sé, che gli stessi promotori di tale cultura, per altre vie, incoerentemente attaccano con enfasi puntuale.
Credo profondamente che alla base di tale fenomenologia diffusa, che si allontana ed esula dalle reali situazioni di violenza di genere, dalle situazioni di incuria familiare o di mobbing all’interno delle organizzazioni del lavoro, e così via all’interno di ogni rapporto fallimentare o distruttivo, che pur esistono e per cui è necessario continuare a produrre pensiero e tutela, si nasconda in Ombra la mancata disponilità personale al “sacrificio” così come inteso da Jung, quale necessaria perdita di parti di sé antiche o inflazionate della personalità, per rendersi “materia” trattabile e trasformabile quale inevitabile esito dell’Incontro autentico con l’Altro da sé.
Sulla scorta delle intuizioni baumaniane circa la “liquidità dei legami” attuali, credo che il rischio che la comunità corra, così come lo Spirito del tempo sembra oramai costellare, abbia a che vedere con la cristallizzazione di separazioni e scissioni interne tra istanze psichiche che non riescono più a dialogare e ad essere integrate nella coscienza individuale, probabilmente quote d’Ombra collettiva legati ad aspetti del femminile e del maschile, che ora prendono il nome di “Vampiro”, “Narciso” o nuove “Andromeda” incatenate.
Nell’andar per gruppi, nel tentativo di poter diffondere una controcultura dell’Incontro fondato sul sentimento della reciprocità, caro a Moreno, a garanzia della possibilità del “Legame”, quale unico fattore terapeutico nell’incertezza di questi tempi indefiniti, tali dinamiche interne che poi si esprimono esternamente nelle relazioni reali secondo le fenomenologie sopra accennate, non necessariamente tra uomo e donna ma tra due esseri umani in generale, risultano più che evidenti.
Saper connettere internamente e favorire il dialogo costante tra istanze interiori discordanti, sembra essere attualmente una delle possibili vie affinché Vampiri e Narcisi ed Andromeda, tornino al mito. Affinché da una Cultura dell’Attacco ai Legami – frutto delle fenomenologie del fondamentalismo psichico – intesi quali legacci o vincoli da cui rifuggire, si torni ad una Cultura dell’Incontro e della reciprocità dell’Io con il Tu, unica via verso la strada per un sano sviluppo ontologico.
Francesca Pierucci

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