Il corpo senza vita di Angela Petrachi, 31 anni, fu trovato l’8 novembre del 2002 in un bosco di Borgagne, in provincia di Lecce. La vittima, era scomparsa dal precedente 26 ottobre.
Angela Petrachi era separata e madre di due bambini di 7 e 11 anni. Il giorno della sparizione si trovava nell’abitazione dei genitori insieme ai figli. Nel pomeriggio uscì, dicendo che sarebbe andata per un’ora a casa sua. Da quel momento si persero le tracce della donna.
Le prime notizie sulla scomparsa della trentunenne vennero diffuse il successivo 31 ottobre, quando i Carabinieri trovarono la sua auto con lo pneumatico posteriore destro sgonfio per un chiodo conficcato nel copertone. Il cadavere fu scoperto una settimana dopo, l’8 novembre 2002, in un cespuglio da un coltivatore di passaggio nel territorio
Il corpo martoriato si presentava in avanzato stato di decomposizione, seminudo, senza indumenti intimi, con la gonna arrotolata sino ai fianchi. Altri indumenti, stracciati, erano sparsi nei paraggi. Il volto, sporco di terra, era irriconoscibile. Fu possibile risalire all’identità della vittima soltanto grazie ad un tatuaggio, una farfalla sull’addome. L’autopsia rivelò che Angela Petrachi fu violentata, strangolata con i suoi slip, scaraventata più volte con il volto contro le rocce e torturata.
Secondo le ricostruzioni investigative, la donna, il giorno della scomparsa, avrebbe incontrato un compaesano agricoltore di 35 anni, Giovanni Camassa, per l’acquisto di un cane, ma l’uomo, forse perché invaghito di lei, l’avrebbe aggredita fino a toglierle la vita. Il trentacinquenne fu arrestato, su richiesta della Procura di Lecce, nel maggio del 2003. L’indiziato aveva sempre respinto le accuse, proclamandosi innocente.
Dopo il rinvio a giudizio, l’agricoltore fu assolto con formula piena dalla Corte d’Assise di Lecce nel gennaio del 2007. La sentenza venne però ribaltata nel luglio del 2012. La Corte d’Appello del capoluogo salentino aveva condannato l’imputato all’ergastolo. Il verdetto fu reso definitivo dalla Corte di Cassazione nel febbraio del 2014.
Ma, alla fine del 2023, su ricorso della difesa, la Corte di Cassazione stabilì che a decidere sull’ammissibilità della richiesta di revisione sarebbe stata la Corte d’Appello di Catanzaro. Il verdetto, arrivato circa un anno dopo, il 4 dicembre 2024, accolse l’istanza e dispose un nuovo processo da celebrare alla stessa Corte calabrese a partire dal gennaio del 2025.
In data 11 marzo 2026 il processo di revisione si è concluso con carcere a vita
Una lunga storia durata 24 anni
Kella Tribi.
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