Le perle nere di Kella.

Written By: bruno - Nov• 11•19

Lea Garofalo, testimone di giustizia italiana, vittima della ‘ndragheta, assassinata a soli 36 anni. Avrebbe voluto fare l’avvocato Lea, studiare, ma la realtà in cui è venuta a trovarsi non glielo ha permesso. Ora resta simbolo di coraggio, immagine e storia di una donna che ha perso la vita per la verità. Lea nasce il 24 aprile 1974 a Petilia Policastro (Crotone), in una famiglia legata alla ‘Ndrangheta. A soli tredici anni si innamora di Carlo Cosco, membro anche lui di una delle famiglie della mafia calabrese e i due decidono di andare a vivere a Milano dove Cosco allaccia rapporti con un gruppo della ‘Ndrangheta da tempo presente in Lombardia. In breve Cosco diventa il capo della ‘Ndrangheta a Milano. Nel frattempo, i due giovani sono diventati genitori di Denise ed è anche in nome di loro figlia che Lea cerca, invano di cambiare vita cancellando ogni macchia di sangue dalla sua memoria È nel 2002 che Lea decide di diventare testimone di giustizia e far luce sulle faide interne tra la famiglia Garofalo e la famiglia del suo compagno Cosco. Entra in un programma di protezione testimoni e fornisce informazioni riguardo omicidi di carattere mafioso che hanno avuto luogo alla fine degli anni Novanta a Milano. In seguito decide di rinunciare alla protezione e torna con la figlia Denise a Petilia Policastro La sera del 24 novembre 2009 il suo ex marito la convince a seguirlo in un appartamento di Milano col pretesto di discutere circa il futuro della loro figlia, ma in casa ad attenderli ci sono il fratello e quattro amici del Cosco, Lea viene torturata e poi strangolata, il cadavere viene poi portato in campagna nei pressi di Monza e dato alle fiamme fino a completa distruzione, triturandone i resti ossei con un badile. Saranno trovati poi 2000 piccoli frammenti di ossa e una collana appartenente a Lea. Nell’ottobre 2010 vengono arrestati l’assassino e i suoi complici. A termine del lungo iter giudiziario, il 28 maggio 2013 la Corte d’assise d’appello di Milano conferma 4 dei 6 ergastoli inflitti in primo grado: ergastolo per Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino; 25 anni di reclusione per Carmine Venturino e assoluzione per non aver commesso il fatto per Giuseppe Cosco Oggi la figlia Denise studia, vive sotto copertura in una località segreta Nel carcere di Opera, Cosco, dove sta scontando la condanna all’ergastolo per l’omicidio e la distruzione del cadavere della donna, si dichiara pentito e scrive “La verità – ha scritto – è che io sono morto poco meno di dieci anni fa, insieme alla vittima, ma ancora non lo sapevo. Adesso lo so e sono pronto ad accettare qualunque cosa il destino mi riservi”.

Kella Tribi.

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