Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Apr• 10•21

Graziella Campagna nacque il 3 luglio 1968 a Saponara, in provincia di Messina, in una famiglia numerosa (sette tra fratelli e sorelle). Abbandonò presto gli studi per lavorare come stiratrice, in nero mal retribuita, che però le permetteva di aiutare la famiglia. Mentre stava lavorando, l’ingegner Cannata le portò una camicia nella cui tasca Graziella trovò un’agenda. La ragazza non poteva sapere che proprio l’aver messo le mani su quella agenda avrebbe firmato la sua condanna a morte.
Scoprì, infatti, che l’ingegner Tony Cannata era in realtà un boss latitante: Gerlando Alberti jr., nipote di Geraldo Alberti sr., detto “U paccarè”, boss della mafia siciliana (assicurato alla giustizia anni prima dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa) e suo cugino, Geraldo Sutera, anche lui uomo ricercato perché accusato di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Quella agenda era una raccolta di nomi e contatti telefonici arrivata nelle mani sbagliate, soprattutto perché Graziella aveva un fratello carabiniere, Pietro
Il 12 dicembre1985, finito di lavorare, andò ad aspettare l’autobus che l’avrebbe riportata a casa,
ma nell’attesa successe qualcosa e quella sera la ragazza non rientrò. La corriera arrivò a Saponara senza Graziella.
Dalle testimonianze si seppe che quella sera, sotto la pioggia battente, la ragazza accettò un passaggio su un’auto da uno sconosciuto
Il corpo fu ritrovato due giorni dopo a Forte Campone, una collina tra Messina e Villafranca Tirrena, in un prato, trucidato da cinque colpi di lupara calibro 12 sparati da non più di due metri di distanza.
Aveva solo 17 anni. La sua unica colpa era quella di essere stata testimone involontaria della scoperta di una falsa identità di un latitante. Conla sua uccisione la mafia dimostra di uccidere senza guardare in faccia nessuno, di non avere più, come si diceva un tempo, codici d’onore e regole per cui non si uccidevano donne e bambini.
Ci vorranno tre anni perché Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, vengano rinviati a giudizio per l’omicidio di Graziella Campagna, ma sarà inutile perché il movente dell’identità smascherata del boss non verrà ritenuto plausibile per il delitto.
Finalmente nel 2009 Alberti e il suo attendente tornano sul banco degli imputati e vengono condannati all’ergastolo in Cassazione, a oltre dieci anni dal delitto.
Oggi Gerlando Alberti e il nipote sono rinchiusi in carcere.
Non è stato facile. In certi luoghi e in certi momenti storici la giustizia non è la regola, ma l’eccezione.

Kella Tribi.

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